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Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera aperta

Lettera aperta al sindaco anzi, al noto medico...

E’ possibile che nessuno tra tutte le Autorità, si sia mai accorto di ciò che il grande gigante, seminatore di morte, scarica impunemente nel cielo di Taranto a tutte le ore del giorno e della notte. E’ possibile che gli incarichi politici, riescano a distogliere persone come Lei da quelli che sono gli struggenti problemi che affliggono molti dei Suoi amministrati per il male inguaribile?
6 febbraio 2008
Fonte: Corriere del Giorno

Esimio Sindaco Stefàno,

ILVA di Taranto Le scrivo questa mia dopo aver a lungo riflettuto circa l’opportunità o meno di farlo; alla fine ha prevalso in me il convincimento positivo, derivato proprio da quella necessità di cui Ella ha parlato nel corso della intervista resa alla emittente televisiva locale "BS" il 25 gennaio scorso e della quale ho captato pochi concetti, nel fare lo zapping durante la martellante pubblicità del canale sul quale ero sintonizzato. Le scrivo, quindi, e mi riferisco alle Sue puntualizzazioni formulate, in vero con tono alquanto concitato - derivante, forse, da una provocazione del conduttore della trasmissione - relative all’assunzione di 119 giovani laureati tarantini (ingegneri, se non vado errato) presso l’Ilva di Taranto, ed alla necessità che tutti i tarantini partecipino e contribuiscano alla rinascita della nostra tanto bistrattata città anche con piccole cose, come quelle di astenersi dal gettare dal finestrino della loro auto in corsa, carte, fazzoletti et.... similia, e di svuotare sulla strada medesima i portacenere ricolmi di mozziconi e di ogni altra cosa.

E giustissimo l’invito rivolto alla cittadinanza in merito alla partecipazione alla rinascita; tuttavia, io, da uomo della strada che assiste al gravissimo dramma che vive la nostra Taranto circa la condizione sanitaria, Le chiedo cosa sta facendo l’Amministrazione locale per far si che la città perda il nefasto primato di essere la città con la più alta percentuale di persone colpite da tumore!

Mi rivolgo a Lei, prima ancora che all’uomo Sindaco, come uomo Medico che tanto ha fatto in campo sanitario in favore del prossimo e, principalmente, dei bambini. E’ possibile che gli incarichi politici, mi chiedo, riescano a distogliere persone come Lei da quelli che sono gli struggenti problemi che affliggono molti dei Suoi amministrati per il male inguaribile? E’ possibile che nessuno tra tutte le Autorità che contano nella nostra città, si sia mai accorto di ciò che il grande gigante, seminatore di morte, scarica impunemente nel cielo di Taranto a tutte le ore, di giorno e... figuriamoci quello che scarica di notte!

Può essere che sia solo io a denunziare questa drammatica circostanza che non solo è sotto gli occhi di tutti, ma anche di quelli che giungono nella nostra città ed ai quali si offre l’orrendo spettacolo di una città sommersa da una cappa di fumi, dai più disparati colori, scaricati dalle ciminiere del mostro d’acciaio?

Sì, i fumi bianchi sono costituiti da vapore; ma non mi si venga a dire che tutti gli altri, dai colori più disparati, sono stati trattati con coloranti - magari benefici per la salute pubblica - per rendere più amena la cartolina di Taranto, come l’albero di pino che, ricorderanno quelli della mia età, era immancabile nella fotografia del Vesuvio a Napoli! Se poi si va al Cimitero si assiste all’inverecondo spettacolo del tutto rosso; le strade, le cappelle, le tombe. E che dire del popoloso quartiere dei Tamburi; che aria respira quella povera gente?

Ecco, dottore, il mio fattivo contributo per la rinascita della nostra città di Taranto che, fra breve, diverrà, per i riti della Settimana Santa, meta di migliaia e migliaia di turisti provenienti da ogni parte, oserei dire, del mondo: ad essi noi offriremo questo indegno spettacolo, che non è certamente frutto della mancata collaborazione dei Suoi cittadini, ma della inerzia di qualcuno al quale compete l’azione.

Mi rendo conto che i problemi testé menzionati sono di una vastissima ed impegnativa portata: tuttavia mi rendo conto, altresì, che non si riesce a far nulla anche per problemi più facilmente e tempestivamente risolvibili, come il randagismo di branchi di cani che seminano il terrore in più parti della città perchè mettono in pericolo la salute e la incolumità dei viandanti. Ho voluto citare quest’altra piaga, perché mi risulta che Ella è già stata interessata al problema con una petizione di un gruppo di cittadini della zona in cui abito.

Non me ne voglia per questo mio sfogo e per qualche punta di ironia manifestata: essa è la conseguenza non della provocazione di un conduttore televisivo, ma della constatazione che nulla si fa per la salute e la tutela dei cittadini e della consapevolezza che il cittadino, di fronte a tanto scempio, non può far altro che rimanere impotente.

La ringrazio per avermi concesso qualche minuto della Sua attenzione e Le auguro un buon e fattivo lavoro per questa nostra città.

Lettera firmata

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