La politica energetica in Puglia in confronto alle altre regioni
Gran parte del mondo scientifico , come conferma il recentissimo Rapporto dell’ IPCC dell’Onu, concorda nel sostenere che il clima della Terra possa essere influenzato dalle emissioni di gas ad effetto serra di origine antropica. Nonostante vi siano notevoli incertezze, la parte rilevante della comunità scientifica ritiene che sia necessario intraprendere, seguendo il cosiddetto “principio di precauzione”, delle azioni immediate per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. L’anidride carbonica, principale gas serra, presente oggi nell’atmosfera è pari a poco più di 372 ppm in volume e continua a crescere annualmente di alcuni parti per milione, come è largamente evidenziato dalla rete mondiale di monitoraggio che con puntualità (WMO) fornisce le oscillazioni della concentrazione di CO2 nell’atmosfera. Anche ponendo in atto, da subito, efficaci misure capaci di diminuire significativamente le emissioni annue di origine antropica di gas serra, il valore del forcing globale è destinato a crescere per molti anni ancora. I gas ad effetto serra non sono solo quelli a tutti noti ed inclusi nel Protocollo di Kyoto, ma ad essi è necessario aggiungere l’ozono ed i suoi precursori, che sono oggetto di altre convenzioni internazionali tese al loro controllo o limitazione. Il trend virtuoso delle emissioni di CO2 e degli altri gas ad effetto serra degli anni scorsi si riduce, e questo è dovuto ad una richiesta maggiore di produzione di energia elettrica, che presenta picchi estivi analoghi ai picchi invernali. Gli impianti di produzione elettrica sono aumentati per numero e potenza installata, causando notevoli impatti sia territoriali che idrici (sui consumi per il raffreddamento). Permane in ritardo la messa in cantiere dell’efficienza della rete di trasmissione, mentre le stime di risparmio ottenibile (pari a circa 11.000 MWe) con questa azione la indicano come uno dei terreni di intervento più importanti. L’insieme del quadro appare preoccupante per il raggiungimento degli obiettivi previsti nel Piano Nazionale Assegnazioni (PNA) delle quote del protocollo di Kyoto sul quale emerge che, confrontando tecnologie in essere e attuali prestazioni, le imprese hanno solo circa due anni di tempo per approntare le innovazioni tecnologiche e gestionali loro richieste per realizzare le riduzioni previste di emissioni, pena il pagamento delle multe. Dal punto di vista del risparmio energetico si rileva il ritardo nell’applicare le nuove tecnologie nel settore residenziale, ed anche nel settore trasporti permane un grave ritardo nell’approntare le trasformazioni del sistema nel suo complesso, con ormai situazioni al limite dell’emergenza nell’ambito urbano e nel trasporto merci: nel primo per gli impatti sulla salute e sulla qualità della vita, e nel secondo per i costi crescenti, con settori nei quali il carburante incide ormai per il 40% del costo finale del prodotto. Il gas climaterante più importante in termini di emissioni è la CO2. Le emissioni di CO2 costituiscono, oltre l'80% delle emissioni di tutti i gas coperti dal Protocollo di Kyoto. Data la predominanza delle emissioni di CO2 rispetto agli altri gas ad effetto serra, e visto che il settore energetico costituisce la fonte di emissione prevalente, nel seguito si considereranno esclusivamente le emissioni di CO2 dal settore energia; tale scelta, nonostante l’elevato potenziale di riscaldamento globale del metano, del protossido di azoto e dei fluorocarburi è giustificata dal fatto che solo una quantità limitata delle emissioni di tali gas deriva direttamente dal settore energetico e quindi le politiche necessarie per il loro contenimento attengono principalmente ad altri settori produttivi quali ad esempio l’agricoltura. La fonte dei dati, che in qualche caso hanno richiesto una elaborazione autonoma, è il rapporto Energia e Ambiente dell’ENEA ,del 2005, l’ultimo pubblicato al momento, che costituisce il riferimento ufficiale anche per l’Istat. Al fine di comprendere la grandezza delle quantità in gioco, conviene ricordare 1 Mtep è pari a 11,6 miliardi di kWh termici, corrispondenti a 4,5 miliardi di kWh elettrici. Il consumo