PeaceLink: Taranto sempre più avvelenata

L’INDAGINE: I dati dell’analisi dell’associazione sui livelli di inquinamento del capoluogo jonico e dell’intera regione. Sotto accusa sempre lo stabilimento Ilva. Tra gli effetti negativi un vertiginoso e costante aumento dei casi di tumore
4 maggio 2007
Stefania Menditto

Il centro siderurgico di Taranto Taranto sempre più avvelenata, almeno secondo un’indagine di PeaceLink sui livelli di diossina presenti nel capoluogo ionico. Dopo l’inchiesta de L’Espresso, che ha scoperchiato una sconvolgente verità sui livelli di inquinamento ambientale della Puglia e di Taranto in particolare, gli ambientalisti hanno voluto approfondire e aggiornare i risultati di tali analisi delineando un quadro ancor più allarmante. Dai dati emersi dal Registro Ines (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti), integrato con il registro Eper (che contiene informazioni su emissioni in aria ed acqua di specifici inquinanti provenienti dai principali settori produttivi e da stabilimenti generalmente di grossa capacità presenti sul territorio nazionale), Taranto sarebbe passata dai 71,4 grammi/anno del 2002 (dati riportati nell’inchiesta del settimanale) ai 93 grammi/anno di diossina del 2005, ultimo anno per il quale si dispone di stime relative alla grande industria. Questo aumento si riferisce a elementi pericolosissimi come Pcdd (policlorodibenzo-p-diossine) e Pcdf (policlorodibenzo-p-furani), famiglia di diossine cancerogene e responsabili di malformazioni ai neonati. Un dato paradossale se si pensa che, al contrario, il livello di diossina totale in Italia si è abbassato del 32% (da 222,5 grammi del 2002 a 103 del 2005). Una escalation continua nel corso di quattro anni: nel 2003 Taranto ha emesso 73,4 grammi di diossina, contro i 106,9 nazionali; nel 2004 si è saliti a 76,2 mentre in Italia si abbassava addirittura a 92,1; fino ai 93 del 2005 contro i 103 dell’intera penisola. Se si considera la facilità con cui la diossina viaggia nell’aria e nell’acqua non è assurdo pensare che proprio Taranto diventi propulsore inquinante per gran parte dei territori confinanti. Ma chi produce tutta questa diossina nel capoluogo ionico? Secondo Peace Link la bestia nera è senza dubbio l’Ilva. «L’azienda di Riva a Taranto – si legge nel dossier – supererebbe di 93 volte il valore soglia di diossina che il Registro Ines fissa in 1 grammo per lo stabilimento siderurgico. L’origine della diossina crescente starebbe nell’impianto di agglomerazione dell’Ilva che prepara i “pani” utilizzati negli altoforni. In quell’impianto avviene un micidiale processo di sinterizzazione chimica che sviluppa diossine. Lì vengono trattati il minerale di ferro e il carbone coke che sono trasformati mediante un procedimento di “agglomerazione” prima di entrare negli altoforni. Tale attività è cresciuta con lo spostamento della produzione più inquinante da Genova a Taranto. Occorrerebbe pertanto misurare le emissioni di diossina monitorando il processo estremamente inquinante di sintetizzazione del minerale destinato all’altoforno». Gli effetti? Un vertiginoso aumento dei casi di tumori. «Negli ultimi 10 anni – ha detto Patrizio Mazza, primario dell’Ematologia a Taranto nell’Ospedale Moscati – personalmente ho assistito ad una costante crescita di incidenza di tumori; non passa giorno che non mi capiti di effettuare una nuova diagnosi di tumore, spesso su persone giovani o, addirittura, bambini». Cosa sono le diossine Le diossine sono molecole contenenti cloro, pericolose perché molto stabili, e dunque non degradabili e con possibilità di sopravvivenza per decine di anni. Sono sostanze inodori, termostabili, insolubili in acqua e fortemente liposolubili. Si legano al particellato (sedimento) e alla frazione organica ambientale e sono assorbite nei grassi dell’uomo e degli animali. La diossina provoca il 12 % dei cancri, inoltre favorisce mutamenti nelle concentrazioni di ormoni dell’uomo, diabete, malattie cardiache, effetti tossici in diversi organi. Le diossine si disperdono ma sono assorbite molto velocemente dall’organismo, non vengono assimilate dalle radici del grano, ma si trovano nelle patate. Da studi condotti su popolazioni esposte ad alte dosi e si è visto che anche dopo decenni il tasso il livello nel sangue dei soggetti contaminati rimane altissimo. LO STUDIO I danni ambientali e alla salute provocati dall’“Agente Arancio” Viaggio tra rischi e patologie dell’inquinamento da diossina Gli effetti delle diossine non sono immediatamente visibili. È nel corso degli anni che questo potente inquinante si manifesta in tutta la sua terribile violenza, provocando non solo il cancro, ma numerose malformazioni nei bambini concepiti da genitori esposti all’agente inquinante. Così è accaduto in Vietnam con l’Agente Arancio. L’erbicida, a base di diossine, venne sparso dagli americani durante la guerra su 3mila 181 villaggi. Sono oltre un milione i vietnamiti, di cui 100mila tra bambini e adolescenti, che tuttora soffrono di patologie o invalidità e dove da anni migliaia di loro vengono al mondo con malformazioni, senza contare le migliaia di adulti che sviluppano tumori o altre malattie tutte imputabili all’esposizione di quel defoliante. Come per la popolazione, l’impiego massiccio dell’Agente Arancio ebbe sull’ambiente effetti devastanti: riduzione della biodiversità, impoverimento ed erosione del suolo, inquinamento delle acque, alluvioni nonché il depauperamento della produzione agricola e della pesca. Ed i primi effetti cominciano a fasi sentire anche a Taranto. Nel mese di ottobre all’Ospedale S.S. Annunziata di Taranto sono nati ben cinque bambini con la labiopalatoschisi. Si tratta di una malformazione che interessa il labbro superiore ed il palato provocandone una fessura più o meno estesa. L’interessamento delle due strutture (in altre parole labbro e palato) è molto variabile in quanto può essere rappresentata da una sola incisura del labbro superiore e/o del palato molle oppure nei casi più gravi può interessare le strutture nella totalità determinando quindi una schisi del labbro, della gengiva e del palato, generando quella condizione malformativa che è definita come “gola lupina”. Una malformazione che aumenta in zona particolarmente contaminate da diossina. L’esposizione dell’uomo alle diossine avviene – oltre che per inalazione – attraverso l’assunzione di cibo, soprattutto carne, pesce e latticini. In particolare coloro che mangiano molto pesce, se contaminato da diossina, sono esposti a rischi

Note: Telenorba inoltre ha dedicato al Dossier di PeaceLink l'apertura del TG http://files.meetup.com/227352/Notizia%20di%20apertura%20su%20telenorba.mov Sul Portale Ambientale della Regione, cercando "Diossina" tutto taceva... [[Img9179]]

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