Conferenza di revisione delle Nazioni Unite del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP)
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Bollettino internazionale per la pace e il disarmo
Conferenza di revisione delle Nazioni Unite del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP)
Perché il mondo non può permettersi un altro fallimento del TNP
Il 27 aprile 2026, a New York, presso la sede delle Nazioni Unite, avrà inizio il lavoro dell'undicesima Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP). Per quattro settimane, i delegati di 191 Stati si riuniranno presso il quartier generale delle Nazioni Unite per discutere il futuro di quello che è considerato il pilastro giuridico del disarmo nucleare globale. La posta in gioco è altissima: le due precedenti conferenze, del 2015 e del 2022, si sono concluse senza un documento finale, e un terzo fallimento consecutivo rischierebbe di svuotare definitivamente di significato questo importante trattato internazionale.
Izumi Nakamitsu, Sottosegretario generale delle Nazioni Unite e Alto rappresentante per gli affari del disarmo, ha lanciato un avvertimento inequivocabile: un altro fallimento potrebbe svuotare il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), riducendolo a semplici parole su una pagina e privandolo di quella forza politica e morale che lo ha reso uno strumento fondamentale di governance nucleare per decenni.
La conferenza si apre in un momento di straordinaria gravità geopolitica. Il Trattato New START, l'ultimo accordo vincolante tra Stati Uniti e Russia sulla riduzione delle armi nucleari strategiche, è scaduto nel febbraio 2026 senza che sia stato firmato alcun accordo sostitutivo. Le due principali potenze nucleari mondiali si trovano ora prive di un quadro giuridico bilaterale che limiti i rispettivi arsenali – uno scenario che non si vedeva dalla Guerra Fredda. A ciò si aggiungono le crescenti tensioni in diverse regioni del mondo, i programmi nucleari degli Stati non aderenti al TNP e una più generale erosione della fiducia multilaterale, che rende qualsiasi negoziato estremamente difficile. Chi si preoccupa del futuro osserva con il fiato sospeso: ciò che accadrà a New York nelle prossime settimane determinerà se ci sarà ancora spazio per la diplomazia e il diritto in un'epoca in cui il linguaggio della forza sembra aver sostituito quello del dialogo.
Come è nato il Trattato di non proliferazione nucleare
Il Trattato di non proliferazione nucleare affonda le sue radici nei timori e nelle speranze dei primi anni dell'era nucleare, in quel periodo in cui si formò quella che è stata definita la "coscienza atomica". Già nel 1946, quando gli Stati Uniti erano l'unica potenza in possesso di armi nucleari, l'amministrazione Truman propose alle Nazioni Unite il cosiddetto Piano Baruch, che mirava a porre l'energia nucleare sotto controllo internazionale per prevenire la proliferazione. L'Unione Sovietica, che stava sviluppando la propria bomba atomica, respinse il piano, sospettando che fosse concepito per sancire il monopolio americano sulle armi nucleari.
La corsa agli armamenti proseguì inesorabilmente: l'Unione Sovietica effettuò il suo primo test nucleare nel 1949, seguita dal Regno Unito nel 1952, dalla Francia nel 1960 e dalla Cina nel 1964. Il mondo, già diviso dalla Guerra Fredda, si trovò di fronte alla terrificante prospettiva di una proliferazione incontrollata. Fu in questo contesto che Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito avviarono i negoziati che portarono alla stesura del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP).
Il trattato fu aperto alla firma il 1° luglio 1968 a Londra, Mosca e Washington, sancendo uno storico compromesso: i cinque Stati che avevano effettuato test nucleari prima del 1° gennaio 1967 potevano mantenere i propri arsenali, ma si impegnavano tutti a negoziare il disarmo e a prevenire la proliferazione dell'arma; agli Stati non dotati di armi nucleari veniva garantito l'uso pacifico dell'energia atomica sotto la tutela dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA). Questo storico compromesso nucleare fu raggiunto sotto la pressione dell'opinione pubblica, sensibilizzata da scienziati consapevoli e responsabili che chiedevano conto alle grandi nazioni. Vi fu un'attenzione globale che purtroppo oggi manca. Nonostante le divisioni e le guerre (basti pensare alla sanguinosa guerra del Vietnam), le grandi potenze riuscirono a separare i conflitti armati di quel tempo dalla prospettiva epocale dettata dalla necessità di porre un freno al confronto nucleare. E in quest'ottica, furono avviati i negoziati per un equilibrato controllo internazionale degli armamenti, come previsto dall'articolo 6 del Trattato di non proliferazione nucleare.