energetico italiano per il 2000 è stato di 185 Mtep con un tasso di crescita annuale dell’1%. A soddisfare tale consumo hanno contribuito le fonti endogene di energia per il 14,4%, mentre la quota d’energia importata è stata dell’85,6%. E’ possibile fare una prima riflessione a commento dei dati italiani, si osserva che la dipendenza dell’energia importata è fortemente al di sopra della media europea e pone il Paese in una situazione di insicurezza strategica rispetto alle crisi petrolifere internazionali. Ogni apporto di energia endogena, per questo motivo, deve essere visto con grande favore ed apprezzato economicamente per il suo valore strategico: è senza dubbio il caso delle fonti rinnovabili. Mentre la realizzazione di nuovi rigassificatori , compresi quelli di Brindisi e Taranto, non favorisce la riduzione dell’energia importata, ma solo cambia la qualità di essa. Per la connessione che ha con le problematiche delle fonti rinnovabili, occorre sottolineare che ogni kWh prodotto con centrali termoelettriche si accompagna ad una emissione di CO2 equivalente pari a circa 750 g. Ne consegue che ogni kWh di energia rinnovabile immesso nella rete evita l’immissione nell’atmosfera di circa 750 grammi di gas serra. Nel 2003 il settore energetico italiano, nel suo complesso, è stato responsabile dell’emissione di circa 447 Mt di anidride carbonica( rispetto ad un valore di circa 401 milioni di tonnellate di CO2 emesse nel 1990). Di queste, circa il 35% è emesso dalla produzione e trasformazione dell’energia, seguito dal settore dei trasporti con il 27,6% e dalle industrie manifatturiere e delle costruzioni e dagli altri settori che si equivalgono con circa il 18%. Purtroppo le emissioni d’anidride carbonica, in parallelo con la tendenza alla crescita dei consumi di energia, dopo essere aumentate del 14% tra il 1990 e il 2004, dovrebbero aumentare ancora del 4% circa tra il 2004 e il 2012, e progressivamente meno negli anni successivi (a tassi medi annui inferiori allo 0,5%). Il costante aumento delle emissioni di CO2 che segue quello dei consumi energetici può essere spiegato con il fatto che la crescita del livello d’attività non è compensata da sufficienti diminuzioni dell’intensità energetica del PIL, mentre sia la quota di fonti fossili sul consumo totale che l’intensità carbonica dell’energia fossile si riducono solo nel breve periodo. In termini relativi, l’intensità carbonica dell’energia (CO2 emessa per tep) si riduce principalmente nella prima parte dell’orizzonte temporale, mentre tende a stabilizzarsi nel lungo periodo, poiché la sostituzione del petrolio con il gas naturale viene parzialmente compensata dall’aumento del consumo di carbone, mentre le fonti rinnovabili, pur aumentando in valore assoluto, restano relativamente marginali. Le emissioni pro-capite aumentano invece in modo costante, a tassi medi annui leggermente inferiori allo 0,5%, determinando un avvicinamento al valore medio pro-capite dei Paesi europei (nonostante il clima più favorevole). A livello settoriale le variazioni seguono l’impatto dei prezzi sui consumi energetici, per cui le riduzioni sono concentrate nell’industria e nel settore elettrico, mentre la variazione delle emissioni nel settore trasporti è piuttosto marginale. Sulla base delle quantità di prodotti trasformati e consumati, ricavate dai bilanci energetici regionali e riferite all’anno 2003, sono state stimate le emissioni di CO2. Le emissioni di CO2 sono diverse a livello regionale, dipendendo dagli impieghi delle fonti energetiche (produzione, trasformazione, usi finali). Le scelte di intervento per la loro riduzione saranno pertanto adeguate alle quantità di emissioni e alle caratteristiche di ciascuna Regione:

Allegati
I - Le normative che liberalizzano il mercato dell'energia elettrica
105 Kb - Formato pdfdi Marco CALDIROLI e Luigi MARAII - Produzione e consumi di energia elettrica in Italia
55 Kb - Formato pdfdi Marco CALDIROLI e Luigi MARAIII - Le Prospettive nel campo dell'energia elettrica
918 Kb - Formato pdfdi Marco CALDIROLI e Luigi MARAIV - Produzione di energia e Impatti Ambientali
2172 Kb - Formato pdfdi Marco CALDIROLI e Luigi MARA
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