Nepal: Un popolo che sta scrivendo la propria storia
Questo è il senso della lettera scritta da un autorevole gruppo di detenuti politici alla comunità internazionale che aveva accolto positivamente il discorso del re.
24 aprile 2006
Monica Mottin
Un popolo che sta scrivendo la propria storia merita rispetto. E' questo il messaggio che emerge da una lettera scritta da un autorevole gruppo di detenuti politici alla comunità internazionale che aveva accolto positivamente il discorso del re. Intanto sulle strade di Kathmandu e del resto del paese continuano a marciare centinaia di migliaia di persone che chiedono democrazia vera.

Sabato l'alleanza dei partiti di opposizione (SPA), pressati anche dall'opinione pubblica hanno rifiutato la proposta del re e dichiarato che le proteste continueranno affermando che 'il movimento pacifico e non violento continuerà secondo l'agenda e gli obiettivi presentati dai partiti'. E' stata programmata una grande manifestazione martedì prossimo, 25 aprile. Secondo l'alleanza, Girija Prasad Koirala (NC) condurrà un corteo da Narayan Gopal Chowk, Madhav Kumar Nepal (CPN-UML) partirà da Kalanki, Sher Bahadur Deuba (NC-D) da Gongabu, Amik Sherchan (Janamorcha Nepal) da Satdobato, Narayan Man Bijikchhe (NWPP) da Koteshwor, Bharat Bimal Yadav (NSP-A) da Sita Paila and Bishnu Bahadur Manandhar (CPN- United) da Chabahil. I cortei partiranno a mezzogiono e tutti i cittadini sono stati invitati a partecipare. LETTERA APERTA AGLI AMBASCIATORI DA UN GRUPPO DI DETENUTI A DUWAKOT Agli Ambasciatori degli stati membri dell'Unione Europea Stati Uniti, India, Cina e ai rappresentanti delle Nazioni Uniti 23 Aprile 2006 Duwakot, Bhaktapur Eccellenze, Noi detenuti della società civile, presso il campo della polizia armata di Duwakot, crediamo che la risposta positiva dei vostri governi all'appello di Re Gyanendra venerdì scorso sia basata su una percezione sbagliata della realtà politica nepalese e su un'errata lettura dell'appello stesso. Benchè sicuramente basata sulle migliori intenzioni, la vostra reazione ha inutilmente rallentato una transizione pacifica in uno stato che si trova in un momento critico, quando milioni di nepalesi sono in strada a dimostrare a favore del ritorno della democrazia. Questa dimostrazione di solidarietà popolare attraverso manifestazioni di massa pacifiche in tutta la nazione e nella Valle di Kathmandu merita più rispetto di quello accordato dalla comunità internazionale. Benchè l'appello reale indichi un passo indietro da parte del re, e avrebbe anche potuto essere sufficiente un pò di tempo fa, al momento attuale è stato dolorosamente fuori luogo sia per tono che per contenuto. Per quanto riguarda il tono: il re ha giustificato il colpo di stato del 1° febbraio 2005; ha parlato in favore delle forze di sicurezza nonostante la documentazione dubbia a proposito; non ha riconosciuto il bisogno di impegnarsi in un dialogo con i ribelli; ha ignorato l'incredibile dimostrazione di potere popolare nelle strade la cui domanda è che la monarchia sia abolita o comunque resa priva di potere. Per quanto riguarda il contenuto, il re ha parlato di ritornare il potere che a lui è stato dato 'in custodia', mentre i fatti mostrano che gli eventi del 4 ottobre 2002 e del 1 febbraio 2005 rappresentano una palese presa di potere. Inoltre, il re non è il custode della sovranità, che è naturalmente nelle mani del popolo in base alla costituzione del 1990 e non sta a lui ridarla al popolo. Cosa più imporante, sembra che coloro che hanno accolto positivamente l'appello del re credano che il re abbia inequivocabilmente concesso sovranità al popolo nepalese. Questa non è la nostra lettura. Da nessuna parte 'sovranità' o 'sovrano' compare nell'originale del discorso in nepali, a differenza della traduzione, apparentemente fornita dal palazzo reale, dove si fa riferimento a 'fonte di autorità sovrana'. Nell'originale in nepali, il re parla di 'potere statale che rimane nel popolo' quando dà riferimenti per la formazione del governo. Questa frase è stato inclusa solo incidentalmente e non indica che il re concede la sovranità al popolo. Secondo due giuristi, che hanno entrambi partecipato alla formulazione della costituzione del 1990 e appartengono al nostro gruppo di Duwakot, 'potere statale' non può essere tradotto in nessun modo con 'autorità sovrana'. Crediamo che qui ci sia un inganno perpetrato dal palazzo reale con l'intento di sviare le ambasciate. Complessivamente, concludiamo che il re non è pronto per trasferire il potere sovrano. Allo stato attuale delle cose, ciò che re Gyanendra ha chiesto ai partiti politici di fare è di formare un governo con 'potere esecutivo' ma senza autorità legislativa. In sostanza e in forma, questo governo avrebbe la stessa autorità - sotto il pericoloso Articolo 127 della Costituzione - data ai governi costituiti per tre volte e per tre volti sciolti dal re tra l'ottobre 2002 e il febbraio 2005. Il governo diventerebbe un