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Sulle riforme legislative che stanno snaturando lo spirito della nostra Costituzione

E continueranno a delinquere

Si sta ledendo il principio di legalità (art. 25 della Costituzione) e di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (art. 3 della Costituzione). Con il pretesto di abbreviare i tempi del processo, la legge crea una specie di impunità per i responsabili di delitti gravissimi.
16 marzo 2010 - Lorenzo Galbiati

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una serie di riforme legislative che stanno snaturando lo spirito della nostra Costituzione e il generale rispetto delle regole –  la legalità – che vige in ogni paese moderno che si voglia chiamare civile e democratico. La Costituzione Italiana


Il governo Berlusconi nell’estate 2009 ha avanzato un’ipotesi di riforma del CSM che aumenterebbe il numero dei giudici designati dai politici, trasformando così la Consulta in una istituzione organica alla maggioranza di governo. L’Associazione Nazionale Magistrati ha risposto  a una simile proposta avvertendo che l’iniziativa governativa rischiava di prendere a modello il fascismo in fatto di rapporti istituzionali tra potere esecutivo e potere giudiziario <1>. 
Se si considera che la riforma della giustizia auspicata dall’attuale governo comprende anche la separazione delle carriere dei magistrati e l’impunità delle più alte cariche dello stato, diventa impossibile ignorare come simili iniziative rievochino il cosiddetto “piano di rinascita democratica” propugnato a suo tempo dalla loggia P2 di Licio Gelli.

È pertanto suonato preoccupante l’appello di Napolitano – avvenuto dopo la controversa aggressione a Berlusconi – che auspicava riforme istituzionali condivise tra maggioranza e opposizione su temi non precisati. Come era facilmente prevedibile, non se n’è fatto nulla – per fortuna. Di certo, comunque, c’è che né Napolitano né l’opposizione di governo avevano (e hanno) nella loro agenda politica la discussione del conflitto di interessi che riguarda la libertà e il pluralismo dell’informazione (art. 21 della Costituzione), a partire da quella televisiva, monopolizzata dalle emittenti di proprietà del capo del governo. Del resto, sono passati molti anni da quando cattedratici del calibro di Paolo Sylos Labini e Giovanni Sartori hanno denunciato la  violazione del decreto presidenziale del 30 marzo 1957, n. 361 <2>, che all'articolo 10 sancisce l’ineleggibilità di Berlusconi: “Non sono eleggibili coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private, risultino vincolati con lo Stato per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica”. Era il 1994 quando fu lanciato questo allarme: da allora l’applicazione di questa legge pare non interessi nessun partito politico.

A causa della blanda opposizione parlamentare e della debolezza del Quirinale, a partire da gennaio di quest’anno l’offensiva governativa contro la Costituzione e l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ha avuto un’impennata con l’approvazione da parte del Senato del DDL sul cosiddetto “processo breve”, la cui entità si può giudicare citando quanto sostiene il giurista Ferdinando Imposimato <3>: “il processo breve è solo l'inizio di un'ondata di leggi personali che ci travolgerà senza rimedi […]. La legge avvantaggia i delinquenti più pericolosi e punisce i più deboli. Ledendo il principio di legalità (art. 25 della Costituzione) e di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (art. 3 della Costituzione). Con il pretesto di abbreviare i tempi del processo, la legge crea una specie di impunità per i responsabili di delitti gravissimi. Siccome per quasi tutti i reati di corruzione e le truffe colossali in danno dei risparmiatori, e gli omicidi colposi, - i bond Cirio e i titoli argentini, con miliardi di euro bruciati, le bancarotte, il riciclaggio e il falso in bilancio -, le istruttorie dibattimentali sono lunghe e complesse coinvolgendo paesi stranieri”, i tre-quattro anni di un grado del processo saranno sempre superati <4>. Senza contare che si estingueranno i processi per corruzione contro Berlusconi e le varie frodi Parmalat e Cirio contro gli squali della finanza e i politici corrotti. Prosegue Imposimato: “Saranno prescritti gli omicidi colposi commessi da criminali imprenditori ai  danni di migliaia di operai morti per amianto (Eternit) o violazione delle  norme sulla sicurezza (Thyssen). Per colmo dei colmi, non beneficeranno della legge gli immigrati clandestini e i recidivi; sicché i condannati per un furto al supermercato saranno processati e puniti, mentre corrotti e corruttori, peculatori di pubblico denaro per milioni di euro, speculatori selvaggi, devastatori dell'ambiente e truffatori internazionali si salveranno. E continueranno a delinquere. Mentre non si prevede nulla fare funzionare la giustizia; non si prevede di assicurare personale mezzi e risorse per garantire che i processi siano portati a termine, e consentire allo Stato di recuperare ingenti risorse alla mafia e alla corruzione per destinarle e fini sociali. […]. Smith diceva che “talora l'interesse del governo e l'interesse di particolari gruppi di uomini che tiranneggiano il governo, fanno allontanare le leggi positive di un paese da ciò che la giustizia naturale prescriverebbe". Nessuna società - diceva Adam Smith, il padre dell'economia classica - può esistere senza la giustizia, intesa come applicazione della legge positiva secondo i principi di eguaglianza e di legalità”.”

 

 

Note:

FONTI:
1) http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200808articoli/35843girata.asp

2) e 3) http://www.facebook.com/note.php?note_id=204680575749&comments&ref=mf#!/notes.php?id=161361346749

4) http://www.repubblica.it/politica/2010/01/20/news/scheda-processo-2015672/

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