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il lancio di un missile potrebbe provocare un vero e proprio contrattacco con forze nucleari strategiche

Il Pacifico impegno di Obama: dalla Libia all’Iran mette le basi in Australia

gli sforzi per impedire all'Iran di acquisire armi nucleari potrebbero provocare reazioni pericolose, incluso il perseguimento del paese di altri sistemi di armi non convenzionali
19 novembre 2011 - Rossana De Simone

laboratorio

Attaccare o non attaccare l’Iran? A differenza del 2003 (Iraq) la popolazione statunitense è estremamente ostile ad un attacco all'Iran. Secondo una indagine telefonica condotta tra il 18 ottobre e il 24 da Der Deutsche Marshall Company Research Fund, solo il 4% degli europei sono d’accordo per un attacco all’Iran.

Eppure quando si parla di guerra e di armi bisogna stare attenti. Una esplosione ha ucciso 17 persone in un deposito di armi in Iran, il continuo allarme contro l'Iran sta coinvolgendo anche la Siria. La Lega araba guidata dal Qatar sarebbe contraria ad un attacco contro la Siria ma UN Watch (Monitoring the UN, Promoting Human Rights), una organizzazione di Ginevra che coordina le pratiche del NED e la FIDH (Mouvement mondial des droits de l’Homme), ha già avviato diverse petizioni contro il regime di Bashar al-Assad per fare la stesse accuse di massacri come quelle promosse dall’ex segretario della Lega libica per i diritti umani.
Il National Endowment for Democracy, o NED, è un'organizzazione che si presenta come una ONG ufficialmente dedicata "alla crescita e al rafforzamento delle istituzioni democratiche nel mondo" ma in realtà è una organizzazione finanziata al 95% dal Congresso degli Stati Uniti.
Fu sotto l'amministrazione Reagan che la sua creazione è stata formalizzata nel 1982.

Nell’articolo “Managing networks of risk: A tailored approach to Iran’s biological warfare threat potential”, Kirk C. Bansak scrive che “gli sforzi per impedire all'Iran di acquisire armi nucleari potrebbero provocare reazioni pericolose, incluso il perseguimento del paese di altri sistemi di armi non convenzionali. Grazie al settore delle Biotecnologie e Farmaceutica altamente sviluppato, l'Iran ha le capacità tecniche per un ottenere un sistema di armi biologiche. Non è chiaro se Teheran ha già iniziato un programma di armi biologiche, ma la minaccia iraniana è abbastanza grave da prendere in seria considerazione una strategia rigorosa per la sua non proliferazione che potrebbe essere attuata in parallelo agli sforzi di non proliferazione nucleare”.
Questa strategia deve essere adattata specificamente per l'Iran e deve essere concentrata su tre gruppi di fattori: quelli che facilitano la proliferazione, quelli che motivano la proliferazione, e quelli che formano i parametri secondo i quali si verifica la proliferazione.
Un altro mezzo politico per influenzare Teheran ad onorare i suoi obblighi BWC comporta il rafforzamento del trattato stesso, in particolare nel settore della valutazione di conformità e sicurezza. Sebbene sia improbabile che nel prossimo futuro riprendano i negoziati su un protocollo di verifica giuridicamente vincolante (un processo che si è concluso polemicamente nel 2001), gli Stati Uniti e i loro alleati devono continuare ad esplorare altre possibilità per migliorare un sistema capace di dimostrare una conformità con il trattato. La promozione di misure di trasparenza reciproca tra l'Iran ei suoi avversari potrebbe avvenire anche al di fuori del quadro BWC.
http://www.upmc-biosecurity.org/website/resources/publications/2010/pdf/2010-01-19-gov_judgments_BWthreat.pdf

Tuttavia sono proprio i paesi occidentali a far crescere l’allarme sulla promozione di una nuova generazione di armi biologiche.
“I progressi nel campo delle neuroscienze e della neurotecnologia hanno richiesto discussioni sui modi in cui tale sviluppi potrebbero essere usati come armi in contesti di sicurezza nazionale, l'intelligenza, e la difesa. Questa carta definisce il concetto di neuroweapons, e chiarisce aspetti operativi legati al loro uso nell’intelligence strategica, come ad esempio le interfacce cervello-macchina per migliorare l'efficienza nei dati d’analisi. Come pure, l'esplorazione di neurofarmacologici, neuromicrobiological e agenti neurotossici sono rilevanti per la loro utilità in scenari di combattimento”.
Neurotechnologies as weapons in national intelligence and defense – An overview
http://www.synesisjournal.com/vol2_no2_t1/GiordanoWurzman_2011_2_1.pdf

