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Legambiente: “La nuova Autorizzazione Integrata Ambientale è un grave passo indietro"

"Obiettivo prioritario dell’AIA deve essere quello di ridurre, drasticamente e nei tempi più rapidi, l’ammontare annuo e le concentrazioni dei vari inquinanti immessi nell’ambiente, non solo attraverso l’adozione delle MTD (migliori tecnologie disponibili), ma anche con il ricorso alle migliori tecnologie in assoluto e con prescrizioni che impongano limiti di emissione molto più rigorosi rispetto a quelli previsti dalle legislazioni nazionale e regionale, mirando a ridurre al minimo l’inquinamento”
7 luglio 2011
Legambiente

Il parere della Commissione IPPC, sulla base del quale il ministero dell’Ambiente si appresta a dare la nuova Autorizzazione Integrata Ambientale allo stabilimento ILVA, è un grave passo indietro”. Questa l’opinione di Legambiente sulla norma che avrebbe dovuto ridurre fortemente i rilevanti impatti ambientali e sanitari del polo siderurgico di Taranto. foto di Taranto

“Siamo consapevoli che l’AIA sia necessaria affinché l’azienda possa operare in un regime di regole certe e di controlli adeguati – sostengono Stefano Ciafani, Responsabile Scientifico Nazionale, Francesco Tarantini, Presidente Regionale e Lunetta Franco, Presidente del Circolo di Taranto - ma non possiamo che ribadire il nostro giudizio fortemente critico sul lavoro della Commissione IPPC, sempre pronta ad accogliere le richieste dell’azienda a scapito dei cittadini”.

La Conferenza di Servizi convocata oggi per discutere il Parere istruttorio conclusivo sull’AIA per l’ILVA di Taranto è un momento decisivo per conoscere il destino ambientale della città. Come già fatto con le due precedenti versioni del Parere, Legambiente ha presentato le sue Osservazioni chiedendo di tenerne conto all’atto della concessione dell’AIA da parte del Ministero.

Per l’associazione quindi, anche questa terza versione del Parere è davvero negativa visto che ricalca le stesse insufficienze delle precedenti versioni, con alcuni aspetti addirittura peggiorativi.

Scompare, infatti, la rete di monitoraggio esterno alla cokeria, importantissima per rilevare le emissioni di IPA e del pericolosissimo benzo(a)pirene), che pure era presente nella precedente versione; viene ulteriormente depotenziato il sistema di videoregistrazione delle emissioni diffuse e fuggitive, che nel primo parere interessava anche le emissioni convogliate; vengono generalmente aumentati i limiti per i macroinquinanti (tra cui polveri, ossidi di azoto e di zolfo); rimane irrisolto il problema del monitoraggio degli scarichi idrici che viene confermato a valle, cioè allo sbocco in mare, e non a piè d’impianto così come richiesto dall’ARPA Puglia e dalle associazioni ambientaliste. Sui Parchi minerali nella terza stesura del parere viene meno il piano di fattibilità per la loro copertura richiesto all’ILVA nella versione precedente e si lascia al solo barrieramento la risoluzione del problema (sulla cui gravità crediamo non ci possano essere dubbi anche alla luce dei recentissimi avvisi di garanzia in merito all’imbrattamento delle cappelle di proprietà comunale del cimitero).

Per quel che riguarda le emissioni derivanti dall’utilizzo di Pet Coke, nulla è previsto se non il ricorso ai sistemi di abbattimento già esistenti (peccato che in Ilva non ve ne siano) e infine non è previsto il monitoraggio in continuo di IPA, benzene e polveri per le operazioni di caricamento del coke. È poi preoccupante il rilascio dell’AIA su una capacità produttiva di 15 milioni tonnellate annue di acciaio visto che a qualsiasi incremento della produzione corrisponde un aumento delle varie forme di inquinamento.

Bastano solo questi esempi per far valutare negativamente e con grande preoccupazione il Parere istruttorio che la Conferenza di Servizi si appresta a licenziare, preoccupazione aggravata dall’inchiesta dei carabinieri del NOE di Lecce di cui tutti gli organi d’informazione hanno ampiamente trattato nei giorni scorsi. La portata delle infrazioni rilevate ha indotto i carabinieri del NOE a richiedere il sequestro di alcuni impianti. La Procura si è riservata ogni decisione nel merito al termine di alcune perizie. E’ ragionevole ritenere che gli atti attualmente in possesso della procura siano in grado di apportare una revisione sostanziale del quadro di riferimento ambientale di alcuni importanti impianti dell'Ilva e, di conseguenza, di modificare le prescrizioni attualmente proposte nel parere della Commissione Istruttoria IPPC. A nostro avviso è fondamentale che il Ministero dell’Ambiente e la Conferenza dei servizi acquisiscano agli atti la relazione del NOE di Lecce

“Chiediamo al ministro Prestigiacomo – hanno concluso Ciafani, Tarantini e Franco - cui spetta l’ultima parola per la concessione dell’AIA, di accogliere le richieste di Associazioni, Enti Locali e Arpa, formulate nell’esclusivo interesse dell’ambiente e della salute dei cittadini. Obiettivo prioritario dell’AIA deve essere quello di ridurre, drasticamente e nei tempi più rapidi, l’ammontare annuo e le concentrazioni dei vari inquinanti immessi nell’ambiente, non solo attraverso l’adozione delle MTD (migliori tecnologie disponibili), ma anche con il ricorso alle migliori tecnologie in assoluto e con prescrizioni che impongano limiti di emissione molto più rigorosi rispetto a quelli previsti dalle legislazioni nazionale e regionale, mirando a ridurre al minimo l’inquinamento”.

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