Un passo in avanti per Taranto
Un disegno di legge che riduce il tetto previsto a livello nazionale per le emissione di diossina (10mila nanogrammi), sulla scia di quanto stabilito nel 2004 dall'Europa nel "Protocollo di Aarhus", già recepito da 16 paesi del Vecchio Continente tra cui la nostra Italia. Ovviamente inadempiente. Di fatto, per quanto riguarda la realtà locale, una dichiarazione di guerra all'inquinamento prodotto dall'Ilva, che fa di Taranto un campione negativo per la tossicità dell'ambiente, con una casistica preoccupante per quanto riguarda la crescita di patologie connesse alla presenza di sostanze nocive e cancerogene nell'aria, nel sottosuolo, nelle acque. Per questo nel presentare l'approvazione del ddl, andata in scena oggi al consiglio regionale, il governatore Nichi Vendola non può che apparire soddisfatto perché, come ricorda il suo assessore all'Ambiente Michele Losappio, "la Puglia è la prima Regione in Italia che si dota di un simile strumento, una legge che rappresenta l'inizio di un cambiamento importante".
Si tratta di 17 cartelle dattiloscritte. Nelle prime 15 si ricostruisce la storia tarantina e le finalità della norma, mentre nelle restanti si procede alla definizione dei limiti di emissione. Limiti che vengono rivisti rispetto alla legge nazionale, giudicata dall'amministrazione pugliese troppo tollerante soprattutto per quanto riguarda la condizione -drammatica- vissuta dalla Regione e in particolare dalla città di Taranto. Parallelamente si affida la funzione di controllo sulle aziende e sul loro potenziale di inquinamento all'Agenzia regionale per l'ambiente (Arpa). I nuovi limiti di emissione di diossina per gli impianti in esercizio sono di 2,5 nanogrammi a metro cubo di policlorodibenzodiossina e policlorodibenzofurani, dal prossimo mese di aprile, fino ad arrivare a 0,4 dal 31 dicembre del 2010. Numeri che testimoniano la volontà di contrastare il cattivo comportamento dell'industria locale e la volontà della regione Puglia di mandare un segnale in controtendenza rispettoa quanto avviene sul piano nazionale dove la legge, fissando il tetto massimo in 10 nanogrammi a metro cubo, rende impuniti e impunibili gli industriali che inquinano e che lo fanno contravvenendo, per complicità dello Stato italiano, le norme europee.
Dall'approvazione del provvedimento, sono concessi 60 giorni di tempo all'Ilva per presentare all'Arpa un piano di campionamento dei gas di scarico. In caso di mancato rispetto della norma, diciamo di "sforamento" dei limiti che essa stabilisce e che sono al ribasso rispetto al quadro nazionale, scatterà la diffida e l'azienda avrà 60 giorni di tempo per gli adempimenti. In caso non procedesse a rimediare all'infrazione, la sua attività sarà interrotta.
"Taranto è una città che sta tentando di rimettersi in piedi", ha affermato Vendola commentando la decisione di oggi, aggiungendo anche come sia importante un intervento del governo per aiutare questo percorso "affinchè si possa dare più ossigeno a corpi urbani e corpi sociali che sono in uno stato di sofferenza acuta". Per garantire questo obiettivo di un futuro ecosostenibile, ha ammonito Vendola, "siamo disponibili ad andare in qualunque sede, a presentarci di fronte a qualunque giudice per spiegare le nostre ragioni". Del resto, il ddl approvato questa mattina deve dimostrare, secondo il governatore, come "è possibile che il governo nazionale, e il governo regionale, il governo della provincia e della città, indipendentemente dai colori politici, possano stringere la mano su un patto di salvezza ambientale della città di Taranto". Nel progetto sono stati infatti coinvolti tutti i livelli dell'amministrazione e i soggetti sociali pugliesi: enti locali, sindacati, Arpa, comune, provincia.