Venerdì 17 novembre 2011 l’Agenzia internazionale dell'energia atomica ha approvato una risoluzione sul programma nucleare iraniano in cui si sottolinea la "crescente preoccupazione" per il programma nucleare di Teheran.
http://isis-online.org/uploads/isis-reports/documents/IAEA_Iran_8Nov2011.pdf

Il testo, approvato con il voto favorevole di 32 Stati su 35 membri, due i contrari, Cuba ed Ecuador, l'Indonesia si è rifiutata di esprimere un voto, definisce essenziale l’intensificazione del dialogo fra Iran e Aiea ed esorta Teheran a "rispettare pienamente e senza ritardi i suoi obblighi legati alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza". La risoluzione non contiene scadenze temporali e chiede al direttore dell'Aiea, Yukiya Amano, di riferire al consiglio a marzo sull'eventuale rispetto della risoluzione da parte di Teheran così come richiesto da Cina e Russia. Teheran ha sempre negato che il suo programma nucleare sia orientato verso lo sviluppo di armi.
Secondo l'ambasciatore Ali Asghar Soltanieh il documento è poco professionale, sbilanciato, illegale e politicizzato "Tutte le risoluzioni sulla base di questo rapporto ... non sono giuridicamente vincolanti, quindi non sono applicabili”.
Il rapporto dell'AIEA riferisce di una "discrepanza" di circa 44 libbre di materiale atomico presente presso il Laboratorio di Ricerca Jabr Ibn Hayan Multipurpose a Teheran, non può alimentare un arma ma potrebbe aiutarne le attività di sviluppo.

Negli USA sei legislatori democratici e repubblicani hanno fatto pressione sul presidente Obama per verificare se la banca centrale è coinvolta negli aiuti per la costruzione di armi di distruzione di massa in Iran, il Segretario alla Difesa Leon Panetta discuterà con il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak sui rischi potenziali conseguenti all’impiego della forza armata contro l'Iran.

Nel frattempo vi sono piani Usa per vendere bombe agli Emirati arabi del Golfo da lanciare contro i bunker iraniani. Si tratta di migliaia di bombe sofisticate tra le quali i "bunker-buster", ovvero bombe a alte penetrazione capaci di distruggere obiettivi sotterranei fortificati, come quelli costruiti dall'Iran per depositare e sviluppare il suo arsenale di armi. Il piano rientrerebbe nel quadro della costituzione di un'alleanza regionale per far fronte alla Repubblica islamica iraniana nell'area del Golfo persico.
http://www.aljazeera.net/NR/exeres/E64E2392-AB9C-40B7-B7F7-6B7439EB9524.htm?GoogleStatID=9

HTV-2 in fase di distacco dal Minotaur IV

Sempre il 17 novembre 2011 il Dipartimento della Difesa statunitense ha annunciato il successo di un test dell’ Hypersonic "Global Strike", una tecnologia all’avanguardia che potrebbe essere incorporata per un attacco globale (non nucleare) che ha la capacità di arrivare in qualsiasi parte del mondo nel giro di un’ora.
Defense Announces Successful Test of Army Advanced Hypersonic Weapon Concept
http://www.defense.gov/releases/release.aspx?releaseid=14920

L’obiettivo del veicolo Advanced Hypersonic, che ha viaggiato dentro l'atmosfera della Terra ad velocità ipersonica, era quello di raccogliere dati sulla aerodinamica, navigazione, guida, controllo, e tecnologie di protezione termica attraverso un monitoraggio durante tutto il test, dalle attività sulla terraferma, in mare, nel cielo e nello spazio. Le informazioni raccolte dallo studio saranno utilizzate dall'Agenzia Spaziale dell'Esercito e della Missile Defense Command / Army Comando delle Forze strategiche per progettare e costruire nuove armi ipersoniche che utilizzano boost-tecnologia planare. Un test precedente effettuato con un diverso tipo di veicolo di prova - tecnologia Falcon Hypersonic Vehicle-2 - progettato dall'Agenzia Defense Advanced Research Projects, non ha avuto successo. L'Air Force e i ricercatori DARPA studiano congiuntamente l'aerodinamica del volo ipersonico. Il test potrebbe aiutare il Pentagono a determinare se un rivestimento in carbonio applicato a Advanced Weapon Hypersonic potrebbe consentire tali veicoli di sopportare l'intenso calore generato dalla velocità otto volte la velocità del suono.
http://www.darpa.mil/Our_Work/TTO/Programs/Falcon_HTV-2.aspx

