450 abitazioni saranno abbattute, altrettante famiglie saranno trasferite in altri quartieri. Perché bisogna fare

Attenzione a non far arrabbiare padron Riva

Il Centro siderurgico, troppo vicino alle bitazioni, inquina? Spostiamo la città!
28 gennaio 2005

Quando fosse assolutamente necessario sradicare un uomo, o un gruppo di uomini, dall’habitat originario, bisogna prevedere un prezzo da pagare in termini di riadattamento sociale per il singolo ma anche per la comunità accogliente. Nessuno ha dimenticato lo sradicamento degli abitanti della Città Vecchia, trapiantati a Salinella e Paolo VI. Stiamo infatti ancora pagando. Obbiettano: ma a Paolo VI staranno più lontano dalle fonti di inquinamento. Questo è il punto. I fumi restano e gli uomini sfollano, come ai tempi di guerra. Non è forse una guerra quella in corso tra l’Ilva e la città? Una furiosa guerra a suon di carte bollate in cui l’Ilva vincerà grazie all’ambivalente comportamento delle amministrazioni comunale e provinciale. Un passo avanti e quattro indietro. Se non ci fossero già parecchi morti potremmo anche scherzare su questo tango dei nostri amministratori. Ha provato a cambiare il passo solo l’assessore alle Politiche del lavoro della Provincia. L’unanimità esistente, prima di tale distinguo, aveva il sapore del pasticciaccio trasversale. Il sangue versato e le famiglie mutilate dei capifamiglia per l’altissimo numero dei tumori sono stati frettolosamente dimenticati. La magistratura ci dirà quanti hanno pagato con la vita. Ma i lutti evidentemente non contano dinanzi al ricatto dell’occupazione. Bisogna ingoiare amaro e andare avanti. E se un giorno dicessimo basta alla premimenza del profitto, ai tumori, alle morti sul lavoro, a questo inquinamento che ti sommerge e pensassimo veramente ad una radicale bonifica del processo produttivo? Altrove hanno compatibilizzato i bisogni della produzione con la tutela dell’ambiente. Compatibilità che significa salute per noi e per i nostri figli. Altrove non hanno cercato di far credere che i guai dell’azienda dovesse pagarli la gente che ci abita vicino. I cittadini hanno avuto il rispetto che si deve sempre agli uomini e le aziende hanno adeguato i propri processi produttivi alle nuove norme della tutela ambientale. Taranto è un caso a parte. In riva allo Ionio la deportazione viene indicata come riqualificazione sociale. Smembrare un quartiere viene fatto passare per una parte del processo di miglioramento delle condizioni di un quartiere. Tutto pare dire a Taranto: Attenzione a non far arrabbiare padron Riva. D’altra parte perché far arrabbiare un benefattore che elargisce miliardi per la locale squadra di calcio?

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