Taranto, latte alla diossina. Secondo la Regione "il caso è isolato"
Non è in vendita il latte alla diossina di Taranto. Né avrebbe potuto venderlo l´allevatore che portava il suo gregge a pascolare nei pressi della zona industriale del capoluogo jonico: la Asl non gli ha mai rilasciato l´autorizzazione alla vendita del latte e di suoi derivati. Pecore e capre erano allevate per essere destinate alla macellazione. Ora, alla vigilia di Pasqua, quando è facile che s´impenni la corsa alla masseria per l´acquisto di carne "genuina", dal produttore al consumatore, per quell´allevamento, a Statte, non c´è scampo: la Asl jonica ha già disposto il fermo sanitario. Alla conferenza di servizi, convocata con urgenza alla Regione Puglia, c´erano tutti: il governatore Nichi Vendola, gli assessori regionali Alberto Tedesco (sanità), Enzo Russo (agricoltura), Michele Losappio (ambiente), Massimo Ostillio (turismo). Poi il prefetto di Taranto, Alfonso Pironti, il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, il direttore generale della Asl, Mimmo Colasanto, il direttore generale dell´Arpa, Giorgio Assennato. Il vertice in un paio d´ore ha verificato e accertato che quello scoperto è un caso isolato. Tira un sospiro di sollievo, il governatore: «Non c´è emergenza. Non siamo in provincia di Caserta. La produzione di latte e derivati nelle aziende del tarantino è assolutamente normale».

Poi rilancia e punta dritto all´Ilva, perché dagli allevamenti osservati, i camini del siderurigico si vedono eccome. «I livelli di diossina emessi dall´Ilva devono calare, si deve passare dal 4,5% di emissione globale all´1%. Daremo anche impulso alle attività di bonifica nel sito di interesse nazionale di Taranto». La caccia all´untore, tuttavia, non porterebbe comunque da nessuna parte. Assennato è cauto: «Aspettiamo per comprendere con esattezza le sorgenti industriali e non industriali responsabili di questi superamenti che sono estremamente localizzati». Perché non c´è solo un problema di diossina. Il direttore generale dell´agenzia regionale per la protezione dell´ambiente, avverte della presenza del pcb, il policlorobifenile i cui eccessi «non derivano dai fumi, dai camini industriali, ma dall´uso negli anni, ora per fortuna non più esistenti, di questi composti nei trasformatori per i quali, in alcune aree adiacenti l´area industriale tarantina, possono esserci degli effetti». Latte, mozzarelle e pranzi pasquali, per ora, sono salvi.
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