Questo equilibrio, spesso definito il grande patto del TNP, non nacque solo da ideali di pace, ma anche da una logica di necessità: contenere la corsa agli armamenti e impedire che ogni crisi regionale si trasformasse in un innesco globale per una possibile guerra nucleare. Il trattato entrò in vigore il 5 marzo 1970, fu prorogato a tempo indeterminato nel 1995 e oggi conta 191 Stati parte. È l'accordo sul disarmo più universalmente ratificato della storia.
L'attualità del Trattato di non proliferazione nucleare
Vale la pena tornare su un fatto storico di grande rilevanza per il presente: quando fu negoziato il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), il mondo era dilaniato da guerre profonde e devastanti. La Guerra Fredda divideva il pianeta in due blocchi opposti, il conflitto in Vietnam infuriava, le tensioni tra le superpotenze raggiungevano livelli estremi. Eppure, in quel contesto di aspri conflitti, i leader politici dell'epoca ebbero la saggezza di separare le guerre in corso dalla prospettiva di ridurre le tensioni nucleari. Riuscirono a comprendere che, al di là delle immediate dispute militari, esisteva un interesse comune superiore: impedire all'umanità di precipitare in un abisso nucleare.
Oggi il rischio è particolarmente acuto: non disponiamo più di trattati di riferimento e il diritto internazionale stesso è considerato inefficace e privo di valore. Ci troviamo nel punto più basso del diritto internazionale dal 1945. La struttura giuridica globale per il controllo degli armamenti nucleari è più fragile che mai e il 2026 si preannuncia come un anno cruciale per il disarmo, in seguito alla scadenza del trattato New START.
Cronologia degli eventi principali
1946: Gli Stati Uniti propongono il Piano Baruch per il controllo internazionale dell'energia nucleare; l'URSS lo respinge.
1949: L'Unione Sovietica effettua il suo primo test nucleare.
1952: Il Regno Unito effettua il suo primo test nucleare.
1960: La Francia effettua il suo primo test nucleare.
1964: La Cina effettua il suo primo test nucleare.
1° luglio 1968: Il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) viene aperto alla firma a Londra, Mosca e Washington.
5 marzo 1970: Entra in vigore il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP).
1974: L'India effettua il suo primo test nucleare, rimanendo al di fuori del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP).
1995: Il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) viene prorogato a tempo indeterminato.
1998: Il Pakistan effettua test nucleari, rimanendo al di fuori del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP).
2003: La Corea del Nord si ritira dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP).
2006: La Corea del Nord effettua il suo primo test nucleare.
2010: La Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) adotta un piano d'azione per il disarmo.
2015: La Conferenza di revisione del TNP si conclude senza un documento finale a causa di disaccordi sulla zona libera da armi nucleari in Medio Oriente.
2019: Crollo del Trattato INF che vietava i missili a raggio intermedio (i cosiddetti "euromissili").
2022: La Conferenza di revisione del TNP si conclude senza un documento finale a causa dell'opposizione della Russia alle clausole relative alla centrale nucleare di Zaporizhzhia.
2026: A febbraio, il trattato New START sui missili nucleari a lungo raggio scade senza che Stati Uniti e Russia abbiano raggiunto un accordo sostitutivo.
2026: Dal 27 aprile al 22 maggio si terrà a New York l'undicesima Conferenza di revisione del TNP.
Questioni chiave sul tavolo delle trattative
La conferenza del 27 aprile 2026 dovrà affrontare diverse questioni cruciali.
In primo luogo, il contesto della sicurezza internazionale e lo stato del disarmo nucleare, con la scadenza del trattato New START che lascia Stati Uniti e Russia senza alcun limite vincolante ai loro arsenali.
In secondo luogo, il rapporto tra il TNP e il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), entrato in vigore nel 2021 e ratificato da circa cento Stati, rappresenta una sfida complementare al regime di non proliferazione.
