Pensieri per ciò che sarà

Taranto con gli occhi di un forestiero

Non dobbiamo abbandonare i nostri ragazzi, che non dobbiamo lasciarli soli, che non bisogna far perder loro la speranza di una Taranto diversa. Manteniamo i loro occhi curiosi sulle bellezze di Taranto, coltiviamo in loro quello spirito di unione e di condivisione. Apriamo le scuole a gente nuova e insegniamo in modo nuovo ma soprattutto insegniamo a vedere Taranto con occhi nuovi.
9 gennaio 2016
Gianmarco Tedesco

Come ogni anno, sotto le feste, il forestiero torna a casa, con le sue valigie, i suoi occhi assonnati da un viaggio lungo più di dodici ore e ad accoglierlo vi è Porta Napoli, col suo mare luccicante dal sole delle dieci, quando magari a Milano ha lasciato zero gradi e tanta nebbia. 

Riserbi sempre la speranza di poter trovare la tua terra più accogliente, più nuova, più tua, consapevole del fatto che dopo tanti viaggi hai visto cosa vuol dire vivere in terre che non siano Taranto, che siano qualcosa di diverso, di più strutturato, di più organizzato, di più moderno ma ovunque sei andato ti è mancato quel sapore di casa. Ti sono mancati gli odori, i sapori, le voci, le facce di gente che non conosci ma che non si sa perché tu senti tue. Ti sono mancate le facce di persone che non hai mai visto ma che senti i tuoi fratelli o le tue sorelle per il solo fatto che parlino come te, che concepiscano la vita così come tu la concepisci, che guardino la vita, e le cose che si muovono in essa, con gli stessi tuoi occhi.  Ti senti finalmente a casa.

Torni a Taranto con la consapevolezza di chi ha visto e di chi sa quale sia la considerazione che fuori, lontano da Taranto, abbiano della gente di Taranto. Sai che di quella gente, alla quale tu appartieni, non gliene frega niente a nessuno. Sai che a Milano, piuttosto che a Pisa, piuttosto che a Bari, piuttosto che a Martina Franca, di Taranto e dei suoi mali non interessa niente a nessuno. Sei consapevole di come e di quanto gli altri abbiano fatto squadra per ostacolare Taranto lasciandola a terra senza aeroporto, senza un porto turistico e senza università. Sai che continueranno a fare squadra affinché Taranto possa perdere definitivamente la speranza di un’isola turistica. Sai che continueranno a fare squadra affinché si possa perdere la speranza di una Taranto post-industriale oppure la speranza di una Taranto sostenibile. E per questo ti continueranno a dire che l’Ilva è una realtà industriale strategica per l’Italia, ti continueranno a dire che tre aeroporti in una regione sono troppi, oppure che quattro università in una regione sono troppe, oppure che “ma che ce ne dobbiamo fare di un altro porto turistico se abbiamo già Bari e Brindisi”.

“Taranto gente sola” si potrebbe intitolare.

Hai maturato la consapevolezza, giorno dopo giorno sempre più evidente, che l’unica strada da imboccare sia quella che ha intrapreso il tuo “nemico” (perché Taranto non ha amici, sia ben chiaro, ma solo nemici) e vale a dire quella dell’aiuto reciproco, della condivisione di esperienze, di quello che in gergo chiameresti “fare squadra”, “team building” in gergo aziendale. Tu, forestiero, sai che solo i Tarantini potranno salvare Taranto… e ti aspetteresti, per tanto, il meglio da loro.

Finite le feste e smaltiti i panettoni, due fatti della gente di Taranto ti porti dietro: la bestemmia in diretta TV e le immagini della devastazione di Capodanno con orde di barbari impegnati a lanciare divani dai balconi manco fossimo i protagonisti del peggior Capodanno fantozziano.

E ti chiedi se veramente questa sia la tua gente. E ti chiedi se questi li possa considerare i tuoi fratelli e se la fiducia che tu, forestiero, hai riposto in loro per salvare gli altri fratelli di Taranto sia meritata oppure no. Il forestiero che è in me, non vuole abbandonare la sua gente.

Il forestiero è consapevole del fatto che Taranto sia terra nella quale l’industria e i poteri forti hanno prodotto inquinamento e devastazione ambientale che sono stati puntualmente accompagnati da un inquinamento e da una devastazione dei costumi, della morale e del senso civico. È questo il risultato di cinquant’anni di un’industrializzazione non controllata degna di un romanzo dickensiano.

Se bonifiche un giorno dovranno essere, dovranno essere accompagnate da “bonifiche sociali”, da “bonifiche culturali” dove le scuole dovranno essere gli ospedali ed i professori i chirurghi.

“Taranto città lacerata” sottotitolo. agriturismo salinola

Sono i fatti di cui sopra che mi portano a credere, ancora di più e in modo più forte, che non dobbiamo abbandonare i nostri ragazzi, che non dobbiamo lasciarli soli, che non bisogna far perder loro la speranza di una Taranto diversa. Manteniamo i loro occhi curiosi sulle bellezze di Taranto, coltiviamo in loro quello spirito di unione e di condivisione che ci è stato tolto e negato in questi ultimi cinquant’anni. Apriamo le scuole a gente nuova e insegniamo in modo nuovo ma soprattutto insegniamo a vedere Taranto con occhi nuovi. Che sia insegnata più educazione civica e meno Manzoni, che si studino Falcone e Borsellino piuttosto che Pascoli e Carducci e che la parola di Francesco sia sostituita a quella di Nietzsche.

Che gli errori dei padri non siano gli stessi errori dei figli e che la Taranto dei padri sia diversa, molto diversa, dalla Taranto dei figli.

“Un’educazione nuova” è questo il titolo che mi aspetto per il nuovo libro di Taranto.

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