Morire di inquinamento - Il Salento triste capolista
. Questo il semplice ma non troppo scontato assunto alla base del convegno “Ambiente e Salute: Brindisi - Taranto asse del male”, tenutosi nel capoluogo del petrolchimico a cura dell’associazione Medicina Democratica e moderato dalla voce storica dell’ambientalismo brindisino, il direttore generale della Asl della sesta provincia pugliese, la Bat, Maurizio Portaluri. Gli atti e i contenuti tecnici del convegno sono ora disponibili sulla rivista telematica SalutePubblica, all’indirizzo salutepubblica.org. Non è casuale nemmeno la data dell’incontro, il 12 giugno, perché lo stesso giorno di quattro anni fa il crollo di una gru all’Ilva costò la vita a due giovani operai. I familiari delle vittime decisero di riunirsi per reagire al dolore e formulare proposte di sicurezza sul lavoro, sia dal punto di vista degli infortuni che da quello delle esposizioni. In seguito ai saluti di Mennitti e di Errico, l’intervento di Giorgio Assennato, direttore dell’Arpa Puglia, che ha dato senso al titolo dell’iniziativa, ricordando come Taranto con il complesso siderurgico produca il 90% della diossina emessa in tutta Italia e Brindisi, con il polo energetico, emetta oltre un terzo di tutta l’anidride carbonica sversata ogni anno sulla penisola. Rammentare poi i dati delle incidenze tumorali sui polmoni dei salentini, che vedono Lecce in prima fila, è servito a introdurre la necessità di studi integrati e precisi. In proposito è da segnalare l’intervento di Cristina Mangia, ricercatrice Isac - Cnr, che ha presentato il Piano di qualità dell’aria della Regione Puglia e di adeguamento della rete di monitoraggio che sarà consegnato a luglio. “In particolare - scrive la ricercatrice - il Cnr si sta occupando di mettere in relazione attraverso strumenti matematici emissioni, meteorologia e concentrazioni registrate dalle centraline della rete regionale. All’impatto delle emissioni legate ai trasporti che riguardano tutta la regione, si somma quello delle emissioni industriali di Taranto e Brindisi che investono il territorio delle due province e in misura minore, ma non trascurabile, anche su quello della provincia di Lecce”. “Si rende pertanto necessario - prosegue - un controllo continuo e costante di tali emissioni. Alcuni episodi di inquinamento di particolato registrate in varie zone del territorio pugliese, non sono comunque tutti adducibili alle emissioni industriali censite e fanno emergere la necessità di un’attenzione complessiva a tutte le altre possibili emissioni agenti sul territorio”. “Emerge - conclude - la necessità di una razionalizzazione e di un potenziamento della rete di monitoraggio e la necessità che questa sia accompagnata da strumenti interpretativi che possano fornire supporto alle autorità in materia di politica ambientale”. Con l’intervento di Emilio Gianicolo, statistico ed epidemiologo del Cnr, si entra in un’area più specifica: quella dei rilevamenti epidemiologici svolti nei due capoluoghi interessati negli ultimi tre lustri. Per quanto riguarda Brindisi c’è da segnalare come tutti i rilevamenti, a partire da quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), evidenzino una presenza allarmante di tumori nei maschi e nelle aree circostanti il petrolchimico. A Taranto la situazione è ancora più allarmante, presentando la città jonica numeri impressionanti sia per gli uomini che per le donne che potrebbero concorrere con le città più industrializzate del nord. A gettare benzina sul fuoco contribuisce Angelo Semerano, ingegnere ambientale ventottenne che ha presentato la sua tesi per l’Università della Basilicata. Il titolo dello studio è “Il polo industriale di Brindisi” e la conferma della validità della sua ricerca è attestata dalla freschissima comunicazione della vittoria del premio “Carlo De Carlo” come migliore tesi di argomento ambientale. Il giovane di Francavilla documenta molti studi attraverso l’uso di software moderni, che rappresentano quella tecnologia qualche numero fa Assennato definiva“che prima non c’era e ora diviene necessaria per aprire nuovi capitoli nella prevenzione primaria”. Sui generis l’intervento di Alessandro Marescotti, fondatore e responsabile nazionale di Peacelink, la rete telematica di informazione, che esorta i cittadini ad essere attenti e vigili, anche perché, grazie al Decreto legislativo n.59 del 2005 ogni vecchio impianto di una certa imponenza deve pubblicare sui quotidiani locali la richiesta di Autorizzazione Integrata Ambientali (l’Aia, ovvero un adeguamento ai parametri d’impatto ambientale simile a quello che i nuovi impianti devono ottenere con la Via, valutazione d’impatto ambientale). Entro trenta giorni dalla pubblicazione ogni cittadino informato, e possibilmente associato, è autorizzato a formalizzare considerazioni valide su tale impianto. Uno strumento di partecipazione importantissimo, dunque, pubblicizzato troppo poco anche dall’ente Regione, che rende disponibili online i moduli per l’Aia ma non accenna a questa possibilità.
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