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Memoriale

5° Memoriale "I tedeschi a Tormancina"

L’unica Comunità che possa dimostrare le azioni di Resistenza non Armata compiute nei nove mesi di occupazione Nazista.
12 dicembre 2008 - Mirella Belsanti
Fonte: Documento originale - 12 novembre 2008

LA RESISTENZA ANTINAZISTA A TORMANCINA NEGLI ANNI 1943 – 1944

 

La Tenuta Statale di Tormancina di proprietà dell’Istituto Sperimentale Zootecnico di Roma, è ubicata in agro di Monterotondo, a circa 30 Km. da Roma, tra via Salaria e via Nomentana..
La Tenuta di 1200 ettari, comprende prati, pascoli, seminativo, boschi, un complesso di fabbricati, magazzini, silos, capannoni, stalle, ecc…Il complesso fabbricati comprende 7 gruppi suddivisi in: abitazioni per il personale; gruppo fabbricati Centro (museo ,caseificio, stalle, magazzini) gruppo Vaccheria Vecchia (stalla e abitazioni); gruppo Casale del Grillo (stalla, chiesa,abitazioni); villa; scuderia; autorimessa.
Il personale, dipendente dell’Istituto Sperimentale Zootecnico nella Tenuta di Tormancina (oltre 200 famiglie) nel 1943 è suddiviso in: personale tecnico, amministrativo e bracciantile. Nella tenuta si allevavano migliaia di capi di bestiame selezionato di alta genealogia comprendente equini, bovini, bufalini, ovini, suini, e tre bisonti americani.
Il 9 settembre 1943 verso le ore 8.15 aerei tedeschi sorvolano la zona di Monterotondo e l’attigua Tenuta lanciando grappoli di paracadutisti con l’obiettivo di catturare il Generale Roatta capo di Stato Maggiore italiano; ma questi era andato via nella notte dell’8, poche ore prima dell’attacco tedesco. In questa operazione i paracadutisti erano 830 e subirono circa il 30% di perdite. Si lamentò un centinaio di vittime fra la popolazione civile e militare.
Il 12 settembre 1943 la batteria aerea, abbandonata dai reparti italiani, fu portata via dai militari tedeschi. I tenenti Di Zenzo e Tredici e una decina di militari appartenenti alla batteria trovarono ospitalità presso alcune famiglie di salariati dell’ Azienda facendoli figurare come operai. Due fucili mitragliatori e due pistole furono consegnati dal Dirigente dell’Azienda al capoccia Passacantilli Vincenzo che li nascose nel fienile.
Il 17 settembre 1943 reparti tedeschi scorazzavano per la tenuta compiendo furti di bestiame e materiale vario. Per salvare il salvabile il Dirigente della Tenuta distribuì grano, avena, patate, formaggi e altri generi in custodia fiduciaria alle famiglie dell’Azienda.
L’11 ottobre 1943 il Prof. Bartolo Maymone, scienziato di chiara fama conosciuto anche all’estero, Direttore dell’Istituto Sperimentale Zootecnico, prese contatto con il comando P.K. di Propaganda Tedesca, alloggiato nella villa del conte Betti, sita tra Monterotondo e Mentana ed ottenne un salvacondotto a firma del Gen. Kesserling, nel quale si vietava di requisire o asportare qualsiasi cosa di proprietà dell’Istituto che si doveva ritenere sotto l’alta protezione del Comando Superiore Tedesco. Questi salvacondotti furono affissi un pò ovunque nella Tenuta, ma si dimostrarono inefficaci allo scopo.
Il 14 ottobre essendo a conoscenza che a Passo Corese si era insediato un Comando Militare Agrario Tedesco, il Prof. Maymone inviò il Dirigente della Tenuta agronomo Paolo Sabbetta a Passo Corese da un certo Sonderfuherer Kraft, appartenente a detto Comando, con una lettera di presentazione così scritta: “ Assai spiacente di non poter recare di persona a Passo Corese per fare la Vostra personale conoscenza perché molto occupato a Roma, mi permetto di farVi recapitare l’acclusa lettera a mezzo dell’Agronomo Sabbetta che dirige in mia vece l’Azienda Sperimentale Tormancina.
L’Agronomo Sabbetta Vi darà tutti i chiarimenti che Vi occorrono e Vi terrà costantemente informato di quanto forma oggetto della lettera scrittaVi dall’incaricato speciale per l’Economia Rurale presso il C.S. Sud.
Nella Speranza che, potendo disporre di qualche automezzo, mi sia possibile fare la vostra personale conoscenza.
Vi saluti distintamente.
F/to B Maymone”.
Il 15 ottobre 1943 il capitano Kraft venne in azienda trascinandosi dietro alcune centinaia di capi di bestiame rastrellati un pò ovunque stazionandoli nelle riserve dell’Azienda. Il capitano insediò nella Tenuta il ten. Golkowski che prese possesso della stessa sistemandosi nell’alloggio del direttore.
Il 16 maggio 1944 vennero emanate disposizioni che facevano obbligo alle aziende controllate dallo Stato di non tenere alle proprie dipendenze personale appartenente alle classi richiamate dal 1916 al 1926 che non avessero ottenuto dalle autorità militari competenti un regolare esonero.
