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La superbomba passa per l'Italia

Il 15 luglio Tel Aviv chiede agli Usa un grosso ordine di benzina per jet, pochi giorni dopo richiede in tutta fretta un carico di munizioni «speciali». E come quelle impiegate contro Jugoslavia e Iraq, anche queste sono gestite da un centro «italiano»: la base di Camp Darby
23 luglio 2006 - Manlio Dinucci
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Oggi arriva in Israele la segretaria di stato Condoleezza Rice. Non per chiedere la cessazione della guerra: «Ciò che non faccio - ha dichiarato - è tentare di ottenere un cessate il fuoco che so non durerà». Prima di venire alla «Conferenza internazionale sulla crisi in Medio Oriente» che si svolge mercoledì a Roma, la Rice autorizza così Israele non solo a proseguire ma a intensificare i bombardamenti sul Libano. Non solo a parole.
Lo stesso numero del New York Times(22 luglio), che riporta le sue dichiarazioni, rivela che la scorsa settimana l'amministrazione Bush ha inviato in Israele, su richiesta del governo, un grosso carico di bombe a guida di precisione satellitare e laser. Lo confermano fonti dell'amministrazione che vogliono mantenere l'anonimato. Ciò indica - sottolineano - che «Israele ha ancora una lunga lista di obiettivi da colpire in Libano».
In una conferenza-stampa riportata dal Jerusalem Post(21 luglio), un pilota israeliano ha precisato che i cacciabombardieri F-16 della prima squadra aerea, i quali impiegano meno di dieci minuti per raggiungere Beirut, hanno scaricato mercoledì scorso, nel raid notturno, 23 tonnellate di bombe sul sobborgo in cui si pensava vi fossero dirigenti hezbollah nascosti in un bunker. Salvo i «danni collaterali» sugli abitanti del quartiere, il risultato è stato nullo.
Ma ora arrivano le nuove bombe made in Usa, facenti parte di un «pacco» la cui vendita a Israele è stata autorizzata da Washington l'anno scorso. Tra queste la Gbu-28: una maxi bomba a guida laser da 5.000 libbre (circa 2,3 tonnellate). Il documento di autorizzazione la descrive quale «arma speciale ideata per penetrare in centri di comando situati in bunker profondi rinforzati», precisando che «l'aeronautica israeliana userà le Gbu-28 con i suoi cacciabombardieri F-15» (forniti dagli Usa, come gli F-16). Secondo quanto dichiarato da David Siegel, portavoce dell'ambasciata israeliana a Washington, «usiamo munizioni a guida di precisione per neutralizzare le capacità militari degli Hezbollah e minimizzare i danni per i civili». Le Gbu-28 sarebbero dunque «bombe umanitarie».
Nel «pacco» fornito dagli Usa vi sono «almeno cento Gbu-28». Ufficialmente esse sono vendute a Israele, in realtà sono regalate: nell'anno fiscale 2007 (che inizia il 1° ottobre 2006) l'amministrazione Bush fornirà a Israele un «aiuto» di circa 2,5 miliardi di dollari, di cui 2,3 miliardi sotto forma di «aiuto militare». Con questo denaro Israele acquista dalle industrie belliche statunitensi bombe e altre armi. Il ciclo così si chiude: i miliardi di dollari di aiuto militare a Israele tornano negli Usa accrescendo i profitti dell'apparato militare-industriale. E poiché i caccia che vanno a bombardare consumano molto, il Pentagono ha deciso lo scorso 15 luglio di vendere a Israele carburante per jet (Jp-8) per l'ammontare di 210 milioni di dollari, allo scopo di «mantenere la pace e sicurezza nella regione».
Da dove è stato spedito l'ultimo carico di bombe destinato a Israele? Nessuno ufficialmente lo dice. C'è però un fatto: la base logistica Usa in cui sono depositate le bombe per le forze aeree e terrestri che operano nell'area mediterranea, nordafricana e mediorientale, è Camp Darby. Da questa base, situata tra il porto di Livorno e l'aeroporto di Pisa, è partita gran parte delle bombe usate nelle due guerre contro l'Iraq e in quella contro la Jugoslavia. Poiché l'amministrazione Bush ha deciso la scorsa settimana la «rapida spedizione» di questo carico di bombe, con navi o aerei cargo o ambedue, è del tutto logico che esse siano partite da Camp Darby.
C'è anche un altro elemento che rafforza tale ipotesi. Come documenta l'organizzazione statunitense Global Security(le cui informazioni sono risultate finora sempre attendibili), il 31° squadrone munizioni che opera a Camp Darby «è responsabile del maggiore e più disseminato arsenale di munizioni convenzionali delle Forze aeree Usa in Europa, consistente in 21.000 tonnellate collocate in Italia, e di due depositi classificati situati in Israele». Esiste dunque un collegamento organico tra la base di Camp Darby e i due depositi in cui sono «preposizionate» in Israele bombe Usa per aereo. E' quindi del tutto probabile che le bombe già sganciate, e quelle ancora più potenti che saranno sganciate sul Libano, provengano o comunque siano transitate da Camp Darby. Va qui ricordato che la legge 17 maggio 2005 n. 94, che istituzionalizza la cooperazione tra i ministeri della difesa e le forze armate di Italia e Israele, prevede anche «l'importazione, esportazione e transito di materiali militari».
Questi sono i fatti da ricordare quando, mercoledì prossimo, Condoleezza Rice prenderà la parola a Villa Madama per spiegare la posizione del suo governo. «Il presidente Bush - riporta The Washington Post(21 luglio) - considera il conflitto in Medio Oriente un passo verso la pace». Come hanno spiegato alti funzionari dell'amministrazione, il presidente è contrario a un cessate il fuoco immediato perché «vi è l'opportunità di schiacciare gli Hezbollah e questa va sfruttata anche se vi saranno altre gravi conseguenze da affrontare». Il presidente «è addolorato per la perdita di ogni vita, ma è convinto che è arrivato il momento di fare chiarezza». Quello che è già chiaro, invece, è che Israele aveva da tempo pianificato l'attacco in stretto coordinamento con Washington e che ha volutamente creato il casus belli - il «rapimento» di due soldati israeliani, avvenuto non in territorio israeliano ma libanese - per mettere a ferro e fuoco il Libano e preparare la guerra contro la Siria e l'Iran. La Conferenza di mercoledì prossimo a Roma, dalla quale sarà assente la controparte (il movimento Hezbollah e la Siria), servirà a prendere ancora tempo per permettere a Israele di completare l'opera di distruzione, per poi mandare una «forza di interposizione» a guardia dei crateri aperti dalle Gbu-28.

