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La società vuole bloccare l'investimento di un milione

Agip Taranto, Losappio: «L'Eni deve attendere»

«Per l'autorizzazione tavoli ancora apert, Eni deve rispettare le procedure previste dalla legge: sinora i tempi sono quelli disposti dalla norma dato che il progetto dell'oleodotto è stato presentato solo a fine settembre» L'allarme degli impreditori: «Non bloccate il gruppo energetico, l'economia deve crescere».
28 dicembre 2007
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

- BARI — «L'Eni deve rispettare le procedure previste dalla legge: sinora i tempi sono quelli disposti dalla norma dato che il progetto dell'oleodotto è stato presentato solo a fine settembre.

C'è una conferenza di servizi presso il ministero dell'Ambiente che sta lavorando da giugno per valutare il programma ». E' quanto afferma Michele Losappio, assessore regionale all'Ambiente, in merito alle sollecitazioni provenienti dalla multinazionale dell'energia che, in occasione del tradizionale scambio d'auguri con la sezione tarantina di Confindustria, ha prospettato l'eventualità di far saltare l'investimento sulla raffineria Agip.

Si tratta di un impegno finanziario da un miliardo per raddoppiare la capacità produttiva e costruire un oleodotto verso due direttrici: Taranto-Nola e Taranto-Brindisi. Il rischio, secondo quanto affermato informalmente dall'Eni, indicherebbe il trasferimento all'estero delle risorse stanziato per l'area jonica. Le conseguenze? Andrebbero in fumo mille posti di lavoro in tre anni e 160 unità aggiuntive alle 420 attualmente applicate nel plesso jonico.

L'Eni, che a inizio del 2007 aveva deciso di includere i lavori nello stabilimento di Taranto tra le linee del piano d'espansione fino al 2010 (4 miliardi), denuncia ritardi nelle autorizzazioni. Infatti, a pochi giorni dal 2008 tutto è fermo nonostante le aspettative indicassero il via libera già a settembre scorso. «Non credo proprio che l'iter autorizzativo sia bloccato - prosegue Losappio - perché le operazioni di questa portata vanno analizzate a fondo. La Regione si è mossa per tempo. Abbiamo avuto già il primo incontro con il management in cui si è discusso della centrale.

A tal fine l'Arpa ha chiesto chiarimenti su alcuni punti e, a quanto mi risulta, l'Eni non ha presentato ancora le controdeduzioni ». Il riferimento dell'assessore è ai 56 quesiti predisposti dall'agenzia regionale che riguarderebbero anche le emissioni generate dalla triplicazione della potenza della centrale elettrica interna. Un impianto la cui alimentazione sarebbe convertita da olio combustibile a turbogas. «Nel progetto chiarisce Losappio - figura, appunto, il potenziamento della centrale energetica.

Tuttavia trovo singolare che l'azienda preveda di vendere ai privati il 70 per cento della corrente prodotta nello stabilimento. Il tutto diminuendo le polveri sottili, ma facendo esplodere l'emissioni di Co2 nell'atmosfera. Comunque questi sono aspetti che saranno valutati dagli organi preposti». L'eventualità di bloccare i progetti d'espansione dell'Eni ha subito messo in allarme gli imprenditori locali che tra l'altro stanno costituendo una cordata per eseguire i lavori d'ampliamento. «Come tutti i grandi investimenti proposti a Taranto - ha denunciato Luigi Sportelli, presidente della sezione locale di Confindustria - anche quello dell'Eni rischia di non vedere la luce.

Le aziende continuano a scappare perché non c'è certezza nei tempi d'attuazione: ciò vale anche per il rigassificatore della Gas Natural, la costruzione del Distripark e il dragaggio dei fondali del porto». Stessa posizione per Angelo Guarini, direttore di Confindustria Brindisi: «Per la nostra economia - dice - l'abbandono dell'Eni sarebbe un disastro.

La costruzione dell'oleodotto con Taranto avrebbe consentito di rilanciare l'attività della Polimeri Europa. Se sinora la materia prima veniva trasportata con l'impiego delle navi, grazie al nuovo collegamento infrastrutturale si sarebbero potuti abbattere sensibilmente i costi di produzione. Così si rischia, invece, di rivedere un film già visto che mortifica la crescita industriale».

Sul rigassificatore a Taranto, infine, l'assessore annuncia l'avvio delle audizioni. «Saranno tenute a partire dal 31 gennaio - dice Losappio - con la convocazione della società spagnola, delle associazioni ambientaliste, della Confindustria, dei sindacati e degli enti locali».

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