Ma la minaccia di Trump viola la Carta ONU

Tregua di due settimane tra Iran e USA: la diplomazia evita l’apocalisse

I pacifisti non possono che accogliere con sollievo questa svolta. La guerra di Trump rappresenta l'antitesi di quanto sancito nella Costituzione Italiana che nell'articolo 11 ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.
8 aprile 2026
Redazione PeaceLink

Iran

La guerra contro l’Iran è stata evitata in extremis. Un’ora e ventotto minuti prima della scadenza dell’ultimatum lanciato da Donald Trump – che aveva minacciato la distruzione di un’intera civiltà se Teheran non si fosse piegata alle sue condizioni – è stato annunciato un accordo per un cessate il fuoco di due settimane. Un’intesa raggiunta alle otto di sera ora americana che ha congelato i preparativi bellici e aperto uno spiraglio per la diplomazia.

Ma c’è un aspetto che non può essere taciuto: la stessa minaccia pronunciata dal presidente americano costituisce una violazione flagrante della Carta delle Nazioni Unite. Non solo l’uso della forza è vietato, ma anche la sua minaccia. L’articolo 2, paragrafo 4 della Carta ONU stabilisce chiaramente che “i Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualsiasi altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”. Guterres

La minaccia di Trump – esplicitamente rivolta a un intero popolo e a un’intera civiltà – non solo è apocalittica nella sostanza, ma è giuridicamente inaccettabile. 

Il ruolo decisivo della Cina e del Pakistan

L’accordo è stato possibile grazie a un intenso lavoro diplomatico. Secondo quanto riferito dall’agenzia Ap e rilanciato dalla Tass, la Cina è intervenuta direttamente per persuadere Teheran ad accettare la tregua provvisoria. Inizialmente Pechino ha operato tramite intermediari come Pakistan, Turchia ed Egitto, ma poi ha scelto un contatto diretto con il governo iraniano per facilitare l’intesa. L’Iran ha accettato la proposta pachistana di un cessate il fuoco di due settimane dopo frenetici sforzi diplomatici e un intervento dell’ultimo minuto della Cina, alleato chiave di Teheran, che avrebbe chiesto alla Repubblica islamica di mostrare flessibilità. Sulla decisione hanno pesato anche le crescenti preoccupazioni per la devastazione economica provocata dai danni alle infrastrutture critiche.

Reazioni internazionali: dall’Unione Africana al Giappone

Il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Mahmoud Ali Youssouf, ha accolto con favore l’annuncio del “cessate il fuoco immediato”, definendolo “un passo significativo” che riflette “una leadership lodevole e un impegno condiviso per la de-escalation”. Anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha espresso apprezzamento, esortando tutte le parti a lavorare per una pace duratura in Medio Oriente e a “rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale”.

Dal Giappone, quinto importatore mondiale di petrolio, è arrivata una nota preoccupata ma cautamente ottimista: il portavoce del governo di Tokyo, Minoru Kihara, ha sottolineato che “la cosa più importante è che vengano adottate misure concrete per allentare la tensione, in particolare per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz”, da cui transita circa il 93% del petrolio importato dal Giappone.

Due narrazioni opposte: chi ha vinto?

Sul significato dell’accordo le letture sono diametralmente opposte. Trump ha rivendicato una “vittoria totale e completa per gli Stati Uniti”. Ma Teheran la vede diversamente: secondo la tv di Stato iraniana, si tratta di una “umiliante ritirata di Trump dalla retorica anti-iraniana”. I media iraniani annunciano che il presidente americano ha accettato le condizioni dell’Iran, presentate in un piano in dieci punti. Una narrazione, quest’ultima, che ribalta completamente la retorica della Casa Bianca.

Israele aderisce alla tregua

Un elemento cruciale per la tenuta del cessate il fuoco è stato diffuso dalla CNN: secondo fonti della Casa Bianca, anche Israele ha accettato di sospendere gli attacchi per due settimane. Un passo necessario per evitare che il conflitto si riaccenda su un altro fronte.

Una tregua fragile

PeaceLink accoglie con sollievo la tregua, pur consapevole della sua fragilità. Due settimane sono un lasso di tempo breve, ma prezioso per riaprire un tavolo negoziale serio. Tuttavia, non possiamo tacere l’allarme per il precedente gravissimo rappresentato dalla minaccia di sterminio di un’intera civiltà. Se la comunità internazionale non riafferma con forza il divieto assoluto della minaccia della forza sancito dalla Carta ONU, si legittima una logica barbara e inammissibile che abbiamo ripudiato nel nostro editoriale di ieri.

La minaccia apocalittica di Trump, prima ancora che un atto di intimidazione, rappresenta una violazione del diritto internazionale e un oltraggio allo spirito stesso della Carta ONU, che l'Italia ha fatto proprio rigettando la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. La tregua di due settimane, per quanto fragile, dimostra che la diplomazia e il diritto possono ancora prevalere sulla logica della distruzione.

Note: L’articolo è stato redatto sulla base di informazioni diffuse da Rainews, Ap, Sole 24 Ore, CNN e fonti diplomatiche ufficiali.

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