Le emergenze sociali nel Cinquecento e nel Seicento

Quando i poveri invadevano le città

Oggi gli immigrati, ieri i poveri e i "vagabondi". La storia si ripete in forme nuove ma simili.
14 dicembre 2003
Fernand Braudel
Fonte: Da: F. Braudel, Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II, vol. II, Einaudi, Torino, 1976

Sui poveri, la storia getta ben poche luci, ma essi sanno, a modo loro, attirare l'attenzione dei potenti di allora, e di rimbalzo anche la nostra. Disordini, sommosse, rivolte, preoccupante moltiplicarsi di «vagabondi e girovaghi», ripetuti colpi di mano di banditi, tanto subbuglio, se pure spesso attutito, rivela la singolare ondata di miseria dello scorcio del secolo XVI, destinata ad aumentare ancora nel secolo successivo.

Verso il 1650, probabilmente, quella afflizione collettiva tocca il fondo.

Ascoltiamo il diario inedito [Quaderno di ricordi] di [Giovanni] Baldinucci da cui abbiamo tratto piú di una notizia: nell'aprile 1650, a Firenze la povertà è tale che non è piú possibile ascoltare in «pace» la messa, tanto si è importunati, durante il rito, dai miserabili, «ignudi et pieni di scabbia». Tutto in città, è spaventosamente caro «e le arti [le corporazioni, i mestieri] non hanno lavoro»; per colmo di sventura, poi, il lunedí di Carnevale una tempesta ha distrutto olivi, gelsi e altri alberi da frutta.
[...]

Contro gli «erranti» e i «vagabondi»

Si moltiplicano allora, forma silenziosa ma insistente della miseria, gli «erranti e i vagabondi» per riprendere un'espressione dei consoli e scabini [magistrati regi] di Marsiglia, che, nel loro Consiglio del 2 gennaio 1566, decidevano di visitare i quartieri della città per cacciarne tutti quegli oziosi. Era una decisione normale, che, in quel tempo, nulla aveva di inumano. Le città erano costrette a fare pulizia e a sbarazzarsi periodicamente, per la propria salute, dei poveri: mendicanti, matti, sciancati veri e finti, disoccupati, che ingombravano piazze, bettole e porte dei conventi distributori di zuppe popolari. Li si scaccia, essi ritornano, o ne vengono altri. Le espulsioni, gesti di collera, dànno la misura dell'impotenza delle città prudenti davanti a questa invasione incessante.
Nella Spagna i vagabondi popolano tutte le vie, sostano in tutte le città: studenti scapestrati che piantano i loro precettori per universi al crescente mondo della picardía[«furfanteria»]; avventurieri autentici, mendicanti e ladri notturni. E hanno le loro città preferite, e lí le loro piazzeforti, Sanlúcar de Barrameda, vicino a Siviglia; il mattatoio, nella stessa Siviglia; la Puerta del Sol a Madrid... E hanno le loro città preferite, e lí le loro piazzeforti, Sanlúcar de Barrameda, vicino a Siviglia; il mattatoio, nella stessa Siviglia; la Puerta del Sol a Madrid... I mendigos [ribelli delle Fiandre contro Filippo II] costituiscono una confraternita, uno stato, con le sue ferias [«feste»], e talora si riuniscono in numero favoloso. Le strade verso Madrid convogliano il loro corteo di poveri: funzionari senza impiego, capitani senza compagnia, poveri diavoli in cerca di lavoro dietro un asino senza soma alcuna, tutto un mondo che, morendo di fame, attende nella capitale che venga decisa la sua sorte. Va verso Siviglia la folla famelica degli emigranti diretti in America: miseri gentiluomini desiderosi di rinobilitare il blasone, soldati in cerca di ventura, giovani diseredati che vogliono far fortuna, e inoltre tutta la schiuma della Spagna, ladri segnati dal marchio rovente, banditi, vagabondi che sperano di trovare laggiú un mestiere lucroso, debitori ansiosi di sfuggire ai creditori, mariti che fuggono le mogli litigiose...

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