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Cina, i colossi occidentali di Internetaccettano un "codice di censura"

Molte corporation della rete, tra cui Yahoo! e Msn, aiuteranno Pechino a oscurare notizie e opinioniTutto per non turbare l'imminente 17° Congresso del Partito Comunista e la «società armoniosa»
25 agosto 2007 - Sandro Podda
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

Business is business . E nei manuali delle Corporation in competizione sul selvaggio mercato mondiale, alle voci "diritti umani" o "libertà civili" non si dedica molto spazio. Succede così che, mentre viene lanciata in particolare dagli Usa una campagna mediatica e politica ferocissima (e anche veritiera) sulle costanti violazioni delle libertà individuali in Cina, due giganti della Information and Communications Technology statunitensi firmano accordi commerciali che queste violazioni le consentono. Yahoo! Incorporated , la più nota corporation pubblica di servizi Internet con quartiere generale a Sunnyvale in California, e Microsoft Corporation , sede Redmond a Washington, hanno firmato senza peli sullo stomaco insieme a molti altri operatori dell'Itc un accordo con Pechino che restringe ancora di più la già scarsa libertà d'opinione in vista del 17° Congresso del Partito Comunista Cinese che si terrà forse, visto che poco se ne sa, intorno alla metà di ottobre.
Per continuare ad operare nel mercato cinese, i firmatari hanno scelto di impegnarsi a rispettare un "codice di condotta" che ha poco il sapore della deontologia e molto quello della censura. Il manuale su come ci si comporta nel mercato cinese lo ha elaborato la Internet Society of China , un organismo semiufficiale i cui membri appartengono all'Accademia delle Scienze o ad altri think-thank vicini al Partito Comunista Cinese. Principio guida sottoscritto dalle Corporation: «non diffondere messaggi erronei ed illegali». Non serve ironia o particolare acume per capire chi decide cosa sia «erroneo ed illegale» e con quali criteri venga valutato. Tra i comportamenti da seguire c'è quello, ad esempio, di costringere i blogger cinesi a registrarsi con nomi e cognomi reali. Secondo l'organizzazione non governativa Reporters sans Frontieres , che ha lanciato l'allarme sul codice firmato con il silenzio di molti media, si tratta di «un' iniziativa che avrà conseguenze molto gravi sulla blogosfera cinese e che segna la fine dei blogger anonimi... rischia di aprirsi una nuova ondata di repressione e di censura».
Le notizie che scappano ancora alle maglie della censura sono troppe per Pechino e rischiano di turbare la «società armoniosa» del presidente Hu-Jintao. Per evitare ciò, solo la scorsa settimana, sono state sessanta le persone arrestate nel nordest del Paese con l'accusa di avere diffuso notizie false attraverso Internet e telefoni cellulari. Reporters sans Frontieres ha provato ad ottenere una conferma o una smentita dalle sedi di Pechino di Yahoo! ed Msn (la divisione Microsoft che si occupa di messaggistica). Quello che hanno ottenuto è stato un rigidissimo "no comment". Yahoo! si trova già nell'occhio del ciclone per avere rivelato alla polizia cinese il nome di Shi Tao, un giornalista condannato a dieci anni di prigione. Il reato commesso? Aver pubblicato una circolare dell'Ufficio per la propaganda del Partito Comunista, con la quale si ordinava ai giornalisti di non affrontare alcuni argomenti «scomodi». Argomenti che a volte filtrano nella rete e nella galassia in espansione della comunicazione cinese attraverso gli strumenti delle nuove, ma neanche più tanto, tecnologie. Un altro esempio recente sono le proteste dei famigliari dei 181 minatori intrappolati sottoterra da una settimana a Xintai, nella provincia dello Shandong, nei confronti dei quali Pechino ha ammesso di non nutrire più speranze. Le proteste, riprese da un videofonino, hanno fatto il giro del mondo attraverso YouTube .
La sfida per il controllo è comunque mastodontica. In Cina gli utenti della rete sono 137 milioni di persone, il secondo posto in numero di connessioni dopo gli Stati Uniti. Il paese è diventato quest'anno il primo mercato mondiale per il colosso dei cellulari Nokia. Senza un accordo con l'Itc mondiale è impossibile esercitare un controllo e una censura efficaci, se non assoluti. Ne sa qualcosa la Nsa che negli Usa si è accordata con le compagnie private per ottenere intercettazioni e dati di qualsiasi comunicazione. La sfida lanciata alla rete l'11 luglio del 2001 dall'allora presidente cinese Jiang Zemin contro «l'informazione perniciosa» adeguando l'«inefficiente legislazione» trasformando la diffusione di materiale «segreto o reazioniario» in crimini capitali, non sarebbe possibile senza l'acquiescenza del mercato. E la storia del mercato dà ragione purtroppo alle speranze cinesi. Oggi Yahoo! , ma è solo una delle tante Corporation, si difende ammettendo che sottostare a determinate regole è l'unico modo per operare nel mercato cinese. Così avvenne, anche se le due vicende non sono sovrapponibili in alcun modo se non generalizzando, quando gli Stati Uniti erano in guerra con la Germania nazista. Ibm collaborò allora con il Terzo Reich e fornì tecnologia per realizzare l'Olocausto (Thomas J. Watson, con lui nacque il nome all'azienda, ricevette addirittura da Hitler nel 1937 la Gran Croce del Supremo Ordine dell'Aquila Tedesca). In maniera simile si comportò The Coca-Cola Company , la cui sussidiaria tedesca inventò la Fanta per proseguire la sua attività nella Germania nazista. Vicende distanti e non sovrapponibili appunto, ma rispondenti ad una legge generale superiore: business is business .

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