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Interventi di Fulvio Colucci sulla Gazzetta e Roberto De Giorgi su Taranto Sera

Partecipazione: Si parte da qui e senza querele! Sull'Ambiente, la verità è un dovere morale

3 luglio 2007

ILVA di Taranto Egregio direttore,
La denuncia del signor Riva a Marescotti ed altri per la questione dell’inquinamento da mercurio, non ha alla base alcuna ragionevole motivazione. Purtroppo non è una situazione facile. Il Paese vive una situazione di fermento del mondo ambientalista diffuso, soprattutto quando, a livello mondiale, personaggi come Blair e Al Gore, che non sono proprio persone qualsiasi, hanno lanciato allarmi. Purtroppo l’Italia arretra, anziché progredire nella democrazia. Già il presidente del Consiglio Prodi, nel salvataggio del Governo inserì nei famosi 12 punti anche come irremovibili quesiti aperti sui quali i movimenti, dal Molin alla Tav, erano e sono attivi. Da quel momento si sono avuti episodi di aggressione mediatica su tutto ciò che è protesta popolare. Le manifestazioni della Campania sui rifiuti, con centinaia di striscioni, affibbiate per editto giornalistico alla camorra, Padre Zanotelli trattato come un terrorista, la presidente dei Medici per l’Ambiente maltrattata a Modena. Per ultimo Veltroni, nell’accettare la candidatura per il PD auspica l’ambientalismo del SI e gli fa eco il presidente del Senato che dice basta il veto della piazza. Se questo è lo scenario vorrà dire che siamo alla frutta della cultura democratica, visto che si nega alcuna motivazione alla protesta, anche garbata e non violenta, che tiene dietro ad un No deciso in favore della vita e della salute dell’umanità. Taranto può diventare laboratorio di una nuova cultura della partecipazione che metta il cittadino al centro della vita politica. Perchè se viviamo in città avvelenate, la stragrande maggioranza dei cittadini non ha colpe. Ma in questo momento, dopo la straordinaria vittoria di Ezio Stefàno, mi pare si sia creata una sorta di corsa a chi scrive più lettere al Sindaco, per segnalarsi quale area sociale, quale momento di bisogno. Infatti c’era una città che per anni non è stata più rappresentata, che non aveva voce in capitolo, anche quando questa voce veniva raccolta da una stampa locale non sempre distratta. La città della competenza che non era ascoltata. Un esempio per tutti.

Pensiamo alle politiche per il verde urbano. Tutti noi abbiamo visto come si è trasformato il centro urbano con le palme egiziane. Un amico esperto (con tanto di laurea ed ordine professionale) mi racconta che queste piante, costate migliaia di euro (a fronte di un Pino nostrano che costa meno di cento euro) hanno introdotto un parassita che le sta distruggendo. Questo è capitato perchè il responsabile del verde, era il fratello della Di Bello e che nelle scelte rispondeva ad un suo gusto estetico e non alla scienza forestale, magari ascoltando un consulente del comune che faceva il vivaista, come se per decidere che mattoni mettere per strada, non chiediamo ad un ingegnere edile, ma ad un mattonaro. Ecco la competenza che porta dritto alla onestà. Va però precisato che la consultazione dei cittadini deve essere disciplinata da regole precise, altrimenti è il caos che è nemico della chiarezza e della democrazia. Una prima cosa deve essere fatta, e la suggerirò al Sindaco, se non ci ha già pensato, ed è la creazione di un albo delle associazioni e dei comitati realmente costituiti ( con tanto di statuto, regole condivise e referente) Per costruire e rendere visibile quell’anima democratica che pulsa nel cuore della città e che rappresenta la città sana, del volontariato, che ama Taranto e la vuol vedere rinascere.

Roberto De Giorgi
Taranto

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Vi siete mai chiesti perché, a Taranto, non veniamo mai a capo dei dati sull’inquinamento? Vi siete mai chiesti perché un numero è sempre double face? Puoi rivoltarlo e indossarlo così come ti pare: bianco o nero pari sono. Per cui il signor Tizio dirà che a Taranto si respira mal’aria e il signor Caio lì a smentirlo un secondo dopo: non è vero, a Taranto l’aria è pura che nemmeno le Dolomiti... Non siamo nuovi a queste polemiche. Ricordate quando vennero installate le centraline di rilevamento in città (a proposito, che fine hanno fatto?). Ricordate che anche su quei numeri ci si dilaniava: allarmi, rassicurazioni, polemiche, accuse e controaccuse tra chi gridava al terrorismo e chi all’incompetenza? Vi siete mai chiesti perché le competenze in materia ambientale siano così divise, diffuse, parcellizzate, frantumate. Per prendere una decisione occorre una miriade di pareri positivi. Basta anche solo un «no» del più piccolo degli Enti che salta il banco e non ci si ritrova più ai conti: l’ennesimo rinvio dell’ennesimo tavolo che ha avviato l’ennesimo confronto sull’ennesima emergenza ambientale. E si torna al punto di partenza.

Solo i tumori, le malattie allergiche, i problemi che l’inquinamento pesantemente, porta con sé, solo quelli non aprono tavoli di discussione, non firmano accordi di programma, non pianificano il risanamento. Un bel nodulo piazzato lì a scelta tra tiroide, polmoni, fegato o vescica e passa la... paura. Anzi, no. La paura arriva. E arriva il dubbio: a che serve lavorare, in questa dannata città, se prima o poi lo stipendio dovrai consumarlo in chemioterapia? Qualcuno ha detto, giorni fa, molto saggiamente, che in fondo Taranto è una città dove, se pensi solo ai fatti tuoi - lavoro, famiglia, relax - finisci pure per vivere bene. La critica più feroce che negli ultimi anni si potesse muovere alla nostra città. A dire quelle parole è stato il presidente del Centro studi dell’Università Cattolica Amalfitano, consegnando la «Carta etica» al sindaco Stefàno. In quella «Carta» dovrebbe essere incluso, tra i doveri morali, la lotta contro l’inquinamento. Senza se, senza ma, senza conflitti di competenze. E senza dati discordanti.

Fulvio Colucci
Taranto

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