A questi temi si aggiungono le crisi regionali: la guerra in Ucraina e le tensioni relative alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, il conflitto in Medio Oriente con i bombardamenti in Iran, il programma nucleare nordcoreano che continua a svilupparsi e la corsa agli armamenti che coinvolge anche le potenze emergenti.
Secondo i dati della Federation of American Scientists (FAS), i nove Stati in possesso di armi nucleari detengono complessivamente circa 12.100 testate, di cui circa 9.600 in deposito, 3.900 pronte all'uso e circa 2.100 in stato di allerta, pronte al lancio. Russia e Stati Uniti insieme controllano circa l'87% dell'arsenale nucleare mondiale.
Una nuova e preoccupante questione è l'integrazione dell'intelligenza artificiale nei sistemi d'arma. Il confine tra simulazione e realtà è stato infranto nei recenti bombardamenti in Iran, dove i sistemi di intelligenza artificiale sono stati utilizzati per identificare i bersagli con estrema rapidità. Lo sviluppo dell'IA, legato a processi decisionali sempre più veloci connessi ai missili ipersonici, sta cambiando la natura stessa della minaccia nucleare.
Perché le conferenze precedenti sono fallite
Le Conferenze di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) operano secondo la regola del consenso: l'opposizione di un singolo Stato è sufficiente a bloccare l'adozione del documento finale. Questa regola, concepita per garantire la più ampia partecipazione possibile, si è trasformata in un'arma di veto.
Nel 2015, la conferenza si è conclusa senza un documento unitario a causa delle forti divisioni tra Stati dotati di armi nucleari e Stati non dotati di armi nucleari, con la questione mediorientale come principale causa del fallimento. Stati Uniti, Regno Unito e Canada si sono opposti alla proposta di convocare una conferenza per istituire una zona libera da armi di distruzione di massa in Medio Oriente.
Nel 2022, fu la Russia a bloccare il consenso a causa di disaccordi sulla guerra in Ucraina e sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia, in particolare sulla proposta di restituire il controllo alle autorità ucraine. La Russia accusò il documento di essere "politicizzato".
Questi fallimenti consecutivi hanno seriamente compromesso la credibilità del TNP. Già nel 2023, la prima sessione del comitato preparatorio per l'undicesima conferenza di revisione non è riuscita nemmeno ad accettare la relazione finale proposta dal suo presidente, un evento senza precedenti.
Ruoli nel settore: attori statali
Il contesto negoziale è estremamente frammentato, con posizioni spesso inconciliabili.
Stati Uniti: L'amministrazione Trump ha adottato una linea di aperta sfida al multilateralismo. Il 7 gennaio 2026, il presidente ha firmato un ordine esecutivo che prevede il ritiro degli Stati Uniti da 66 trattati o organizzazioni internazionali, tra cui 31 accordi multilaterali. Sul fronte nucleare, gli Stati Uniti minacciano di riprendere i test nucleari, violando di fatto lo spirito del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT). La loro priorità rimane la non proliferazione e il contrasto ai programmi di Iran e Corea del Nord, ma la politica di disimpegno dai trattati internazionali mina la fiducia degli alleati e la credibilità dell'intero sistema di accordi internazionali.
Russia: Sergey Ryabkov, viceministro degli Esteri russo, ha dichiarato che le tre sessioni del comitato preparatorio per la conferenza del 2026 hanno dimostrato che le parti non stanno convergendo su un accordo per un documento finale.
Cina: La delegazione cinese si presenta come paladina degli stati non nucleari, ricordando di essere l'unico stato dotato di armi nucleari ad aver dichiarato pubblicamente che non sarà il primo a usarle ("no first strike") in nessun momento e in nessuna circostanza, e che non userà né minaccerà di usare armi nucleari contro stati non nucleari e zone denuclearizzate – una politica rimasta invariata per oltre sessant'anni. Tuttavia, la Cina sta espandendo e modernizzando il suo arsenale, con stime che indicano circa 600 testate nucleari.
Francia e Regno Unito: la Francia ha annunciato un aumento del numero di testate nucleari nel suo arsenale e propone un ombrello nucleare francese per l'Europa, una proposta già accettata da otto paesi. Il Regno Unito mantiene una posizione più tradizionale, allineata con gli Stati Uniti sulla deterrenza estesa. Entrambi i paesi sono vincolati dagli obblighi di disarmo dell'articolo VI del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), ma le loro attuali politiche vanno nella direzione opposta.