Dunque il presidente Obama ha deciso di riprendere uno dei programmi più pericolosi dell’era Rumsfeld, quello di dotarsi di missili che potrebbero, in teoria, cominciare una terza guerra mondiale. Ai tempi di Bush Putin affermò che "il lancio di un missile potrebbe provocare un vero e proprio contrattacco con forze nucleari strategiche” perché non è possibile sapere se la testata nemica sia nucleare o meno.

Nel mese di ottobre il Dipartimento dell’Energia ha rilasciato un rapporto che chiede una riorganizzazione massiccia dei laboratori del dipartimento, compresi quelli che svolgono il lavoro di armi nucleari. I laboratori del dipartimento concentrati sul lavoro delle armi nucleari sono tre: il Lawrence Livermore National Laboratory in California, il Los Alamos e Sandia National Laboratories in New Mexico. La necessità di ridurre le spese militari imporrebbe a NNSA (National Nuclear Security Administration) un taglio di quasi 500 milioni di dollari in questo anno fiscale.
L'impianto utilizzato per produrre plutonio a Los Alamos avrebbe bisogno dai150 milioni ai 300 milioni di dollari per rinforzi contro eventuali scosse sismiche che provocherebbero emissioni radioattive, "è necessario garantire una protezione adeguata in ogni momento della giornata", ha detto il presidente del consiglio Pietro Winokur.
Mentre i miglioramenti alla produzione del plutonio devono essere finiti nel 2012, i miglioramenti al sistema antincendio della struttura non saranno completati fino all'anno successivo, quelli di un sistema per rinfrescare l'aria è previsto nel 2020.

Ma le decisioni in politica estera e strategia militare del Presidente non finiscono qui.
La guerra in Libia non è stata solo un esempio di sperimentazione di nuove armi, essa ha fornito dati per analizzare la validità dell’uso intrecciato di forze (dispositivo americano, forze franco-britanniche, cornice formale della NATO) in sequenza e in tempi accelerati con l’appoggio di tre stati mediorientali, Qatar Emirati e Giordania. Questi hanno attivato la cosiddetta infowar condotta attraverso mass media amici e hanno inviato forze speciali e contractor (da affiancare a quelli francesi e inglesi, l’Italia avrebbe fornito istruttori). Il ruolo dei governi e delle opinioni pubbliche araba è stato essenziale.

Libia

Il comandante della Nato in Libia ha annunciato la sua intenzione di porre fine alle ostilità attraverso Facebook quando la NATO non aveva ancora emesso un comunicato stampa ufficiale.
Secondo un articolo di Wired i social media non hanno causato la rivolta ma Facebook, Twitter e YouTube sono stati ciò che l'esercito chiama "moltiplicatori di forza", cioè hanno amplificato gli effetti dei movimenti sociali consentendo alle persone di organizzarsi internamente e trasmettere il loro messaggio nel mondo in tempo reale.

Entrando nel merito dei sistemi d’arma sappiamo che tre settimane prima dell’inizio della guerra si sono utilizzati i droni Predator . Dall’inizio della guerra i Predators hanno lanciato 145 attacchi con missili Hellfire, più del doppio che in Pakistan. Il Pentagono non ha confermato se il Predator, o qualsiasi altra cellula Stati Uniti, è stato coinvolto nel raid aereo della Nato a Sirte quando Gheddafi è stato catturato e orrendamente assassinato.
Sin dal primo giorno il sottomarino nucleare USS Florida ha lanciato da solo un centinaio di missili Tomahawk. Queste munizioni non sono come le altre dell'arsenale americano.
E’ piccolo, maneggevole, in grado di vedere l’ambiente circostante e per questo definito cugino suicida del drone: un aereo robot, imbottito di esplosivo, che non ha alcuna intenzione di tornare a casa. Il velivolo X-51A è stato progettato per testare tecnologie per una nuova generazione di missili da crociera, il che significa che i missili da crociera di domani potrebbero essere otto volte più veloci rispetto Tomahawk di oggi.