L'ordigno da due tonnellate nato per colpire Baghdad
La Guided Bomb Unit-28(Gbu-28) è nata nel 1991 con la prima guerra contro l'Iraq. Nella prima settimana dopo l'inizio dei bombardamenti, l'aeronautica Usa chiese alle industrie belliche di costruire una bomba a guida laser adatta a penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando. Vinse la gara la Lockheed, che realizzò la bomba in tempo record: iniziato il lavoro il 1° febbraio, consegnò i primi esemplari il 16 febbraio. Per costruire la bomba fu utilizzata la canna di un cannone. Nei primi test la Gbu-28 penetrò, prima di esplodere, a oltre 30 metri di profondità nel terreno e a 6 metri di profondità nel cemento. Ma ormai la guerra stava per finire: furono comunque sganciate sull'Iraq, da aerei F-111, due di queste bombe. Come mostrò la ripresa effettuata dall'aereo, una Gbu-28, dopo essere penetrata con precisione in un rifugio sotterraneo, esplose 6 secondi dopo l'impatto. Dopo il battesimo del fuoco nelle condizioni reali di una guerra, la Gbu-28 è stata modificata e ripetutamente testata per migliorarne le prestazioni. La scheda tecnica indica che è lunga quasi 4 metri, ha un diametro di 36 centimetri e pesa oltre 2 tonnellate. La testata contiene un alto esplosivo (Tritonal). Il pilota dell'aereo, un F-15 o un F-111, illumina il bersaglio con un designatore laser e la bomba, una volta sganciata da circa 10 km di distanza, si dirige automaticamente verso il punto illuminato. Poiché l'impiego di un'arma nelle condizioni reali di una guerra vale per i costruttori più di qualsiasi test, l'uso della Gbu-28 da parte dell'aeronautica israeliana in Libano sarà estremamente prezioso per la Lockheed. Lo sarà anche per il Pentagono, che sta sviluppando un programma per realizzare testate nucleari penetranti per distruggere, in un attacco «preventivo», i bunker dei centri di comando così da «decapitare» il nemico al primo colpo.

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