Stati non nucleari: Il Movimento dei Paesi Non Allineati (NAM) e la Coalizione per la Nuova Agenda (NAC) chiedono con forza progressi concreti sul disarmo e maggiore trasparenza. Il Vietnam, che presiederà la conferenza del 2026 su proposta dei 120 Stati membri del NAM, ha organizzato consultazioni regionali in Africa, Asia-Pacifico e America Latina per discutere le priorità del processo di revisione. Molti Stati non nucleari premono per l'adozione di una politica di non primo utilizzo e per il riconoscimento del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW).
Paesi del Medio Oriente e dell'Asia: l'Iran, in seguito al ritiro di Donald Trump dall'accordo di Vienna del 2015 nel 2018, ha ripreso l'arricchimento dell'uranio al 60%, avvicinandosi pericolosamente alla soglia del 90% necessaria per la produzione di bombe nucleari. La Corea del Nord prosegue il suo programma di sviluppo nucleare e missilistico, con un piano quinquennale volto ad espandere le proprie capacità militari a un livello considerato ineguagliabile. Arabia Saudita, Giappone e Corea del Sud sono potenziali candidati alla proliferazione nucleare, a seconda degli sviluppi geopolitici. Il governo giapponese, in particolare, è soggetto a una forte opposizione da parte del movimento anti-riarmo contro la strategia governativa che vorrebbe modificare l'articolo 9 della costituzione pacifista, che rinuncia alla guerra.
India, Pakistan e Israele: non sono parti del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) e possiedono armi nucleari. La loro esistenza al di fuori del trattato rappresenta una sfida permanente alla sua universalità e credibilità. Si stima che Israele possieda un arsenale di circa 90 testate nucleari, l'India circa 180 e il Pakistan circa 170.
Iniziative del movimento internazionale per la pace
In questo contesto di tensioni e divisioni, il movimento internazionale per la pace svolge un ruolo fondamentale nel richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica su questioni che i governi e i media tradizionali tendono a tenere lontane dal dibattito pubblico, spesso perché considerate troppo tecniche e di difficile comprensione. Eppure è proprio la complessità di queste questioni a rendere indispensabile il lavoro di traduzione e divulgazione, che solo una società civile organizzata può garantire.
La Campagna Internazionale per l'Abolizione delle Armi Nucleari (ICAN), Premio Nobel per la Pace 2017, è in prima linea nella mobilitazione. ICAN Australia ha invitato le organizzazioni della società civile australiane e delle isole del Pacifico a firmare una dichiarazione che chiede al governo di vietare l'ingresso, il transito o la presenza di armi nucleari nel territorio australiano e di ratificare il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW). Più di 150 organizzazioni hanno aderito all'appello.
ICAN Francia ha lanciato un comunicato stampa intitolato "Il Trattato di non proliferazione nucleare in pericolo: la Francia gioca con il fuoco", denunciando come le potenze nucleari sembrino determinate a minare le fondamenta stesse del regime di non proliferazione, violandone lo spirito e talvolta anche la lettera. La campagna organizza eventi di sensibilizzazione in tutta la Francia, con mostre, proiezioni di documentari e dibattiti pubblici per portare il disarmo nucleare al centro del discorso pubblico.
Mayors for Peace, la rete internazionale di sindaci per la pace, ha organizzato un webinar in collaborazione con ICAN per affrontare il tema della scomparsa dei trattati sulla limitazione degli armamenti nucleari. All'incontro hanno partecipato esperti e attivisti provenienti da tutta Europa. È stato ricordato che la principale debolezza del movimento europeo per il disarmo nucleare risiede forse nella mancanza di fiducia nelle proprie capacità e nella propria forza. È necessario costruire un movimento popolare di massa per il disarmo nucleare, creare ponti basati sulla diplomazia e dare voce alle istanze dal basso.
