CyberCultura

L'americana Apple scavalcata come vendite dalla cinese Huawei, al primo posto la sudcoreana Samsung

Dietro l’attacco Usa agli smartphone cinesi

Sotto pressione del Pentagono e delle agenzie di intelligence, gli Usa hanno bandito gli smartphone e le infrastrutture di telecomunicazioni della società cinese Huawei, con l’accusa che possono essere usati per spionaggio, e premono sugli alleati perché facciano altrettanto.
4 dicembre 2018 - Manlio Dinucci
Fonte: Il Manifesto, 4 dicembre 2018

Dietro l’attacco Usa agli smartphone cinesi



Dopo aver imposto pesanti dazi su merci cinesi per 250 miliardi di dollari, il presidente Trump al G-20 ha accettato una «tregua» posticipando ulteriori misure, soprattutto perché l’economia Usa è colpita dalla ritorsione cinese. Avanzata commerciale della Cina nel campo informatico

Ma oltre alle ragioni commerciali ci sono quelle strategiche. Sotto pressione del Pentagono e delle agenzie di intelligence, gli Usa hanno bandito gli smartphone e le infrastrutture di telecomunicazioni della società cinese Huawei, con l’accusa che possono essere usati per spionaggio, e premono sugli alleati perché facciano altrettanto.

Ad avvertire soprattutto Italia, Germania e Giappone, paesi con le più importanti basi militari Usa, sul pericolo di spionaggio cinese sono le stesse agenzie Usa di intelligence che hanno spiato per anni le comunicazioni degli alleati, in particolare Germania e Italia.

La statunitense Apple, un tempo leader assoluta del settore, è stata scavalcata come vendite dalla Huawei (società di proprietà degli impiegati quali azionisti), piazzatasi al secondo posto mondiale dietro la sudcoreana Samsung.

Ciò è emblematico di una tendenza generale. Gli Stati uniti – la cui supremazia economica si basa artificiosamente sul dollaro, principale moneta finora delle riserve valutarie e dei commerci mondiali – vengono sempre più scavalcati dalla Cina sia come capacità che come qualità produttiva.

«L’Occidente – scrive il New York Times – era sicuro che l’approccio cinese non avrebbe funzionato. Doveva solo aspettare. Sta ancora aspettando. La Cina progetta una vasta rete globale di commerci, investimenti e infrastrutture che rimodelleranno i legami finanziari e geopolitici».

Ciò avviene soprattutto, ma non solo, lungo la Nuova Via della Seta che la Cina sta realizzando attraverso 70 paesi di Asia, Europa e Africa.

Il New York Times ha esaminato 600 progetti realizzati dalla Cina in 112 paesi, tra cui 41 oleodotti e gasdotti; 199 centrali soprattutto idroelettriche (tra cui sette dighe in Cambogia che forniscono la metà del fabbisogno elettrico del paese); 203 ponti, strade e ferrovie, più diversi grandi porti in Pakistan, Sri Lanka, Malaysia e altri paesi.

Tutto questo viene considerato a Washington una «aggressione ai nostri interessi vitali», come sottolinea il Pentagono nella «Strategia di difesa nazionale degli Stati Uniti d’America 2018».

Il Pentagono definisce la Cina «competitore strategico che usa una economia predatoria per intimidire i suoi vicini», dimenticando la serie di guerre condotte dagli Stati uniti, anche contro la Cina fino al 1949, per depredare i paesi delle loro risorse.

Mentre la Cina costruisce dighe, ferrovie e ponti utili non solo alla sua rete commerciale ma anche allo sviluppo dei paesi in cui vengono realizzati, nelle guerre Usa dighe, ferrovie e ponti sono i primi obiettivi ad essere distrutti.

La Cina viene accusata dal Pentagono di «voler imporre a breve termine la sua egemonia nella Regione Indo-Pacifica e di voler spiazzare gli Stati uniti per conseguire in futuro la preminenza globale», di concerto con la Russia accusata di voler «frantumare la Nato» e «sovvertire i processi democratici in Crimea e Ucraina orientale».

Da qui l’«incidente» nello stretto di Kerch, provocato da Kiev sotto regia del Pentagono per far saltare l’incontro Trump-Putin al G-20 (come è avvenuto) e far entrare l’Ucraina nella Nato, di cui è già membro di fatto.

La «competizione strategica a lungo termine con Cina e Russia» è considerata dal Pentagono «principale priorità». A tal fine «modernizzerà le forze nucleari e rafforzerà l’Alleanza trans-atlantica della Nato».

Dietro la guerra commerciale si prepara la guerra nucleare.


Articoli correlati

  • MUOS, F-35 e TAP: le tre concessioni di Conte a Trump
    Disarmo
    Le scelte del "governo del cambiamento" in politica estera

    MUOS, F-35 e TAP: le tre concessioni di Conte a Trump

    Perché Trump ha avuto un occhio di riguardo per il governo Conte salvando l’Italia dalle sanzioni all’Iran? Secondo il prof. Carlo Pelandra, docente di gepolitica, il governo Conte ha dato a Trump buone garanzie su F-35, TAP e MUOS.
    20 novembre 2018 - Redazione PeaceLink
  • La decisione di uscita degli USA dal Trattato INF sulle forze nucleari a medio raggio
    Disarmo
    Comunicato stampa rilasciato da IPPNW (International Physicians for the Prevention of Nuclear War)

    La decisione di uscita degli USA dal Trattato INF sulle forze nucleari a medio raggio

    Il grande perdente nel nuovo confronto Est-Ovest potrebbe essere l’Europa. Prima della conclusione del Trattato INF, 30 anni fa, vi era tra le maggiori potenze una corsa incontrollata agli armamenti. Se fosse scoppiata la guerra nucleare, intenzionalmente o accidentalmente, probabilmente sarebbe iniziata in Europa e avrebbe cancellato le nazioni situate sulla linea tra i due blocchi.
    24 ottobre 2018 - Roberto Del Bianco
  • Aumentano i bombardamenti in Afghanistan. Onu: «Sempre più vittime civili»
    Editoriale
    Washington testa i nuovi F35

    Aumentano i bombardamenti in Afghanistan. Onu: «Sempre più vittime civili»

    La strategia di Trump è quella di convincere la guerriglia a trattare con un'escalation di attacchi. Una strategia intollerabile che colpisce una popolazione stremata da una guerra che dura da 17 anni e che è costata quasi mille miliardi di dollari.
    9 ottobre 2018 - Alessandro Marescotti
  • Lo scontro fra Italia e Francia nella crisi libica
    Disarmo
    le importazioni italiane di greggio statunitense sono arrivate a un record a giugno

    Lo scontro fra Italia e Francia nella crisi libica

    Il Presidente del Consiglio ha chiesto a Trump che le compagnie petrolifere americane non abbandonino la Libia per evitare l’avanzata della società francese Total
    9 settembre 2018 - Rossana De Simone

Prossimi appuntamenti

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.2 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)