Mazza: «Il vero killer è l'inquinamento»
L'ematologo Patrizio Mazza punta l'indice contro il benzene, la diossina e gli idrocarburi, sostanze inquinanti che ogni giorno i tarantini sono costretti a respirare. Se i giovani della provincia di Taranto sono, in Puglia, i più esposti ai tumori polmonari, se ogni anno 11 donne su 10mila devono fare i conti con il cancro alla mammella, la colpa è anche e soprattutto dell'inquinamento prodotto dai poli industriali ed energetici che la fanno da padrone sullo Jonio. «Ogni 100mila residenti - rivela Mazza - ci sono 50 nuovi casi di tumori ematologici a Taranto città. In Italia la media è più bassa, 35 ogni 100mila abitanti. Differenza non casuale ma che ha delle origini precise». Quali? «L'inquinamento è il fattore preponderante, questo è assodato». Su che base sostiene questa tesi? «Scientifica. La diossina, il benzene, gli idrocarburi si depositano facilmente nei grassi e agevolano l'insorgere dei tumori nelle loro varie forme. E a Taranto, queste sostanze le respiriamo ogni giorno, in grandi quantità. La città deve convivere con uno dei più grandi poli siderurgici d'Italia, e a Brindisi, qualche chilometro più distante, ci sono mega aziende che producono energia ma anche benzene e idrocarburi. L'incidenza dei tumori ematologici nella popolazione tarantina è altissima, supera del 30-40 per cento quella delle altre regioni italiane, non può essere solo un caso». Tutta colpa dell'inquinamento, quindi? «In gran parte si. Certo, ci sono altri fattori da dover prendere in considerazione». L'alimentazione può avere un suo peso? «Certo. Le nostre abitudini sono mutate, oggi mangiamo tanti grassi a discapito di cibi più naturali e meno sofisticati. I grassi, come ho spiegato prima, trattengono le sostanze inquinanti. Di conseguenza una maggiore concentrazione non può che essere deleteria per la salute». Dal punto di vista sanitario, come si può mettere un argine all'aumento costante del numero di persone affette da tumore? «Non esiste una medicina, una soluzione sanitaria. Bisognerebbe ridurre l'inquinamento. La prevenzione primaria consiste nel ridurre le fonti d'inquinamento, abbassare la percentuale di sostanze velenose nell'aria ». La diagnosi può aiutare? «Anche la diagnosi precoce è una forma di prevenzione, ma secondaria rispetto all'abbassamento dell'inquinamento. Scoprire con anticipo il male serve per poter intervenire in tempo. Però, il problema dobbiamo risolverlo alla radice». Quante possibilità di sopravivenza esistono oggi? «Dipende dal tipo di tumore. Ci sono neoplasie dalle quali si guarisce l'80-90 per cento delle volte. La leucemia, invece, dà meno scampo e la percentuale di sopravivenza è del 40 per cento. Il tumore al cancro all'utero, ad esempio, è la terza causa di morte in Europa».
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