Melissa Parke, direttrice esecutiva di ICAN, ha sottolineato che l'Orologio dell'Apocalisse segna 85 secondi alla mezzanotte. Ha commentato che negli ultimi tempi il mondo ha assistito a diversi Stati dotati di armi nucleari, in particolare Stati Uniti, Russia e Israele, che hanno agito in violazione del diritto internazionale, senza alcun rispetto per le istituzioni che promuovono la pace e la responsabilità. In quest'era nucleare, tali azioni rappresentano un rischio esistenziale per tutti noi e per il pianeta.
Sophie Bolt, Segretaria Generale della Campagna per il Disarmo Nucleare del Regno Unito, ha sottolineato che la minaccia delle armi nucleari ha raggiunto il livello più alto dalla Guerra Fredda. La guerra in Ucraina è diventata il più grave focolaio nucleare. Abbiamo assistito all'escalation dei missili a lungo raggio statunitensi e britannici, al test da parte della Russia del missile da crociera a propulsione nucleare Burevestnik e al dispiegamento di armi nucleari russe in Bielorussia per la prima volta dalla Guerra Fredda. Inoltre, una nuova generazione di bombe nucleari statunitensi è stata schierata nelle basi NATO in tutta Europa.
Un ruolo fondamentale è svolto anche dai sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki, gli hibakusha, che saranno presenti a New York durante la conferenza. Le loro testimonianze dovrebbero far comprendere al mondo le conseguenze umanitarie di una bomba atomica. Saranno presenti anche rappresentanti delle popolazioni dell'Oceano Pacifico che da decenni subiscono le conseguenze dei test nucleari a cielo aperto. Il 30 marzo 2026, nelle Fiji, centinaia di persone si sono riunite presso l'Università del Pacifico del Sud a Suva per la Giornata della Memoria delle Vittime Nucleari. Il titolo dell'iniziativa era "ANIN jitbon mar", che nella lingua locale significa "una chiamata spirituale proveniente dalle isole". I principali giornali e telegiornali non hanno raccontato questa storia. Per chi ha una visione pacifista del mondo, questo silenzio è segno della soppressione di una scomoda verità.
Il ruolo degli scienziati nel disarmo
Gli scienziati hanno una responsabilità particolare nel dibattito sul disarmo nucleare. Le Conferenze di Pugwash sulla scienza e gli affari mondiali, insignite del Premio Nobel per la pace nel 1995, rappresentano una delle voci più autorevoli in questo campo. Il 24 febbraio 2026, il Segretario Generale di Pugwash ha pubblicato un articolo su Nature Worldview sottolineando che, per la prima volta in oltre cinquant'anni, le due principali potenze nucleari operano senza le barriere protettive che hanno garantito controllo, stabilità, prevedibilità e trasparenza all'ordine globale. Ciò aumenta il rischio di una rinnovata corsa agli armamenti nucleari e di una proliferazione globale. Altrettanto preoccupante è l'assenza di dibattiti pubblici sui rischi posti dalle armi nucleari: l'opinione pubblica, gli scienziati e i leader politici sono rimasti perlopiù in silenzio.
La leadership di Pugwash ha espresso una condanna inequivocabile dell'attacco militare lanciato dagli Stati Uniti e da Israele contro l'Iran, definendolo una flagrante violazione del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e dei principi fondamentali dell'umanità. L'attacco deliberato con la forza rappresenta una guerra di scelta, non di necessità. Ciò che è più critico, secondo Pugwash, è che il programma nucleare iraniano non è il punto centrale della controversia né l'obiettivo degli attacchi militari. Lanciando attacchi contro Stati non dotati di armi nucleari, queste potenze nucleari hanno violato le garanzie di sicurezza del regime di non proliferazione. Tali azioni rischiano di innescare una nuova e incontrollabile ondata di proliferazione, poiché gli Stati non nucleari potrebbero ora trovare una disperata giustificazione per acquisire armi nucleari al fine di salvaguardare la propria sopravvivenza.
Pugwash mette in guardia contro la normalizzazione della guerra come strumento politico. La situazione attuale è in netto contrasto con gli ideali fondanti di Pugwash, che si basano sul dialogo al servizio della sicurezza cooperativa e della prevenzione della guerra. La diplomazia e il rispetto del diritto internazionale rimangono l'unica via percorribile per una pace e una sicurezza durature.
