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    Alessandro Marescotti
Padre Dario Bossi nella campagna internazionale evidenzia il nesso fra sfruttamento minerario e disboscamento

Dalla Foresta Amazzonica al quartiere Tamburi di Taranto, il lungo viaggio della polvere rossa

La polvere rossa che si poggia sul quartiere Tamburi è la stessa polvere rossa che causa proteste in Brasile. La Vale è attualmente al centro di una campagna di contestazione internazionale coordinata dai missionari comboniani brasiliani che difendono la foresta Amazzonica e le popolazioni locali.
16 luglio 2011 - Alessandro Marescotti

Si potrebbe cominciare con una storia: la storia del viaggio di quella polvere rossa che tinge il quartiere Tamburi e il cimitero di Taranto. Un viaggio che parte dalla Foresta Amazzonica dove vengono tagliati gli alberi e scavate miniere. Sono pochi i posti nel mondo dove si trova in abbondanza quel minerale di ferro e uno di questi posti ricchissimi di minerale è proprio la Foresta Amazzonica. Da lì la polvere rossa viene estratta e stoccata, sporcando terribilmente quartieri nati sulla miniera, che diventano rossastri e che sembrano assomigliare ai Tamburi. Poi quella polvere viaggia via terra, con camion e treni, per giungere al porto brasiliano di Sao Luis e imbarcarsi in enormi navi. Nel viaggio si formano anche le uova degli scarafaggi che si dischiuderanno nei giorni successivi. La polvere rossa giunge al porto di Taranto. E arriva a poca distanza dal quartiere Tamburi, nel parco minerali Ilva, in attesa di entrare nel ciclo produttivo integrale dello stabilimento Ilva, in quella che è definita l'area a caldo. Il lungo viaggio della polvere rossa è finito. Ma a spiegarlo bene con un fumetto per i bambini delle scuole elementari ci pensa l'Ilva. Lo si può leggere qui http://www.ilvaprogettoscuole.it/fumetto.aspx (precisamente a pagina 5).

 

Dal fumetto passiamo alla realtà.La notizia è di questi giorni: la nave più grande del mondo è attraccata a Taranto.

 

E' attraccata il 14 luglio, al 4° sporgente Ilva, e si chiama “Vale Brasil”. Ha effettuato in Brasile un carico di minerale di ferro per l'Ilva di Taranto. E' lunga quasi 400 metri, è larga 65 metri e ha una portata di 500 mila tonnellate.

 

La Vale è una delle multinazionali minerarie più importanti del mondo, la prima nell’estrazione del minerale di ferro. Come si è detto, la compagnia ha il suo cuore produttivo maggiore nell'Amazzonia.

 

L'Ilva si rifornisce di minerale di ferro dalla Vale e questo materiale a Taranto viene stoccato a cielo aperto nel parco minerali dello stabilimento siderurgico, a poca distanza dal quartiere Tamburi.

La polvere rossa che si poggia sul quartiere Tamburi è la stessa polvere rossa che causa proteste in Brasile. La Vale è attualmente al centro di una campagna di contestazione internazionale coordinata dai missionari comboniani brasiliani che difendono la foresta Amazzonica e le popolazioni locali.

 

La rabbia e la disperazione delle popolazioni locali è raccontata in “Non Vale”, un documentario di Silvestro Montanaro sull'impatto dello sviluppo minerario e siderurgico lungo il corridoio del Carajás (Brasile, stati del Parà e del Maranhão). Il filmato è andato in onda su RAI3 ed è allegato come DVD al libro “Il prezzo del ferro” di Francesco Gesualdi e Dario Bossi, edito dalle Edizioni Missionarie Italiane (EMI). "Il prezzo del ferro" Il sottotitolo del libro è tagliente: “Come si arricchisce la più grande multinazionale del ferro e come resistono le vittime a livello mondiale”.

Francesco Gesualdi è un allievo di don Lorenzo Milani e di occupa di consumo critico mentre Dario Bossi è un missionario comboniano che in Brasile organizza la protesta nonviolenta nei confronti della multinazionale Vale.

 

Padre Dario Bossi nella campagna internazionale evidenzia il nesso fra sfruttamento minerario e disboscamento. Denuncia gli impatti sulla salute e l'ambiente. Diffonde le immagini di incendi spaventosi e di fumi che intossicano i bambini basiliani vicino alle miniere. Solo in parte le devastazioni ambientali, secondo padre Dario, vengono compensate con piante di eucalipto che però non riportano la foresta originaria e la biodiversità perduta.