esecutivo al comando del re, destinato ad essere responsabile degli eccessi commessi sotto il governo diretto del re. Avrebbe solo il potere su aspetti di ordinaria amministraziones, senza l'autorità di annullare le ordinanze e le assegnazioni fatte dal re durante il suo periodo di governo diretto. Proprio perchè l'esecutivo dovrebbe agire senza il supporto del potere legislativo, alla fin fine il re manterrebbe l'autorità, continuando ad avere il potere di licenziare il primo ministro. Visti i precedenti del palazzo reale, sappiamo che il governo che si verrebbe a formare sarebbe fermato ad ogni passo verso la realizzazione dell'annunciata via dei sette partiti verso la pace e la democrazia. Questo governo non avrebbe fin dall'inizio l'autorità di sfidare l'attuale ruolo assunto dall'esercito e l'attuale militarizzazione dello stato e della società portata avanti dal regime del re. Inoltre, l'appello del re cerca di mantenere un legame di lealtà tra il re e l'esercito. Questo è ben lontano da ciò che il paese ha bisogno: un governo che lavori al mandato del Movimento Popolare e non a quello del palazzo reale. L'avara concessione del re non affronta le grandi questioni che richiedono una soluzione. Noi facciamo appello alle vostre eccellenze affinchè ricordiate le molte volte in cui il palazzo ha giocato con voi con l'inganno, e riflettiate attentamente se re Gyanendra, mantenendo tutti i poteri come capo di stato non responsabile ad una legislatura, potrà permettere ad ogni futuro governo di agire in modo indipendente. Il vostro atteggiamento sembra essere 'il re vi ha dato tanto, prendetelo e usatelo nel modo migliore'. Sfortunatamente, nè i partiti politici, nè noi qui a Duwakot, siamo fiduciosi che il palazzo non intervenga nei lavori dell'esecutivo che si dovrebbe formare. Questo comportamento concorderebbe con la storia de palazzo reale che mostra che ha sacrificato il popolo ogniqualvolta si è mosso verso una vera democrazia. Noi vi chiediamo, nelle prossime ore e giorni, di essere più allerti alle macchinazioni reali e di supportare i partiti politici nella loro sfida al palazzo reale. Da parte nostra, speriamo che i partiti politici facciano un annuncio proattivo e sappiano cogliere il momento. Un'iniziativa simile è necessaria per prevenire l'anarchia e il pericoloso collasso delle strutture statali. Per questo, i partiti politici dovrebbero dichiarare unilateralmente la restaurazione del Terzo Parlamento e/o annunciareun governo parallelo. Successivamente, dovrebberoconsultarsi con i ribelli Maoisti che hanno indicato in maniera credibile le loro intenzioni di entrare in politica e annunciare le elezioni di un'assemblea costituente senza condizioni.speriamo che la comunità internazionale si faccia avanti con il riconoscimento immediato di questa dichiarazione unilaterale, necessaria per impedire che il Nepal affondi in una o nell'altra forma di estremismo. In questa prospettiva, non vediamo nessun ruolo per re Gyanendra se non quello di spettatore muto. Notate, Eccellenze, che questo è l'unico percorso verso la stabilità in Nepal, che sia le masse nepalesi sia la comunità internazionale vogliono così intensamente. La comunità mondiale, che ha nutrito così tanta benevolenza verso la gente nepalese e che ha partecipato alla costruzione della nostra nazione e ai tentativi di sviluppo per più di cinque decenni, deve rispettare la maturità del discorso politico nepalese che sta velocizzando l'attuale Movimento Popolare. Notate anche, Eccellenze, che la monarchia non è indispensabile per il mantenimento dello stato nepalese, e che la sua permanenza dovrebbe quindi essere, nel caso, di competenza dei 26 milioni di cittadini nepalesi. L'ultimo annuncio del ministro degli esteri indiano, sul rispetto della volontà del popolo nepalese, crediamo costituisca un correttivo all'errore evidente nella nota positiva inziale del governo indiano. Crediamo che la correzione indiana dovrebbe essere emulata dal resto della comunità internazionale che vuole il bene del Nepal. Cordialmente, Mr. Rupak Adhikari Mr. Anubhav Ajeet Mr. Bimal Aryal Mr. Laxman Prasad Aryal Mr. Ramesh Bhattarai Mr. Kanak Mani Dixit Dr. Saroj Dhital Mr. Daman Nath Dhungana Mr. Arjun Parajuli Mr. Bhasker Gautam Dr. Madhu Ghimire Dr. Mahesh Maskey Dr. Sarad Wanta Dr. Bidur Osti Dr. Bharat Pradhan Mr. Charan Prasai Mr. Padma Ratna Tuladhar Mr. Malla K. Sunder Monica Mottin, 23 aprile 2006
Note: Al seguente link è disponibile un video con immagini delle dimostrazioni di questi giorni. E' in nepali ma è facilmente comprensibile anche a chi non parla questa lingua. Si possono vedere dimostranti con ramoscelli in mano che discutono con i soldati che stanno bloccando la strada. I soldati dicono loro di provare a capire, che stanno facendo solo il loro dovere. Alla fine i dimostranti prevalgono e passano senza nessuna violenza da entrambe le parti. http://www.mysansar.com/?p=321
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