Ecco come ridurre la diossina con le nuove tecnologie salvando la salute dei cittadini e il posto di lavoro degli operai. Le proposte di PeaceLink
Ecco quello che a Taranto non si può più ignorare Esistono le tecnologie per eliminare quasi del tutto ("organic compounds are virtually eliminated") le emissioni di diossine e furani anche nell'Ilva di Taranto. SIEMENS VAI - Metals Technologies Gmbh &Co di Linz (Austria) ha sviluppato il processo denominato "SIMETAL cis MEROS", dove MEROS è l'acronimo di Maximized Emission Reduction Of Sintering (riduzione massimizzata delle emissioni dell'agglomerato). Il processo MEROS è stato sviluppato per ridurre le specifiche emissioni entro valori fissati dall'Amministrazione comunale di Linz. Il processo MEROS è caratterizzato da una serie di trattamenti in cui, polveri e componenti inquinanti ancora presenti nei fumi di processo dopo il trattamento nei filtri elettrostatici, vengono ulteriormente abbattuti con successivi trattamenti abbastanza complessi (ricircoli, precipitatori a umido, a secco, filtri di tessuto, ecc.). Con questo sistema si raggiungono i seguenti livelli di emissione: * polvere <10 mg/Nmc; * SOx <50 ppm/Nmc; * diossina <0,1 ng/Nmc; * NOx <50 ppm/Nmc, in combinazione con il sistema DeNOx . La Siemens ha implementato il processo MEROS nel 2005 sull'impianto sperimentale da 80.000 Nmc/h e nel 2007 sull'impianto da 620.000 Nmc/h entrambi di Voestalpine Stahl di Linz in Austria. Ha eseguito interventi risolutivi sull'impianto di agglomerazione di Corus Port Talbot Works in Inghilterra e su quello di Dragon Steel Corporation a Taiwan. Ha in corso l'installazione di un impianto da 520.000 Nmc/h della Maashan ISCO, in Cina; il relativo contratto è stato firmato a marzo 2008 e lo start-up dell'impianto è fissato per l'estate del 2009. Sappiamo perfettamente che una cosa è realizzare un impianto ex novo e un'altra innestare tecnologie innovative su un impianto esistente, peraltro di dimensioni inusitate come quello di Taranto; ma sappiamo anche che in Europa esiste l'engineering capace di progettare e realizzare le modifiche necessarie per rendere ecocompatibile l'impianto di agglomerazione di Ilva Taranto: è solo un problema di volontà e di soldi. I sistemi "tradizionali" del Protocollo di Aarhus indicavano per diossine e furani un livello tra 0,2 e 0,4 nanogrammi a metro cubo normalizzato; con il processo MEROS si può scendere sotto il limite di 0,1. I deludenti risultati dell'Ilva Cosa fa invece l'Ilva a Taranto? Procede con grande flemma nell'aggiunta (solo sperimentale) di urea ottenendo un decremento del 53% rispetto alla media delle rilevazioni Arpa di giugno 2007 e di febbraio 2008. Ma, si noti bene, questa percentuale scende solo del 36% se si confrontano la media delle rilevazioni di giugno 2007 (3,9 nanogrammi a metro cubo) con la media delle rilevazioni del giugno 2008 (2,5 nanogrammi a metro cubo). Ci sembra più corretto il raffronto di tali due medie in quanto frutto di rilevazioni effettuate in condizioni ottimali, a differenza delle rilevazioni del febbraio 2008 effettuate in condizioni routinarie; ciò è facilmente deducibile comparando la quantità di polveri emesse nelle tre campagne di rilevazione. Quindi siamo in presenza di una riduzione della diossina modesta e ottenuta, come si è detto, con una conduzione non routinaria degli impianti e con una procedura che non diventerà stabile e continuativa a breve. La sperimentazione a base di urea, insomma, non è un dato acquisito e continueremo ancora per molto tempo a beccarci la diossina Ilva nelle abbondanti quantità della sua conduzione "routinaria". I dati parlano da soli * E' noto che le emissioni di diossina sono carcerogene possono avere un impatto genotossico ed è imperativo ridurle drasticamente. * Nella campagna di giugno 2007 l'Arpa Puglia ha rilevato una media di 3,9 nanogrammi di diossine e furani (espressi in tossicità equivalente). * In quella di giugno 2008 i valori sono scesi del 36% arrivando a 2,5 nanogrammi. * Tale valore è ancora troppo alto rispetto al limite "europeo" di 0,4 adottato nella Regione Friuli Venezia Giulia. Eppure si potrebbe scendere sotto il limite di 0,1 adottato per gli inceneritori anche in Italia. Basterebbe andare in Austria, presso Voestalpine Stahl di Linz per capire cosa sono le ultime innovazioni e come funzionano. Oppure basterebbe andare su Internet e cliccare su http://www.industry.siemens.com/metals/en/processes/mp_proc_02_01.htm Ecco ciò che si può fare

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