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I sindacati attaccano l’Ilva: “Procede a due velocità”

L’azienda realizzerà in sei mesi il nuovo altoforno ma ci metterà sei anni per terminare l’impianto di captazione della diossina. I lavoratori dell’Ilva si aspettano dalle istituzioni una svolta che parte dalle piccole cose
29 giugno 2008
Alessandra Congedo
Fonte: TarantOggi

- Gli interventi programmati dall’Ilva nell’ambito dell’Accordo di Programma per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, non convincono i sindacati di categoria. Le loro perplessità sono state espresse da Rocco Palombella (Uilm), Mimmo Panarelli (Fim) e Franco Fiusco (Fiom), nel corso di un recente incontro con la commissione ambiente del Comune, presieduta da Gabriele Pugliese.

I sindacalisti non hanno ancora visionato il cronoprogramma dell’Ilva e il suo aggiornamento, ma hanno già avuto modo di appurare i limiti di questi piani che non garantiscono una riduzione delle emissioni inquinanti in tempi certi e soprattutto celeri.

«Siamo di fronte ad un’assurdità – dichiara Panarelli – quando l’azienda era pubblica avevamo un tipo di inquinamento sopportabile. Il fenomeno era sotto controllo. Oggi ci troviamo davanti ad un’azienda privata che spende tanti soldi per aumentare la produzione ma non fa lo stesso per rendere l’impianto ecocompatibile». Il sindacalista cita qualche numero che conforta la sua tesi: in questi anni la produzione è passata da 6.800.000 tonnellate a 10.000.000. «Un aumento che la città non è grado di reggere – sottolinea Panarelli – le soluzioni sono due: o si riduce la produzione oppure si adeguano gli impianti agli attuali livelli con investimenti di una certa consistenza».

Ma, denuncia Panarelli, l’Ilva ha deciso di procedere a due velocità: «Per realizzare un nuovo altoforno ci metterà soltanto sei mesi, per mettere in funzione l’impianto di captazione della diossina si è presa qualche anno (lo farà entro il 2014)». Eppure, Panarelli è convinto che l’Ilva possa diventare un’industria ecocompatibile: «Basterebbe seguire l’esempio dello stabilimento siderurgico di Hamilton (Canada), che era il più inquinante del mondo ed è diventato quello più pulito, ma per raggiungere questo risultato occorrono enormi investimenti economici».

Proprio l’esperienza positiva di Hamilton è stata al centro, nel 2002, di un convegno organizzato a Taranto dall’attuale presidente della Provincia Gianni Florido. Nella nostra città giunsero esperti canadesi che raccontarono per filo e per segno i metodi utilizzati per abbattere le emissioni. Suggerimenti che evidentemente non sono arrivati alle orecchie giuste. «Serve una presa di coscienza delle istituzioni – aggiunge Panarelli – sono loro che devono costringere l’Ilva a non danneggiare più l’ambiente».

Anche Rocco Palombella insiste sulla necessità di procedere con interventi rapidi e risolutivi, senza promettere opere faraoniche a lunga scadenza. Ad esempio, propone l’esponente della Uilm, si dovrebbe risolvere immediatamente il problema delle polveri che fuoriescono dai parchi minerali ed investono principalmente le abitazioni del quartiere “Tamburi”: «L’unica soluzione consiste nella copertura totale dei parchi. Le barriere frangivento progettate dall’azienda non serviranno a nulla. Non sarebbe neanche possibile interrare le polveri perché sotto quei terreni c’è una falda acquifera».

Ma perché l’Ilva non realizza questa benedetta copertura? La risposta è sempre la stessa: probabilmente perché costa troppo. Intanto, sostiene Palombella, i lavoratori dell’Ilva si aspettano dalle istituzioni una svolta che parte dalle piccole cose: «All’interno dello stabilimento gli operai trovano una struttura organizzata, pulita, con un asfalto decente e tanti alberi. Quando escono, invece, si imbattono in un vero e proprio deserto, con pensiline rotte, erbacce e a volte anche qualche biscia. Se le istituzioni non riescono a imporre all’Ilva di curare la zona esterna allo stabilimento come possiamo aspettarci che riescano ad ottenere opere più impegnative?», è la sua provocatoria domanda.

Intanto, nelle prossime due settimane, in vista del prossimo incontro con la commissione ambiente del Comune, i tre sindacati studieranno il contenuto del cronoprogramma al fine di avanzare critiche e proposte da sottoporre all’attenzione di Riva.

«Bisogna sviluppare un documento che si occupi di tutte le sostanze inquinanti partendo da punti certificati e individuando interventi ben definiti da realizzare in tempi medio-brevi – è l’opinione di Franco Fiusco (Fiom) - certo, se dovessi pensare a come si è comportata l’Ilva finora direi che è andata troppo a rilento sulle questioni ambientali, ma se gli enti preposti faranno il loro mestiere, se le leggi saranno applicate, i risultati si vedranno». E questo è anche il nostro auspicio.

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