CyberCultura

Brevetti software, mezzogiorno di fuoco

Sono i giorni più critici per la proposta di direttiva che punta ad introdurre anche nella UE la brevettazione sul software. Dal software libero una condanna unanime. La palla passa agli europarlamentari
12 maggio 2005
A. Glorioso

Roma - La lotta contro la brevettazione delle "invenzioni implementate tramite computer" - il nome che la lobby degli interessi costituiti preferisce a quello più diretto e veritiero di "brevetti sul software" - è entrata in una fase critica.

Dopo che il 7 marzo il Consiglio Europeo ha adottato una "posizione comune" su un testo che prevede la brevettabilità dei programmi per elaboratore, delle interfacce, dei formati di dati e dei "metodi di business" - il testo, naturalmente, è pieno di giri di parole volti a sviare l'attenzione dalla sostanza della proposta di direttiva - la parola spetta ora al Parlamento Europeo, per una seconda lettura della direttiva.

Un'analisi di quanto successo in seno al Consiglio Europeo fa capire la portata degli interessi in gioco. Parlare di "posizione comune", infatti, è né più né meno che una presa in giro - tanto per fare un esempio, Austria, Beglio e Italia si sono astenute, la Spagna ha votato contro, Polonia, Danimarca e Portogallo hanno chiesto di discutere più approfonditamente la questione: richiesta che la presidenza lussemburghese ha prontamente rifiutato, in base alla presupposta necessità di raggiungere una decisione definitiva il prima possibile (apparentemente non è importante che tale decisione sia espressione della volontà dei cittadini dell'Unione e non di interessi particolari).

La seconda lettura del Parlamento Europeo, che aveva già, è bene ricordarlo, espresso la propria contrarietà all'estensione dell'istituto brevettuale al software, è irta di ostacoli. Per riaffermare la propria volontà sarà necessaria la maggioranza assoluta, ovvero 347 voti, su un argomento di cui molti parlamentari ignorano sia la portata che i dettagli; per vincere il quale, inoltre, le grosse aziende produttrici di software hanno nuovamente scatenato la propria potenza lobbistica.

L'Associazione Software Libero, Free Software Foundation Europe (comunicato disponibile online), Italian Linux Society (comunicato disponibile online) e Media Innovation Unit - Firenze Tecnologia hanno deciso di inviare una lettera aperta a tutti gli eurodeputati italiani.

Nella lettera aperta si invitano i parlamentari ad opporsi in maniera netta e decisa alla proposta di brevettare il software e di cogliere l'ultima opportunità che hanno a disposizione per:

"- dotare l'Europa di una legislazione uniforme e coerente, bloccando la deriva verso l'estensione della brevettabilità ad aree in cui la sua utilità non solo non è dimostrata, ma anzi l'evidenza sembrerebbe indicare il contrario;

- riaffermare, in linea con i principi sanciti dalla Convenzione di Monaco sui Brevetti, che il software in quanto tale non ha carattere tecnico e come tale non può essere brevettabile, bocciando la pessima direttiva del 7 Marzo e sostenendo invece lo spirito degli emendamenti di prima lettura e di quelli che verranno presentati dal relatore Michel Rocard, economista ed ex primo ministro francese;

- impedire che i brevetti e la minaccia di azioni legali vengano usati come armi anti-competitive per estromettere dal mercato le imprese del settore, gli sviluppatori indipendenti ed il software Libero e Open Source."

La lettera comprende anche una esauriente disamina dei principali elementi legali ed economici per cui la brevettazione del software sarà dannosa per l'economia europea (per citare uno dei più quotati capitani dell'industria del software: "Se all'epoca in cui la maggior parte delle idee odierne furono inventate, la gente avesse compreso il modo in cui i brevetti sarebbero stati concessi e avesse brevettato tali idee, oggi l'industria sarebbe completamente bloccata" - questa frase risale al 1991) ed un elenco di "argomentazioni facilmente confutabili" a favore dei brevetti software - con, naturalmente, le relative confutazioni.
Si va da "I brevetti danno ai loro inventori ed alle piccole compagnie la loro unica possibilità di competizione contro i colossi dell'informatica" a "Il problema è la bassa qualità dei brevetti che vengono concessi; non si tratta quindi di impedire la brevettazione del software, ma di migliorare il processo di concessione del brevetto", passando per tutta la propaganda - scientificamente implausibile e non provata - che le lobby della brevettazione selvaggia hanno cucinato in questi ultimi anni.

La lettera è stata mandata per conoscenza anche agli On. Lucio Stanca (Ministero dell'Innovazione tecnologica), On. Claudio Scajola (Ministero delle Attività Produttive), On. Mario Landolfi (Ministero delle Comunicazioni), On. Letizia Moratti (Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica) e On. Giorgio La Malfa (Ministero per le Politiche Comunitarie). La speranza è che la posizione di astensione dell'Italia, in sede di Consiglio Europeo, possa trasformarsi - come è stato il caso della Polonia - in una posizione attivamente contraria alla proposta di direttiva che il Parlamento Europeo si troverà ad affrontare a Luglio, in occasione della seconda lettura.

Note: NOTA
Andrea Glorioso è un consulente indipendente. Attualmente lavora soprattutto per Media Innovation Unit, l'unità di ricerca di Firenze Tecnologia (azienda speciale della CCIAA di Firenze) dedicata alla ricerca, sviluppo e promozione di Software Libero, Contenuti Aperti, Reti Decentralizzate e Nuovi Media. Risiede a Padova, ma vive tra treni, aerei e hotel. Se volete discutere con lui dei contenuti di questo articolo, scrivete a: andrea (at) digitalpolicy (dot) it.

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