Dalle basi USA in Italia sono partiti 500 voli a supporto della guerra contro l'Iran

Il Ministero della Difesa, guidato da Guido Crosetto, ha definito questa ricostruzione «totalmente fallace», esprimendo sconcerto e smentendo il coinvolgimento diretto in azioni di guerra. [1, 2, 3, 4]
La versione del governo è che l'Italia avrebbe autorizzato "esclusivamente attività di natura tecnica e logistica, non cinetiche", nel "pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali". Il governo dice di essersi attenuto ai patti sottoscritti con gli Stati Uniti per l'utilizzo delle basi americane sul suolo italiano.
C'è un problema, però. Quei patti sono secretati. E nessuno, di fatto, può controllare l'intera materia.
L'Accordo che non si può leggere
La presenza militare statunitense in Italia è regolata da una serie di accordi bilaterali la cui caratteristica principale è la segretezza. Il più importante è il Bilateral Infrastructure Agreement (BIA), firmato il 20 ottobre 1954. Il suo testo non è mai stato pubblicato. Non è mai stato sottoposto a ratifica parlamentare: venne considerato un accordo di "natura tecnica" e fatto entrare in vigore con una "procedura semplificata" che, secondo molti giuristi, per un accordo di questa portata configura un vizio di incostituzionalità.
Nel 2003, l'allora ministro della Difesa Antonio Martino comunicò al Parlamento che il BIA aveva "una elevata classifica di segretezza" e non poteva essere "declassificato unilateralmente". I due trattati principali sono coperti da segreto di Stato, in base al quale sono sottratti alla legge 839 del 1984, che prevede che tutti gli accordi internazionali siano resi conoscibili.
Il governo italiano, di fatto, chiede ai cittadini di fidarsi di un accordo che neppure i parlamentari possono leggere, che non è mai stato approvato dal Parlamento. Ed è esattamente questo il punto.
Il diritto alla guerra e la combelligeranza
C'è un secondo elemento della controversia che non è emerso nel dibattito, ma che è particolarmente grave sul piano del diritto internazionale. Se l'Italia consente che dal proprio territorio partano missioni che supportano un attacco militare – anche solo con voli "logistici" – verso un altro Stato, si espone al rischio di essere considerata combelligerante.
Se dalle basi americane in Italia partono voli a supporto di un attacco illegale a un'altra nazione, l'Italia viola la Costituzione e si espone al concreto rischio di legittima rappresaglia.
Sigonella nel mirino
La base aeronavale di Sigonella, in Sicilia, è stata al centro delle polemiche. Da lì sono transitati aerei-cisterna per il rifornimento dei bombardieri diretti in Iran, velivoli dell'US Air Force che hanno fatto scalo per portare rifornimenti alle truppe nel Golfo, droni Triton utilizzati per lo spionaggio.
Il diritto internazionale avrebbe potuto dare all'Iran l'occasione di ritenere legittimo colpire Sigonella. Se un Paese terzo fornisce supporto logistico a un conflitto, diventa un obiettivo militare legittimo per la parte avversaria in base alle norme giuridiche e ai principi che regolano i conflitti armati.
Il governo italiano si trincera dietro la distinzione tra "cinetico" e "non cinetico". Ma per il diritto internazionale, fornire le basi per attività logistiche funzionali ai bombardamenti è già un atto di partecipazione al conflitto militare. La differenza tra l'aereo che sgancia la bomba e chi rifornisce quell'aereo che la sgancia è, sul piano giuridico, molto meno netta di quanto il governo voglia far credere. Anzi.
Una scomoda verità
La vicenda dei 500 voli rivela una verità scomoda: l'Italia ha delegato agli Stati Uniti, attraverso accordi segreti siglati oltre settant'anni fa, il controllo sostanziale di porzioni del proprio territorio coinvolte nella guerra di offesa all'Iran. E la Costituzione "ripudia la guerra come strumento di offesa". Il termine ripudia è molto più forte dal "non collabora". In questo caso c'è stata una collaborazione che, da come la racconta Rutte, è stata altamente funzionale alla guerra di offesa (che Rutte non ripudia, e che quindi la Nato non ripudia).
Il governo può rivendicare di aver "rispettato i trattati", ma quei trattati sono segreti. E quindi è un bel problema verificare quei 500 voli, se sono stati fatti "alla Rutte" o "alla Crosetto".
PeaceLink da tempo denuncia questa opacità delle basi Usa.
La Costituzione prevede all'articolo 80:
"Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi".
Chiediamo la declassificazione e la pubblicazione del BIA del 1954 e di tutti gli accordi che regolano la presenza militare statunitense in Italia e che violano l'articolo 80. E chiediamo che le basi USA vengano per tale ragione considerate incompatibili con la Costituzione perché basate su accordi mai autorizzati da nessun Parlamento italiano.
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