 

Sono 892 i chilometri che collegano il più ricco giacimento di ferro del mondo (Carajás) a uno dei principali porti commerciali dell’America Latina: São Luís. Ci passano quotidianamente 12 treni di 330 vagoni e 4 locomotive, carichi di minerali. Il volume di affari per la Vale è enorme. Ma forte è la protesta delle popolazioni locali che trova visibilità in questa campagna internazionale.

 

Sul sito “Giovani e missione” è spiegato l'obiettivo della campagna sulla Vale: “L’obiettivo della campagna è triplice: ottenere indennizzazioni per tutte le violazioni commesse da Vale do Rio Doce nel corridoio della ferrovia, forzare le operazioni di compensazione ambientale che sono state assunte come impegno, ristabilire un fondo di sviluppo della regione intera, a quota fissa annuale proporzionale ai guadagni della compagnia, gestito da un consorzio di municipi e movimenti sociali locali”.

 

Alla campagna aderiscono: Forum di Carajas, FAOR, CUT MA, Caritas del Maranhao e Parà, Sindacato Ferrovie Parà-Maranhao-Tocantins, SMDH, Missionari Comboniani, Union Steel Workers, Centro Nuovo Modello di Sviluppo-Italia.

 

Silvia Marcuz gestisce il sito www.giavaniemissione.it e spiega: “In giovaniemissione potremmo dare risonanza alla lotta di Taranto mettendola in connessione con quella della campagna sulla Vale”.

 

I missionari comboniani locali che si oppongono alla Vale hanno lanciato un appello al mondo intero contro la devastazione ambientale: “Scriviamo da una terra che era Amazzonia e non lo è più”.

 

Nel documentario di Silvestro Montanaro si vedono le popolazioni locali brasiliane che protestano con le mani rosse del minerale di ferro estratto e che imbratta ogni cosa. Sembrano scene di Taranto, girate nel quartiere Tamburi, invece sono girate in Brasile. Luoghi diversi, ma la rabbia contro la “polvere rossa” è la stessa.

Recentemente Francesco Gesualdi, uno dei due autori del libro “Il prezzo del ferro”, è venuto a Taranto per una testimonianza nell'ambito degli incontri della pace di Pax Christi e ha detto che Taranto potrebbe gemellarsi con la protesta brasiliana per cercare soluzioni comuni che chiedano all'economia di rispettare comuni standard etici, ambientali e umani in tutto il mondo.

Le tante lotte ambientali locali in realtà si possono gemellare e la globalizzazione, invece di generare competizione fra poveri e gare al ribasso negli standard sociali, può diventare lo scenario in cui i lavoratori e i cittadini di tutto il mondo si alleano per costruire un futuro migliore e più dignitoso, in cui la Foresta Amazzonica del Brasile e il quartiere Tamburi di Taranto possano avere un comune futuro di tutela ambientale.

 

Su questa prospettiva lavorano anche alcuni sindacalisti sensibili, come Gianni Alioti, responsabile rapporti internazionali della Cisl. “Per quanto riguarda la campagna internazionale specifica su Vale – ci dice Alioti - la stiamo già sostenendo come Fim-Cisl, anche in rapporto con gli steelworkers del Canada e i brasiliani della Cut, e continueremo a farlo”.

 

Dai contatti che sono nati in Italia, sembra che la campagna Vale, possa trasformarsi in una campagna Vale/Ilva. Per chiedere un futuro più pulito e dignitoso sia per tutti.

 

Intanto fra poco (ad agosto) compie dieci anni la targa che nel 2001 fu affissa dai cittadini del quartiere Tamburi. Vi si legge:

 

“Nei giorni di vento Nord-Nordovest veniamo sepolti da polveri di minerale e soffocati da esalazioni di gas provenienti dalla zona industriale Ilva. Per tutto questo gli stessi "MALEDICONO" coloro che possono fare e non fanno nulla per riparare”. Questa targa è stata affissa nell'agosto 2001 nel quartiere Tamburi di Taranto. A poca distanza sorge l'acciarieria Ilva.

E' firmata da “i cittadini di Via De Vincentis, Lisippo, Troilo, Savino”. Non avrebbero immaginato dieci anni fa che la loro targa – dopo tanti atti di intesa e tavoli di concertazione – sarebbe diventata illeggibile proprio per quella “maledetta” polvere rossa proveniente dal Brasile.

 

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