Petrolio: non è solo una questione di solti ma di democrazia

Promesse elettorali ripropongono ricchezza e prosperità per i Lucani, c'è chi propone la benzina a metà costo e chi invece promette di rivedere i contratti e le intese con ENI, proprio mentre l'intera Basilicata è asservita alle lobby del petrolio
4 aprile 2008
NO SCORIE TRISAIA

- Ma gli esponenti di PD e PDL in nome "dell'ambientalismo del fare" alias dell'affare petrolio si sono mai chiesti se i lucani fossero ancora disposti a subire passivamente questa colonizzazione distruttiva?

Gli aspiranti senatori e deputati non considerano come il petrolio non sia solo incompatibile con le attività del territorio, ma abbia aperto una falla nel sistema della democrazia in Basilicata. E' per questo motivo che abbiamo chiesto la moratoria petrolifera in Basilicata ed ai sindaci di convocare consigli comunali aperti dopo aver fatto un'adeguata campagna di informazione sul territorio.

Non credono i nostri politici che su queste scelte è importante che le decisioni avvengano democraticamente e per i casi più delicati anche tramite referendum cittadini?A quanti ancora credono che con il petrolio si possano fare affari, ribadiamo che, alla luce dell'esperienza decennale in Basilicata, esso si dimostra incompatibile anche dal punto di vista economico.

I vari candidati al Parlamento della Repubblica, i vari Bubbico, Latorre, Pagliuca provino a quantificare ad esempio i finanziamenti che hanno perso le imprese lucane legate all'obbiettivo 1 dell'Unione Europea a causa del PIL drogato dalle estrazioni petrolifere (si accorgerebbero che sono molto più delle royalites)e, in aggiunta devono quantificare piuttosto i danni indotti al sistema economico, sopratutto quello agricolo della Val d'Agri e allo sviluppo del parco nazionale.

Senza considerare poi il costo delle future bonifiche impossibili da stimare poiché i danni ambientali e l'inquinamento non sono stati rilevati in maniera puntuale ed organica dalla Regione in questi dieci anni di estrazioni petrolifere, così come dimostra l'emanazione del recente bando sul Centro di Monitoraggio Ambientale da parte della Regione Basilicata che pure avrebbe dovuto garantire idonei controlli. Sono eloquenti i danni già prodotti, come ad esempio quelli che sono costretti a subire le oltre 50 famiglie che vivono in prossimità.

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