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Foraggio e diossina

Siamo preoccupati sia per i danni economici e di immagine arrecati ai produttori locali e a tutta l'economia agroalimentare del territorio
21 maggio 2009
Amici di Beppe Grillo - Gruppo di Taranto

Se si è trovata diossina nel latte o nelle uova a Taranto è segno che ve ne era nel fieno o nel mangime che queste bestie hanno mangiato. Questo è chiaro e speriamo che almeno su questo dato siamo tutti concordi. Allora ci chiediamo perché vicinissimi all’ILVA (non più di 100 metri) ci sono numerosi campi coltivati a fieno destinato poi all’alimentazione animale? Se poi ci spostiamo in un raggio di meno di 3 km vediamo con sono diverse le decine gli ettari coltivati a foraggio. E’ inutile sottolineare che a questo circolo non scampa l’uomo che poi si nutre di latte, uova o carne. Ed è questo il dato che colpisce e che ci allarma, nessuno, se non a causa di un danno economico o di qualche associazione che denuncia, si stia muovendo per cercare di rimediare a questo male o almeno capire che fine farà questo fieno coltivato sotto le mura del più grande acciaieria d’Europa.
Rotoballe di fieno a Taranto, nei pressi della zona industriale


E’ risaputo che le diossine vengono assorbite principale attraverso gli alimenti contaminati, e un fieno o un ortaggio coltivati così vicino ad un fonte d’inquinamento potrebbe esserlo.

Le diossine possono entrare nell'alimentazione attraverso diverse vie. La contaminazione dell'ambiente è causata principalmente dal trasporto nell'atmosfera e dalla ricaduta al suolo di emissioni provenienti da fonti diverse (incenerimento di rifiuti, industrie chimiche, traffico e via dicendo).


Fonti di inquinamento particolari possono creare aree localizzate dove la contaminazione è maggiore. E’ facile pensare che più si è vicini ad una fonte d’inquinamento, maggiore sarà la probabilità di trovare di trovare aree inquinate.

Il suolo costituisce un luogo di accumulo naturale. Il trasporto atmosferico e la ricaduta sono la principale fonte di inquinamento di verdure a foglia, di pascoli e di foraggio. Le foglie sono poi consumate direttamente dagli animali al pascolo o conservate per produrre fieno o insilati (alimenti per bestiame conservati in appositi silos). L'utilizzo di fanghi come concimanti può in alcuni casi aumentare l'esposizione alla diossina degli animali.

Le diossine si concentrano nei tessuti grassi di bovini, ovini, suini, pollame e frutti di mare (pensiamo alle cozze allevate a Taranto). In linea di massima, più è lunga la durata di vita dell'animale, più è facile che le diossine si accumulino nel suo organismo.

Ma gli inquinanti che possiamo trovare sui vegetali coltivati in zone altamente inquinate non sono solo le diossine, il piombo nel fieno coltivato vicino all’inceneritore di Brescia è 8 volte superiore al limite massimo previsto per gli ortaggi e la frutta, prodotti che ci si è ben guardati da indagare a Taranto. Siamo preoccupati sia per i danni economici e di immagine arrecati ai produttori locali e a tutta l'economia agroalimentare del territorio, ma siamo preoccupati anche per chi giustamente vuole privilegiare il consumo dei prodotti locali e che non vede tutelata la propria salute dalle autorità competenti. Chiediamo al Presidente della Provincia FLORIDO, ma anche al Prefetto e al Sindaco di Taranto come massimi responsabili dell'igiene degli alimenti e della nostra salute, che ne pensano del fatto che nella zona di maggiore ricaduta della zona industriale tarantina, ci sono polli alla diossina, bovini e ovini contaminati, senza pensare poi alle arance e a tutti quegli ortaggi e come anche il fieno e le cozze, coltivati quasi a ridosso della più grande acciaieria d’Europa.

Ufficio Stampa
AMICI DI BEPPE GRILLO
Gruppo di TARANTO
cell. 368 646677

Note: Alleghiamo anche una foto scattata ieri a non più di 3 km dall'ilva sulla strada Taranto-Massafra dove è facilmente riconoscibile il fieno già raccolto e compresso nelle "rotoballe" ovvero le balle di fieno già pronte per il trasporto.

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