“Maglie larghe nella legge italiana”
“I controlli sulla diossina con Ilva e Cnr presso l’impianto di agglomerazione del siderurgico di Taranto, prenderanno avvio dal prossimo 11 giugno in regime di marcia dell’impianto routinario”. Lo ribadisce, in una nota il direttore generale dell’Arpa, professor Giorgio Assennato secondo il quale “é importante conoscere qual è la situazione perchè così quando l’Ilva adotterà le Bat potremo valutare l’efficacia delle misure adottate in termini di miglioramento delle condizioni ambientali”.
Assennato auspica anche un sistema legislativo più chiaro sulle emissioni di diossina. “L’Ilva ha dichiarato di aver emesso nel 2005 circa 93 grammi di diossine (policlorodibenzodiossine/furani, Pcdd/f) Come più volte ribadito, tale dato di emissione è frutto di stime effettuate dai tecnici dell’azienda utilizzando i fattori di emissioni disponibili in letteratura per queste tipologie di impianti, nell’ambito delle procedure di autocertificazione
delle emissioni totali ai sensi della normativa vigente.
Più che l’elevata percentuale di emissione di diossine attribuibile all’impianto tarantino (90% circa), è invece la quantità assoluta pari a 93 grammi a rappresentare il dato significativo inquadrando innanzitutto la dimensione dell’impianto, che ha la straordinaria portata di emissione al camino di circa 3.400.000 nm³/ora”.
Assennato spiega che “il quantitativo richiamato non esprime il valore assoluto di emissione per l’intera classe di Pcdd/f (210 composti detti congeneri, di cui 75 diossine e 135 furani), che in sè non avrebbe un particolare significato, ma la concentrazione delle sole diossine tossiche (una selezione di 17 congeneri) espressa in Tossicità equivalente (Teq)riferita al congenere più perciloso: la tetraclorodibenzodiossina (Tcdd)”.
Con riferimento al dato dell’impianto di Taranto “si deve intendere - prosegue la nota - che la emissione totale stimata di diossine ha una tossicità equivalente a 93 grammi del composto più pericoloso secondo il sistema di normalizzazione I-Teq. Dal dato di emissione dichiarato è possibile risalire alla concentrazione media oraria pari a circa 3 ngI-TEQ/Nm³. Il valore non può essere inquadrato raffrontandolo ai limiti di legge in vigore in Italia dal 1990 e confermati dal D L.vo 152/06, poichè il valore di 10 microgrammi/Nm³ si riferisce alla concentrazione totale e non alla concentrazione ITeq. E’ solo possibile commentare che il limite nazionale è elevato e difficilmente uperabile anche nelle condizioni di emissioni peggiori.
L’anomalia italiana è anche commentata nl rapporto finale della Direzione generale ambiente della Commissione europea dell’ottobre 2005 dal titolo “Preparatory work for new dioxin measurement requirements for the European metal industry”, dove è precisato che anche considerando che il contenuto di diossine tossiche sia limitato a 1/100 del totale, così traslando il limite italiano in corrispondente Teq per un valore di riduzione pari a 100, la soglia ottenuta di 100ngI-TEQ/Nm³ sarebbe comunque molto elevata se confrontata ai limiti assunti dalle legislazioni degli altri stati europei e superiore di circa 30 volte al livello di emissione attualmente stimato per l’impianto di agglomerazione del siderurgico di Taranto.
Al solo fine id inquadrare il dato per Taranto in riferimento ai limiti vigenti per questa tipologia di impianti all’interno della comunità europea è possibile considerare il valore di 0,4 ngI-TEQ/Nm³ della Germania o il più elevato riferimento di 2 ngI-TEQ/Nm³ della Gran Bretagna. Negli Stati Uniti il valore di riferimento fissato dall’agenzia per la Protezione dell’ambinente (EPA) è di 1 ngITEQ/ Nm³ .
In Italia la Regione Friuli Venezia Giulia ha imposto il limite di 0,4 ngI-TEQ/Nm³. Tutto quanto richiamato al fine di fornire ulteriori chiarimenti sul tema, atteso che le programmate campagne di misura consentiranno di dare avvio alla determinazione periodica degli effettivi livelli di emissione di diossine”
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