Ai richiamati della classe 1914 (come si poteva rilevare dall’accluso avviso pubblicato dal Giornale d’Italia il 14 dello stesso mese) l’esonero non era ammesso e i medesimi dovevano essere tutti fatti affluire sollecitamente ai Distretti per la presentazione alle armi, a cura delle aziende e sotto la personale responsabilità dei dirigenti. A datare dal 15 non potevano più figurare nei fogli paga, né godere stipendi, né comunque essere impiegati in lavori o altre mansioni nell’ambito dell’azienda persone aventi gli obblighi di cui sopra. Nonostante queste drastiche disposizioni i seguenti dipendenti dell’Azienda: Carosi Mario, Valenti Vitale, Lucidi Settimio, De Cola Aristide, Salinetti Giovanni, De Cesaris Agostino, Carosi Alfredo, furono mantenuti in servizio, celati fra il resto del personale.
Il 30 maggio 1944 fu una giornata infernale. Fin dalle prime ore del mattino e verso le ore venti fu un ininterrotto avvicendarsi nella Tenuta di aerei anglo-americani. Poiché nella tenuta, ovunque, si trovavano reparti tedeschi, erano continui i mitragliamenti, i bombardamenti, e gli spezzonamenti delle autocolonne tedesche, con particolare intensità nei luoghi vicini alle strade Nomentana e Salaria. Per tutta la giornata fummo costretti a rimanere nel rifugio della villa.
Il 31 maggio 1944 una Commissione di Ufficiali del Comando Agrario Tedesco ordinò al Dirigente della Tenuta di approntare per il mattino dopo venti uomini da destinare al trasferimento del bestiame al nord. Vennero designati venti giovani dipendenti della Tenuta. Immediatamente, si riversarono nell’ufficio del Dirigente mamme, sorelle, spose, tutte disperate e in lacrime supplicando che venisse risparmiata ad essi la deportazione. Il Dirigente ebbe l’ispirazione di consigliare ai 20 giovani di procurarsi un certificato medico e di non farsi più trovare .
Il mattino dopo, 1 giugno 1944 alla Commissione Agraria Tedesca, composta da una decina di ufficiali, invece dei 20 uomini vennero consegnati 20 certificati medici. Fu una vera e propria beffa, il Dirigente non è in grado di raccontare quale fu la reazione dei tedeschi in quanto dopo essere rinvenuto da un evidente svenimento si ritrovò solo senza anima viva intorno.
Durante l’occupazione militare tedesca della Tenuta fu occultato il seguente materiale: due fucili mitragliatori e due pistole con le relative munizioni occultati in un fienile; 400 quintali di grano e 300 di avena occultati nei Silos di Tormancina; arredi ed attrezzi del magazzino, murati in un locale sotterraneo del Caseificio; cingoli, magneti ed altri pezzi di ricambio dei trattori, occultati e murati dall’autista Massari in camere fuori mano; maiali selezionati, nascosti da Piccari e Caprioli, in grotte di Tormancina; libri e registri murati nel sottoscala della Vaccheria Nuova; apparecchi, strumenti di laboratorio e la bombola d’ossigeno furono murati al secondo piano del Museo in una stanza d’angolo e in un vano del Laborotorio. Furono resi inefficienti le automobili, il camion, il motofurgoncino, tre trattori agricoli. Finimenti ed attrezzi di selleria furono incassati e murati. Olio, masserizie ed effetti di vestiario, di proprietà dell’Istituto furono murati, parte ne caseificio e parte nella Caciaretta di Tormancina Vecchia. Altri libri e registri furono murati nel sottoscala della Stalla Vecchia. Tutte le operazioni di muratura del materiale occultato furono eseguite dal muratore Amato Salvatore della classe 1914, richiamato alle armi. Per gli appartenenti a questa classe c’era l’obbligo di avviarli al Distretto Militare a cura e sotto la responsabilità del datore di lavoro, pena la fucilazione per chi gli dava asilo. Pur tuttavia Amato Salvatore rimase in Azienda sotto false generalità.
E’ doveroso mettere in evidenza l’operato di diciassette vaccari e mungitori che furtivamente sottraevano latte dalla produzione giornaliera per donarlo, nelle ore notturne, a militari alleati e partigiani alla macchia.
L’unica Comunità fra tutte le altre dell’Italia occupata (Comunità aziendali, industriali, commerciali, ecclesiastiche, conventi, parrocchie) che possa dimostrare le azioni di Resistenza non Armata compiute nei nove mesi di occupazione Nazista è quella di Tor Mancina attraverso certificazioni, carteggio, fotografie, testimonianze scritte ecc. raccolte dall’artefice del movimento resistenziale della Comunità il Dirigente agronomo Paolo Sabbetta.
In dettaglio la vicenda documentata è riportata nel libro di Paolo Sabbetta: La cittadella degli eroi - La resistenza non armata di Tormancina edizione del Rosone (www.edizionidelrosone.it)
FRONTESPIZIO MEMORIALE: "I TEDESCHI A TORMANCINA"

Diario Dossier "I tedeschi a Tormancina opinione del prof. G. Giannini Opinione dell'On. Gustavo de Meo Diario che descrive l'ccultamento dei beni ed un ricatto Diario. Vicenda dei certificati medici Licenziamento dall'Istituto per epurazione

 

Note:

http://www.peacelink.it/storia/a/27519.html

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