Soddisfazione anche da parte dell'Arpa per cui, come ha ricordato il dirigente dell'Agenzia Giorgio Assennato, "era deprimente svolgere un'azione di controllo avendo davanti normative così accondiscendenti". Il riferimento è al tetto troppo elevato previsto dalla legge nazionale sulla produzione di diossina da parte delle imprese, che il provvedimento approvato dalla Puglia tenta di riequilibrare.
Anche per l'associazione Legambiente la decisione presa dall'amministrazione "è un atto politico importante che aspettavamo da tempo". Lunetta Franco, presidente del circolo di Taranto, ci spiega perchè. "Non sappiamo quanto peso concreto avrà questo ddl, ma siamo certi che rappresenta un segnale di inversione di rotta nei rapporti con le aziende inquinanti". Un cambio necessario visto che la città vive "una situazione drammatica dato che qui si registra la produzione del 92% di tutta la diossina nazionale, cioè quasi il 10% di quella europea". Certo, ricorda la stessa Franco, "questo provvedimento non esaurisce il problema emissioni tossiche, perché si concentra sulla diossina quando, sempre qui a Taranto, si assiste alla produzione del 95% degli ipa nazionali (idrocarburi policiclici aromatici), oltre a quella di benzene, mercurio e ossidi di azoto". Per questo, l'associazione propone che a fianco a misure più restrittive per le aziende inquinanti, si proceda anche a favorire "procedure di lavorazione e tecnologie che abbattono le emissione nocive", rispetto a cui soprattutto le aziende, "per ragioni economiche", fanno resistenza.
La stessa fabbrica dell'acciaio dei Riva, racconta la responsabile di Legambiente, "rimanda l'ammodernamento per ridurre la diossina al 2014". Di fronte a tale reticenza, la richiesta di Legambiente è che il ministero della Prestigiacomo, chiamato entro il 31 marzo a rilasciare all'industria tarantina l'autorizzazione integrata ambientale (Aia), "lo faccia prevedendo prescrizioni rigorose, sia nei tempi che negli obiettivi, di attuazione delle misure per contenere l'impatto ambientale e sulla salute delle emissioni tossiche". Secondo Franco, infine, un altro aspetto critico riguarda la nuova commissione Ippc.
L'organo attraverso la concessione dell'Aia è chiamato a decidere il destino delle 200 più grandi aziende italiane e, inoltre, si occupa dei limiti alle emissioni di gas serra in base al protocollo di Kyoto e di quelle di biossido di carbonio previste dal pacchetto "clima-energia" del Consiglio d'Europa. Una funzione importante che non lo ha esonerato dal finire al centro di una recente polemica che ha portato il ministro Prestigiacomo a decidere di allontanarne il presidente, l'ingegnere Bonaventura Lamacchia, a causa del suo non proprio immacolato curriculum penale, procedendo a nominarne uno nuovo, Dario Ticali. Una scelta, secondo la responsabile di Legambiente, discutibile: "la preparazione del neo-eletto -dice la Franco- potrebbe non rispondere alla complessità dei problemi che è chiamato ad affrontare". Senza contare che lo stesso Ippc attuale è "il frutto dell'azzeramento del precedente" e vanta "una serie di personalità di stretta osservanza della ministra".
Oltre all'approvazione del ddl di contenimento alle emissioni di diossina, un'altra notizia politicamente importante proviene dalla riunione di ieri a Bari, dove Vendola ha presentato la bozza del provvedimento oggi approvato. Si è infatti stabilito che gli aspetti tecnico-scientifici della questione ambientale saranno affrontati congiuntamente da regione, provincia e comune sotto il coordinamento dell'Arpa: "andare in ordine sparso a livello istituzionale -ragiona Franco- non avrebbe favorito la battaglia contro l'inquinamento. Al contrario, decidendo di procedere attraverso un vero e proprio asse tra i tre enti locali, consente di raggiungere risultati tangibili e in tempi più rapidi".
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