In difficoltà l’economia per le spese militari

Le ragioni della crisi dell’Impero romano

L'esercito nominava e manovrava l’imperatore. Forti tasse per mantenerlo. La crisi finanziaria provocò un irrigidimento della società che costrinse ogni persona a svolgere la sua professione a vita e obbligò i sudditi a tramandare la loro professione ai loro figli. Nasceva la servitù della gleba.
6 maggio 2004
Francesco Castronovo - 1 DL Liceo Scientifico Tecnologico Righi (Taranto)
Fonte: Umberto Diotti, “La Civiltà Romana”, DeAgostini, Novara, 2001 - 06 maggio 2004

L’Impero romano, a partire dal II secolo d.C., entrò in un periodo di crisi sempre più profonda che, successivamente, ne determinò la caduta. Le ragioni della crisi furono molteplici e coinvolsero il campo sociale, economico, religioso, politico e geografico dell’Impero. Nel campo politico, l’Impero visse un periodo di completa instabilità e in cinquant’anni si susseguirono ventuno imperatori, quasi tutti morti assassinati. L’esercito divenne il padrone della situazione e designava l’imperatore. A complicare la situazione si aggiunsero i combattimenti intestini; l’esempio maggiore è l’uccisione di Filippo l’Arabo da parte di Traiano Decio, suo successore. Traiano tentò di ripristinare il culto degli dei tradizionali, scatenando delle violente e sanguinose persecuzioni anticristiane. Nel III secolo d.C. il Senato perse totalmente qualsiasi potere, mentre l’esercito nominava e manovrava l’imperatore. La crisi portò molte riforme sociali; la maggior parte di esse furono a scapito dei poveri, dei lavoratori e dei contadini:ci fu un irrigidimento della società che costrinse ogni cittadino a svolgere la sua professione a vita e obbligò le persone a tramandare la loro professione ai loro figli. Anche i sudditi, che erano legati indissolubilmente alla terra, dovevano tramandare la loro professione alla generazione successiva (servi della gleba). In questa situazione si misero in evidenza i provinciali, che assunsero nuove e abbondanti ricchezze, prestigio sociale e l’ingresso nel Senato, anche se ormai privo di potere. L’Impero romano era diventato un mosaico di popolazioni diverse che vivevano legate dalla cultura e dalla legge romana. A Roma venne creato un catasto di tutte le proprietà terriere per poter contare su entrate sicure e regolari. La gerarchia sociale era quindi costituita da quattro scalini: il più alto era occupato dai funzionari statali; al secondo scalino vi erano i ricchi latifondisti o proprietari terrieri;poi c’erano gli schiavi, che non dovevano pagare alcuna tassa e infine i coloni che, oltre a lavorare molto duramente, dovevano pagare moltissime tasse. Molti coloni diventarono servi della gleba. Intorno al IV secolo d.C. era usanza dei latifondisti scambiarsi visite, organizzare banchetti sontuosi, inviarsi opere letterarie… I signori avevano pieni poteri sui contadini, ma quando le invasioni barbariche giunsero al culmine la società rurale regredì enormemente e si passò a un modello di economia di sussistenza. Iniziarono così i mutamenti economici che gravarono molto sul già avviato decadimento dell’Impero. Ci furono continue devastazioni, saccheggi, carestie e pestilenze che continuarono a mettere in difficoltà l’economia dell’Impero. Un’improvvisa diminuzione della produzione agricola causò il calo demografico e il maggiore impoverimento del popolo. Si decise, allora, di coniare una maggiore quantità di monete che contenessero una percentuale minore d’argento; il risultato: una violenta inflazione e il crollo degli acquisti da parte dei meno ricchi. Tornò in uso, quindi, l’economia di scambio (baratto); i coloni, invece, si ridussero a una condizione servile di fronte ai ricchi. Ai fattori già elencati, si aggiunse la pressione sulle frontiere dell’Impero da parte di popoli ostili. Lungo le coste del Reno e del Danubio ci furono enormi movimenti migratori di tribù nomadi. I Germani, i Burgundi, i Vandali, i Visigoti e i Longobardi riuscirono a entrare nei territori romani. Oltre a popolazioni germaniche e nord europee, vi fu l’arrivo degli Unni, un popolo proveniente dalle pianure mongole; essi venivano descritti dagli storici romani quasi come animali rozzi e incivili, privi di una qualsiasi cultura. La crisi interna divenne insostenibile e nel 395 d.C. Teodosio divise l’Impero in due: al figlio Arcadio consegnò l’Oriente e ad Onorio l’Occidente. I due Imperi presero strade diverse: quello d’Oriente, con una politica antibarbarica, mantenne il suo splendore per altri mille anni; quello d’Occidente venne imbarbarito e governato da nuovi organismi politici e sociali.

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