Per quanto riguarda l’Italia il generale di Squadra Aerea Giuseppe Bernardis ha dichiarato che in Libia l’Aeronautica Militare ha fatto attività mai svolte fatte prima sia per numero di missioni, sia per l’impiego di particolari sistemi d'arma o armamenti mai utilizzati.
“Ufficiali, Sottufficiali, Personale di Truppa e Personale Civile, lo scorso 31 ottobre, a mezzanotte, la NATO ha dichiarato conclusa l’Operation Unified Protector (OUP). L’OUP, come pure la sua fase precedente Odissey Dawn, ha costituito per l’Aeronautica Militare la più imponente operazione condotta dopo il 2° Conflitto Mondiale. Ho avuto modo di dire all’inizio dell’operazione che ci sarebbe stato assegnato un ruolo di non facile interpretazione: così è stato. Proprio per questo sono fiero di dire che l’Aeronautica Militare ha saputo agire con capacità, determinazione e tenacia, fornendo in silenzio e senza clamori il suo contributo essenziale per il successo dell’operazione.
È per questo che voglio ringraziare calorosamente il personale tutto, in particolare quello dei Reparti di Volo: ben fatto! Viva l’Aeronautica Militare”.

Di cosa dovrebbe andare fiero il generale Giuseppe Bernardis? Che l’Alleanza ha trovato un modulo politico-umanitario-militare capace di provocare più di 30mila vittime civili?
Quanti ad opera della 20mila sortite italiane di cui 7500 con bombardamenti verso 5000 obiettivi?
Questi obiettivi in alcuni casi corrispondevano ad hardware venduto alla Libia dall’Italia stessa (corvette classe Assad).

Sempre per proteggere i civili si è fatto uso di uranio impoverito in aree densamente popolate così come già accaduto in Kuwait, Kosovo, Iraq e Afghanistan.
http://www.mediafreedominternational.org/2011/10/03/radioactive-weapons-with-long-term-health-risks-dropped-into-libya/

Rientra nel successo anche quanto denunciato dall'ammiraglio Di Paola circa la scomparsa di 10.000 missili terra-aria della Nato che potrebbero essere contrabbandati in altri Paesi?
Anche gli Stati Uniti sarebbero seriamente preoccupati per la scomparsa addirittura di circa 20.000 missili anti-aereo di cui si sono perse le tracce. Tali missili del peso di circa 25 chili e lunghi da un metro e 20 ad un metro e 80 centimetri, possono essere facilmente trasportati ed hanno un sistema di ricerca di calore con cui individuano gli aerei da abbattere nel raggio di circa tre chilometri.

Secondo il Guardian la presunta portata dell’arsenale trovato in Libia nei giorni scorsi dimostra che Gheddafi mentì all’ex premier britannico, Tony Blair, quando promise nel 2004 che avrebbe smantellato le armi di distruzione di massa (nucleari e chimiche). http://www.guardian.co.uk/world/2011/nov/14/british-officials-help-libya-chemical-weapons/print

Ma chi ha venduto le armi convenzionali e non alla Libia?
Nel nuovo rapporto sul controllo delle esportazioni di armi datato 10 novembre che tratta della vendita di armi in tutto il Mediterraneo, Medio Oriente e Nord Africa, si parla ovviamente della Libia. Uno degli autori del rapporto ha dichiarato: "Il volume enorme di armi che sono state esportate dai paesi dell'Unione europea a regimi autoritari in Medio Oriente e il Nord Africa negli ultimi anni, dimostra chiaramente che i controlli sulle esportazioni di armi non funzionano bene. L'imminente revisione della politica di controllo delle esportazioni UE offre la possibilità di risolvere il problema, ma rimane una domanda, gli Stati membri vorranno cogliere questa opportunità”?
http://www.internationalpeaceandconflict.org/forum/topics/new-report-presses-thorough-review-of-eu-arms-export-control-syst

