CyberCultura

La guerra dell’informatica Si intensificano i segnali della “rivolta” anti-Gates

1 dicembre 2003
Roberto Vacca
Fonte: IL Messaggero - 1 Dicembre 2003
«BILL Gates, diffondendo conoscenze informatiche, ha fatto più bene all'umanità di San Francesco d'Assisi».
Dissi questa frase in pubblico qualche anno fa. Non è un'asserzione paradossale. E' vero che usare computer e software moderni ci permette di offrire prestazioni intellettuali e di capire più cose. Sono valori anche spirituali. Molti, però, la trovano scandalosa. Infatti addirittura odiano Gates e la sua Microsoft a causa del predominio estremo che hanno raggiunto nel campo. Molti utenti sono contrariati perché per comunicare con altri sono obbligati ad aggiornare troppo spesso il loro software sempre più pesante, e quindi l'hardware necessario. Spendono molto e non ottengono prestazioni molto migliori. Dunque è una reazione ragionevole. Inoltre si sentono obbligati a continuare a usare i prodotti Microsoft, penetrati nel 90% del mercato.
Questo predominio è, in certo senso, una legge di natura, come quella che governa ovunque la distribuzione del reddito. I ricchi diventano sempre più ricchi. Anche la rete telematica è dominata da perni (come Google, America On Line, etc.) che tendono a diventare sempre più grossi e connessi. In genere (ma non sempre) si tratta di quelli che cominciano per primi: i precursori, gli innovatori. Talora un asso-piglia-tutto (come Microsoft) arriva a dominare un mercato quasi totalmente.
Finora le alternative erano scarse: costituite soprattutto dai prodotti Apple/Mcintosh. Ora c'è il sistema operativo Linux (inventato da Linus Torvalds) gratuito, stabile e comparabile a Windows. E' David che sfida Golia. Molti simpatizzano per il piccolo - a parte che con Linux si spende meno.
Intanto Microsoft è stato incriminato per aver infranto leggi contro i monopoli. Un tribunale Usa aveva deciso che Microsoft doveva essere smembrata in due o più parti, ma questo verdetto è stato annullato in appello. Intanto Gates raggiunge transazioni con concorrenti, clienti e governi locali che lo hanno citato in giudizio. Recentemente ha pagato un miliardo e mezzo di dollari per convincere dieci Stati a ritirare le loro denunce. Nel 2001 aveva chiuso il contenzioso con lo Stato di California pagando 1,1 miliardi. E' difficile tenere il conto di quanto costino queste cause a Microsoft. Si sa di innumeri accordi per decine di milioni di dollari ciascuno. Si deve trattare di circa un miliardo di dollari all'anno. La cifra sembra notevole, ma è solo il 3,5% del fatturato totale di 28 miliardi e un quarto degli investimenti in ricerca dell'azienda. Si può considerare, quindi, come un piccolo sconto, dato che il profitto netto costituisce ben l'80% del fatturato per Windows e il 31% di quello per Office. In ottobre la Commissione europea ha aperto indagini su contratti di licenza Microsoft con clausole intese a impedire ad aziende europee di sviluppare loro software e di utilizzare i loro brevetti. Le penali richieste sono finora di 3 miliardi di dollari.
Bill Gates ha dichiarato che se i tribunali arrivassero a imporgli penalità davvero dure, le conseguenze potrebbero essere gravi: perdita di migliaia di posti di lavoro e fine dell'innovazione da parte dell'azienda. Quest'ultima minaccia è poco credibile: non innovare danneggerebbe più loro che non gli altri. Anzi molti utenti sarebbero contenti di non doversi adeguare ogni paio d'anni a imparare nuove regole d'uso del software. Infatti questo diventa più ingombrante e richiede elaboratori sempre più veloci per poter essere usato. I circuiti relativi sono prodotti da Intel, che continua a vendere sempre più. La collaborazione Windows-Intel viene chiamata Wintel da chi implica che si tratti di una specie di comparaggio.
Interessa tutti noi prevedere l'avvenire di Microsoft: Gates è sempre più ricco perché incassa i nostri soldi. Questo futuro dipende in gran parte da lui e dai suoi consiglieri. Sembrano avviati a espandersi, a imporre i loro prodotti, allargare i mercati e comprare altre aziende. Ricordano Tommaso III, marchese di Saluzzo nel XV secolo, incline all'espansionismo territoriale, il cui motto era “Noch!” (Ancora!). Fra le altre aziende pare sia in lista per essere assorbita Google, il più noto motore di ricerca. Non costerebbe nemmeno tanto: solo una ventina di miliardi di dollari.
Bill Gates fa anche molta beneficenza. La sua Fondazione Gates è la più grande organizzazione filantropica del mondo. Ha finanziato largamente ricerche sulla cura e la prevenzione dell'Aids. Ha regalato i suoi prodotti insieme a computer a molte scuole. Sono segni del buon cuore di Gates o tentativi di farsi perdonare il suo predominio e i suoi sovraprofitti? E' difficile rispondere. Però alcune tendenze recenti di questo altruismo non sembrano ben ponderate. Fra queste un progetto di salvare dalla fame 840 milioni di persone nel terzo mondo, favorendo la ricerca sugli Ogm, gli organismi geneticamente modificati. Il progetto è appoggiato dal Centro per l'Agricoltura Tropicale e dall'Istituto Internazionale per la Ricerca sulle Politiche Alimentari, ambedue creature del governo Usa e della Banca Mondiale. Ora si sa bene che sono visceralmente contrari agli Ogm non solo i verdi e i no-global, ma anche notevoli porzioni dell'opinione pubblica non molto bene informata in merito.
Ma l'avvenire di Microsoft dipende anche dalle reazioni nostre. Quanto siamo stufi noi utenti di vedere che i nostri investimenti non vengono protetti? Quanto ci pesano il rischio continuo di essere colpiti da virus e la necessità di immettere nei nostri Pc patch di aggiornamento per evitarli? La corrente che ci trascina insieme alla maggioranza è forte. Però vanno controcorrente vari governi e molte aziende.
Tre colpi in rapida sequenza sono stati inferti a Microsoft da un cliente enorme: la Cina. Il 18 agosto scorso il governo cinese ha imposto a tutti i ministeri di acquistare solo software Linux prodotto localmente a partire dalla fine del 2003. Due settimane dopo la Commissione per l'Educazione di Shanghai ha reagito alla richiesta Microsoft di pagare il prezzo intero per le licenze usate nelle scuole. La sua risposta è consistita nel togliere i sistemi operativi Microsoft dai computer degli studenti sostituendoli con altri prodotti in Cina. Infine a settembre Pechino ha annunciato che sta discutendo un'impresa insieme a Giappone e Corea del Sud per produrre un'alternativa a Windows.
Il dominio mondiale è stato sognato da conquistatori e imprenditori. Pare che non sia possibile, per fortuna. Per discutere gli scenari di predominio o di declino dell'impero Microsoft ci vorrebbe l'aiuto di un pensatore acuto come Carlo Cipolla, che analizzò il declino dell'Impero romano, di quelli bizantino, cinese, spagnolo, ottomano. L'avvenire non è calcolabile. Anche il poeta scrisse sull' «alterna onnipotenza delle umane sorti». Pochi decenni fa sembrava impensabile che l'Ibm (Big Blue) perdesse il suo primato.

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