L’attacco USA all’Iran: una grave violazione del diritto internazionale
L’ultima azione militare degli Stati Uniti contro l’Iran – con il bombardamento di tre impianti nucleari civili (Fordow, Natanz e Isfahan) attraverso 12 bombe “bunker-buster” sganciate da bombardieri strategici B-2 – rappresenta un chiaro atto di aggressione e una violazione del diritto internazionale. Ad affermarlo non è solo il buon senso, ma l’intera architettura giuridica su cui si fonda il sistema delle Nazioni Unite.
Il contesto dell’attacco
Il presidente Donald Trump ha rivendicato l’operazione come un “successo”, dichiarando che “i siti nucleari sono stati cancellati”. A fare eco alle sue parole, il premier israeliano Netanyahu, che ha ringraziato pubblicamente gli USA per l’azione condotta, considerata un colpo al programma nucleare iraniano.

È tuttavia confortante sapere l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) – unica autorità internazionale riconosciuta per il monitoraggio delle attività nucleari – ha dichiarato di non aver riscontrato “aumenti di radiazioni” nei siti colpiti.
Violazione della Carta delle Nazioni Unite
L’attacco statunitense rappresenta una palese infrazione dell’articolo 2, paragrafo 4 della Carta delle Nazioni Unite, che vieta l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, salvo in due casi: legittima difesa da un attacco armato o autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Nessuna di queste condizioni è stata soddisfatta.
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Assenza di un attacco iraniano: gli Stati Uniti non erano sotto attacco né era in corso un’imminente aggressione da parte dell’Iran.
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Nessuna autorizzazione ONU: il Consiglio di Sicurezza non ha autorizzato alcuna azione militare contro l’Iran.
Pertanto, l’attacco si configura come un atto unilaterale, non giustificato né giustificabile secondo le norme del diritto internazionale.
Distruzione di strutture civili e principio di proporzionalità
Colpire strutture nucleari civili – sotto ispezione AIEA – è un atto particolarmente grave, che mette a rischio non solo vite umane ma anche l’ambiente e la sicurezza della regione. Anche se non si sono registrati aumenti di radiazioni, l’azione militare ha violato il principio di distinzione tra obiettivi civili e militari sancito dal Diritto Internazionale Umanitario. Inoltre, le “bunker-buster” usate sono armi di grande potenza distruttiva, il cui impiego solleva interrogativi sul rispetto del principio di proporzionalità.
Precedenti pericolosi e il disprezzo delle regole comuni
L’azione unilaterale degli Stati Uniti stabilisce un precedente pericoloso: se una superpotenza può colpire senza mandato ONU e senza essere attaccata, si mina l’intero ordine giuridico internazionale basato sulla risoluzione pacifica dei conflitti. Si ritorna a una logica da “legge del più forte”, in cui il diritto cede il passo alla forza.
Le responsabilità politiche e morali
Il ringraziamento del premier Netanyahu dimostra l’intreccio tra l’offensiva statunitense e la strategia regionale di Israele. Ma non si può costruire la sicurezza distruggendo il diritto. Invece di sostenere meccanismi multilaterali di dialogo e ispezione – come quelli condotti dall’AIEA – si è scelto il bombardamento. È la negazione stessa della diplomazia e della legalità internazionale.
Conclusione
L’attacco statunitense all’Iran è una violazione grave e deliberata del diritto internazionale. Nessuna “guerra preventiva” può legittimare un’aggressione contro impianti civili non armati e sotto ispezione internazionale. Chi ha a cuore la pace, la sicurezza collettiva e il rispetto delle regole deve denunciarlo con forza.
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