La cancelliera Angela Merkel sta cercando di rendere più facile l’esportazioni di armi per l'industria tedesca. In un documento inviato a Bruxelles di recente, Berlino ha chiesto che gli interessi economici siano adeguatamente considerati quando si tratta di esportare. In un documento consegnato alla Commissione europea il 27 ottobre il governo tedesco sostiene che, quando si tratta di esportare "il tentativo di impedire la proliferazione e accumulazione di armi non dovrebbe irragionevolmente ostacolare o impedire il commercio legale, in particolare quando si tratta di relazioni economiche con i nuovi poteri regionali ".
Il documento si concentra sui cosiddetti "beni a duplice uso" che hanno applicazioni sia militari che civili. Entrambe le considerazioni di politica estera e di sicurezza così come gli interessi economici dovrebbero essere "adeguatamente considerate", afferma il documento. Le parole "diritti umani" non fanno la loro comparsa nelle 21 pagine del documento anche se la Merkel sottolinea spesso che la politica di sicurezza per il suo governo è un "valore guida”.
In futuro, spera Berlino, sarà più facile fornire beni a duplice uso, armamenti e armi verso i paesi del Golfo. Già la Germania ha consegnato una fabbrica in Arabia Saudita per la produzione di fucili d'assalto e ha esportato un sistema di controllo delle frontiere .
http://www.spiegel.de/international/germany/0,1518,796541,00.html

Evidentemente non è bastato lo scandalo suscitato dal ritrovamento di alcuni fucili senza numero di riconoscimento trovati in Libia per cui lo specialista di armi leggere Heckler&Koch sta scivolando sempre più in una spirale giudiziaria. La procura di Stoccarda parla di un "Vaso di Pandora".
La vicenda - scrive la Frankfurter Allgemiene Zeitung - è resa più complessa dal fatto che Heckler&Koch è da tempo un finanziatore del partito di maggioranza Fdp.
http://www.faz.net/aktuell/politik/inland/heckler-koch-bestechungsverdacht-bei-waffenhersteller-11531066.html#Drucken

basi americane

“Le riduzioni di spesa della difesa americana non devono essere a scapito del Pacifico” ha detto Obama in Australia..

Il presidente evidentemente non ha bisogno di un "riesame strategico globale" che lo guidi nella direzione che gli Stati Uniti dovrebbero perseguire. Obama si è impegnato per un ruolo attivo e a lungo termine in Asia e lo ha annunciato a Canberra. Il suo Paese dispiegherà in Australia 2500 marines nell'ambito di un'iniziativa che punta a rafforzare l'alleanza tra i due Paesi.
L’iniziativa è stata immediatamente condannata dalla Cina. Secondo Pechino Washington con questa mossa non farebbe altro che aumentare la tensione militare nella regione.
L'iniziativa prevede la presenza permanente di un contingente militare Usa in Australia e rientra nell'ambito del ridispiegamento delle forze a stelle e strisce che prevede un rafforzamento dei presidi nella regione dell'Asia e del Pacifico. Una operazione che servirebbe a riequilibrare la crescente influenza cinese. Per quanto il numero dei militari coinvolti sia piccolo e le strutture che verranno utilizzate per ospitarli saranno di proprietà del governo australiano, la Cina ha immediatamente manifestato le sue perplessità: “Pensiamo che tutto questo merita una discussione”, ha detto un portavoce del ministero degli Esteri cinesi, sollevando dubbi sul fatto che il rafforzamento dell'alleanza militare tra Australia e Usa tuteli realmente i loro interessi nella regione.
http://content.usatoday.com/communities/theoval/post/2011/11/obama-defense-cuts-wont-affect-asia-pacific-region/1

Curiosamente in America si è contemporaneamente aperta una discussione sulla chiusura delle basi militari all’estero. All'inizio di questo mese il democratico Jon Tester e il repubblicano del Texas Kay Bailey Hutchison, hanno introdotto la proposta di creare una commissione per valutare la presenza militare degli Stati Uniti all'estero. Tester e Hutchison si impegnano ad esaminare i potenziali benefici e risparmi realizzati con la chiusura delle basi militari.
Con il riallineamento delle basi e loro chiusure (BRAC) si era ottenuto nel passato un risparmio di 16 miliardi dollari. La commissione Bowles-Simpson ha stimato che tagliare di un terzo le basi americane in Asia e in Europa permetterebbe di risparmiare 8,5 miliardi dollari entro il 2015.
Il Center for American Progress sostiene che con una riduzione di 50.000 soldati provenienti dall’ Europa e dall’Asia si avrebbe un risparmio di 70 miliardi dollari nei prossimi dieci anni.
La fine delle guerre in Afghanistan e in Iraq può e deve portare ad una riduzione, se non eliminazione, delle basi USA in quei paesi.
http://hutchison.senate.gov/?p=press_release&id=828

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