E a noi che cosa resta da fare? Continuare a lottare per il diritto
Fine dell'ordine mondiale
Lo scatenamento dell’offensiva terroristica aerea e missilistica contro l’Iran, chiamata “il ruggito del leone”, segna la fine dell’ordine mondiale. Non era un ordine giusto né pacifico, ma aveva un suo alibi nel diritto internazionale.
2 marzo 2026
Raniero La Valle

Lo sterminio premeditato della famiglia dell’Ayatollah Khāmeneī, (lui, la figlia, il genero e una nipote) e lo scatenamento dell’offensiva terroristica aerea e missilistica contro l’Iran, chiamata “il ruggito del leone”, segna la fine dell’ordine pubblico mondiale.
Non era un ordine giusto né pacifico, ma aveva un suo alibi nel diritto internazionale che Trump, alla vigilia delle sue aggressioni, aveva dichiarato decaduto, bastandogli la regola della propria presunta etica ed onnipotenza.
Era un ordine pubblico che comunque obbediva a una prassi condivisa in quanto, si trattasse di democrazie o autocrazie, era pur sempre risultante da un rapporto tra governi e Stati di cui si poteva supporre ancora una certa ragione, fosse pure la ragion di Stato.
Esso viene ora sostituito da un ordine in cui chi decide della vita e della morte di popoli interi e dei rischi per il mondo sono da un lato un potere tradizionale come quello russo, dall’altro sono due assassini seriali, uno dei quali, Trump, agisce a titolo personale senza alcun controllo del Congresso e neanche consenso dei suoi stessi seguaci, e l’altro, Netanyahu, sulla spinta di una intenzione di stroncare l’Iran personalmente perseguita da quarant’anni, come lui stesso ha detto, e con l’ausilio di spie e di Servizi segreti.
E che ciò sia avvenuto di sorpresa e con l’inganno, approfittando di negoziati di pace in corso e di una conclamata propensione all’accordo, toglie dignità ai loro due Paesi.
Ciò è tanto più grave per Israele, perché a differenza degli Stati Uniti la cui invulnerabilità è garantita da un esercito quale non si era mai visto al mondo e che secondo l’apologetica trumpiana sarebbe invincibile, l’incolumità e la sussistenza di Israele dipendono in gran parte dal consenso e dalla solidarietà di tutto il mondo, per la considerazione ammirata di cui gode l’intero popolo ebraico anche come riparazione dell’orribile genocidio di cui è stato vittima ad opera di un mondo europeo “civilizzato” e razzista.
L’ordine pubblico mondiale che viene così compromesso è sostituito dall’arbitrio di due o tre sole persone che usano un potere incontrollato, come l’uomo dell’“anomia”, il senza umanità e senza legge di cui san Paolo parlava a quelli di Salonicco. E le guerre si fanno non più per qualche conquista, ma per cambiare il regime politico, “regime change”, dovunque un ordinamento politico al potente di turno non sia gradito.
E a noi che cosa resta da fare? Continuare a lottare per il diritto e perché ogni nazione possa avere ordinamenti di libertà, di pluralismo e di pace, così da non offrire più pretesti ai potenti per decapitare, affamare, e uccidere i popoli.
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