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I parchi minerali ILVA hanno un'area equivalente a cento campi di calcio e ospitano colline di polvere di ferro e di carbone. Essi sono in balia dei venti, senza alcuna copertura in una città dove piove pochissimo

L’ILVA, la signora Maria e i modelli matematici

Mentre una politica distratta o complice sembra aver accantonato la copertura dei parchi minerali dell'ILVA, essi continuano ad essere la "bestia nera" che mette in crisi persino i sofisticati modelli fisico-matematici euleriani. Adesso Arpa Puglia chiede lumi al grande matematico Joseph-Louis Lagrange per capire quanta polvere ricade su Taranto e sul balcone della signora Maria.
18 agosto 2016 - Alessandro Marescotti

Prima parte

 

Seconda parte

L’ILVA, la signora Maria e i modelli matematici: cosa hanno in comune?

Se avete la pazienza di leggere scoprirete che - per capire l'impatto su Taranto dei parchi minerali ILVA (immaginate cento campi di calcio con cumuli di polvere di carbone e di ferro) - stanno scomodando la matematica del grande scienziato Lagrange.  Parchi minerali ILVA

I parchi minerali sono la bestia nera della signora Maria e di tutte le persone che puliscono i balconi di Taranto: ogni giorno sporcano la città.

Ma andiamo per ordine e cominciamo dal principio.

Lo scorso anno PeaceLink aveva chiesto all'ARPA Puglia di poter affiancare alle misurazioni dell'inquinamento anche un modello di previsione della qualità dell'aria.

Poter avere con qualche giorno di anticipo non solo le previsioni del tempo ma anche quelle dell'inquinamento è uno degli obiettivi che PeaceLink si poneva. Tale obiettivo è stato raggiunto nel 2016 dopo che nel dicembre 2015 si è verificato un sostanzioso aumento delle polveri sottili (il PM10) da cui è derivata la raccomandazione della ASL di arieggiare fra le ore 12 e le ore 18 per ridurre l'inquinamento dentro le abitazioni, a dimostrazione che la situazione a Taranto non è ancora sotto controllo.

Adesso Arpa ha messo online le previsioni dell’inquinamento e tutti le possono consultare.

Tuttavia rimangono dei problemi.

PeaceLink ha scritto ad Arpa segnalando che in alcune occasioni sono state riscontrate discordanze significative fra i dati di previsione delle polveri sottili e quelli registrati dalle centraline. In particolare i dati del modello previsionale (consultabile su www.arpa.puglia.it) risultano essere talvolta ampiamente inferiori ai dati che poi vengono misurati. Una sottostima dunque.

A questa segnalazione di PeaceLink Arpa Puglia ha risposto che in effetti esistono dei problemi in quanto il modello matematico di previsione adottato calcola solo la dispersione dei fumi di origine industriale e non anche la dispersione delle polveri dei parchi minerali.

Pertanto Arpa ha deciso di sperimentare, accanto all'attuale "modello fotochimico euleriano" anche un "modello lagrangiano a particelle" che viene ritenuto "adatto, per sua specifica formulazione, a ricostruire su scala locale gli effetti dell'inquinamento di tipo industriale", specifica il dottor Roberto Giua, dirigente Arpa, che aggiunge che il modello lagrangiano “attualmente gira operativamente in modalità test sui server di Arpa Puglia per valutare l'impatto del PM10 e PM2,5 primario, prodotto dall'erosione eolica dei parchi".

Temo di perdere lettori da questo punto in poi e vorrei rassicurare la signora Maria: continui a leggere, tutto questo riguarda la sua fatica quotidiana nel pulire i balconi!

Dunque esistono ancora dei problemi di sottostima delle ricaduta delle polveri su Taranto, in quanto il dato di previsione è inferiore all’inquinamento misurato. Pertanto, specifica l'Arpa, "per fornire una previsione realistica sull'area di Taranto durante i Wind Day sarà necessario integrare le previsioni, attualmente fornite dal modello euleriano (che costituiscono sulla scala locale il background), con quelle che il modello lagrangiano fornirà per riprodurre l'impatto delle emissioni provenienti dai parchi".

Il dottor Giua sottolinea che "tale doppia modellistica previsionale risponde alle esigenze di una situazione particolarissima ed unica a livello nazionale, e costituisce, per tale motivo, il più avanzato esempio applicativo di tale tecnica".

Come si può notare i parchi minerali dell'ILVA - con la loro vastità - continuano a costituire una anomalia e una fonte inquinante importante che l'attuale modello previsionale non riesce a quantificare. E pertanto l'Arpa sarà costretta a gestire due modelli matematici di previsione, uno per i fumi e uno per i parchi minerali.

Possono sembrare scambi di email fra PeaceLink e Arpa di tipo troppo tecnico rispetto a una politica distratta o complice, al punto di aver quasi accantonato la copertura dei parchi minerali dell'ILVA, mentre - come si può ben vedere - essi continuano ad essere la "bestia nera" che mette in crisi persino i sofisticati modelli fisico-matematici euleriani. E al punto di vista di Eulero (nato nel 1707 e morto nel 1783) l'Arpa deve aggiungerne un altro, chiedendo lumi al grande matematico Joseph-Louis Lagrange, nato a Torino nel 1736 con il nome di Giuseppe Lodovico Lagrangia e morto a Parigi nel 1813 con nome francese perché in Francia lo apprezzavano di più.

La scienza di Lagrange servirà - a due secoli di distanza e con il supporto dei computer e di Internet - a capire meglio che aria respiriamo a Taranto. Stiamo scomodando i grandi della scienza perché la situazione non è ancora ben prevedibile e le particelle che svolazzano sui nostri balconi le quantifichiamo meglio con Lagrange e non con Eulero.

Noi a questo punto, visto che stiamo scomodando i grandi della scienza, vogliamo saperne ancora di più e andare in fondo alla questione. Vogliamo sapere se quella polvere che si poggia sui nostri balconi - che Lagrange ci permetterà di prevedere con qualche giorno di anticipo - è effettivamente la polvere dell'ILVA. Perché se dopo avercelo detto il grande Lagrange, se dopo avercelo certificato l'ARPA con le analisi di laboratorio, perché non chiedere all'ILVA di venirsi a riprendere le sue polveri e di pulirci settimanalmente i balconi?

In questa pagina web trovate le due tracce audio in cui, dialogando con Luciano Manna, spiego i problemi connessi ai modelli matematici per la diffusione dei fumi e delle polveri, ma anche la questione economica da cui dipende la crisi dell'Ilva. E farò un cenno ai 25 anni di Peacelink.





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