“Una macchia sulla coscienza collettiva dell'umanità”
viviamo in una città meravigliosa in cui gli interessi economici, politici e di Stato deturpano il nostro territorio, sabotando la nostra storia e infliggendo malattia e morte a noi e ai nostri cari. Io non ho sofferto per un mio caro, non ho perso nessuno al quale volevo bene come molti genitori, invece, vedono soffrire per i propri figli o sono rimasti orfani delle loro creature. Io la malattia la vivo nel mio corpo, in lotta da un anno contro la leucemia e sono contenta sia successo a me e non a mio figlio. Però vorrei risparmiare tanta sofferenza, nessun bambino e genitore deve più soffrire nella nostra città.
Lo so, siete stanchi. Anche io lo sono ma, allo stesso tempo, provo rabbia, più di prima. Abbiamo lottato tanto, abbiamo partecipato a numerose manifestazioni e cortei, abbiamo ripetuto più volte quanto per noi sia importante vivere in un ambiente sano e quanto sia dannatamente ingiusto che la nostra città sia sacrificata per salvare il Pil, i debiti con le banche e, ora, per produrre acciaio da utilizzare per le armi di una guerra che ripudiamo.

Però abbiamo vinto il processo Ambiente Svenduto che ha condannato 47 imputati per disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro; la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha pronunciato 4 nuove condanne nei confronti dello Stato Italiano oltre a quella del 2019, colpevole di non aver protetto la nostra salute, mentre lunedì scorso la Procura di Taranto ha espresso parere negativo in merito alla richiesta di dissequestro degli impianti dell’area a caldo avanzata dai Commissari straordinari dell’ex Ilva.

Lo so, siete arrabbiati, sembrano piccole conquiste che non ci aiutano a riscattare il nostro territorio e liberarci da una condizione di subalternità che perdura da oltre sessant’anni. Eppure, noi abbiamo un potere, abbiamo la possibilità di sovvertire quest’ordine di ingiustizie e possiamo farlo solo se inizieremo a credere che valiamo molto più di quanto lo Stato e le istituzioni non vogliano farci credere. Perché oltre a privarci della libertà di vivere e lavorare in un ambiente sano, ricco di storia e bellezze, per tutti questi anni ci hanno convinto di non essere meritevoli, soffocando le nostre speranze, le nostre idee, i nostri progetti, il nostro futuro. Dovremmo, invece, camminare a testa alta, orgogliosi delle potenzialità che il nostro territorio e la nostra storia ci offrono, pretendere soluzioni risolutive che ci liberino dall’ombra di un siderurgico, e insieme a lui dell’intero sito industriale, per investire nelle bonifiche dei nostri splendidi mari e dei nostri suoli, tornando a respirare aria pulita come a Trieste e Genova, dove l’acciaieria è stata considerata incompatibile con la vita umana. Dovremmo pretendere che nelle opere di bonifica vengano impiegati i nostri lavoratori e che la nostra città venga rilanciata economicamente, culturalmente e socialmente, affinché i nostri figli non siano costretti a studiare e cercare lavoro fuori. Noi possiamo farlo, noi dobbiamo pretenderlo. Non aspettiamo che siano gli altri a trovare la soluzione per noi, la soluzione siamo noi, con nostro il carico di rabbia ma, anche, con la nostra voglia di futuro. Lo dobbiamo a noi ma, soprattutto, ai nostri figli ai quali lasceremo in eredità questo pianeta che vorremmo veder salvato.
Ringrazio il Comitato cittadino per la salute e l’ambiente a Taranto per la possibilità di questo mio piccolo intervento.
TARANTO LIBERA!
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Celeste Fortunato4272 Kb - Formato m4a
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