L'Unione degli Scienziati per il Disarmo (USPID) in Italia opera su più fronti: controllo e disarmo nucleare, proliferazione, conseguenze delle esplosioni nucleari, controllo del materiale fissile, sviluppi nella tecnologia militare, disarmo convenzionale, disarmo chimico e biologico, e questioni relative ai conflitti e alla loro risoluzione.
L'organizzazione International Physicians for the Prevention of Nuclear War (IPPNW), anch'essa insignita del Premio Nobel per la Pace, apporta al dibattito la prospettiva medica e sanitaria, documentando le conseguenze umanitarie di qualsiasi utilizzo di armi nucleari.
Conclusione: il rischio di una corsa agli armamenti incontrollata
La Conferenza di revisione del TNP del 2026 si svolge in un momento in cui il diritto internazionale sembra aver perso la sua forza vincolante. I trattati vengono abbandonati, gli accordi non vengono rinnovati, le istituzioni multilaterali vengono messe in discussione. Ci troviamo nel punto più basso del diritto internazionale dal 1945. Eppure, proprio in questo momento di crisi, il TNP rappresenta forse l'ultima speranza rimasta per preservare un ordine nucleare basato su regole condivise.
Il mondo non può permettersi un terzo fallimento consecutivo. Un Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) svuotato di significato non solo aprirebbe la strada a una corsa agli armamenti incontrollata, ma minerebbe anche la credibilità stessa del multilateralismo e della diplomazia come strumenti di risoluzione dei conflitti. In un'epoca in cui la minaccia nucleare è tornata ad essere drammaticamente attuale, con arsenali in espansione, nuove tecnologie che aumentano i rischi di escalation e crisi regionali che coinvolgono direttamente le potenze nucleari, la posta in gioco non potrebbe essere più alta.
Il movimento internazionale per la pace, gli scienziati impegnati nel disarmo, i sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki, le vittime dei test nucleari nel Pacifico: sono loro che mantengono viva la fiaccola della ragione in un mondo che sembra aver dimenticato gli orrori di cui sono capaci le armi nucleari. Sono loro che ci ricordano che il disarmo non è un'utopia, ma una necessità per la sopravvivenza stessa dell'umanità. La loro voce, spesso ignorata dai media mainstream e dalle sedi del potere, è più necessaria che mai. Perché, come ricordava Pugwash, la diplomazia e il rispetto del diritto internazionale restano l'unica via percorribile per una pace e una sicurezza durature.
Elenco degli attori del settore
Attori statali
Stati Uniti: priorità alla non proliferazione e alla deterrenza estesa; minaccia di riprendere i test nucleari; ritiro da 66 trattati internazionali; arsenale stimato di 5.177 testate nucleari.
Russia: difesa della sovranità statale contro le richieste di verifica; diritto di veto sulle clausole relative all'Ucraina; arsenale stimato di 5.459 testate nucleari; dispiegamento di testate nucleari in Bielorussia.
Cina: unico Stato nucleare con una dichiarazione di non primo utilizzo; propone garanzie di sicurezza negative per gli Stati non nucleari; l'espansione dell'arsenale è stimata in 600 testate nucleari.
Francia: aumento del numero di testate nucleari; proposta di un ombrello nucleare europeo; arsenale stimato di 370 testate.
Regno Unito: deterrenza estesa allineata con gli Stati Uniti; arsenale stimato di 225 testate nucleari.
India: non aderisce al Trattato di non proliferazione nucleare (TNP); si stima che possieda un arsenale di 180 testate nucleari.
Pakistan: non aderisce al Trattato di non proliferazione nucleare (TNP); si stima che possieda un arsenale di 170 testate nucleari.
Israele: non aderisce al Trattato di non proliferazione nucleare (TNP); possiede un arsenale stimato di 90 testate nucleari; adotta una politica di ambiguità nucleare.
Corea del Nord: si è ritirata dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) nel 2003; possiede un arsenale stimato di 50 testate nucleari; ha un programma di espansione nucleare e missilistica.
Iran: parte del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), ma con un programma di arricchimento dell'uranio al 60%; potenziale Stato di soglia nucleare.
Vietnam: presidenza della Conferenza di revisione del 2026; ruolo di mediazione tra blocchi opposti.
Movimento dei Paesi Non Allineati (NAM): richiesta di progressi concreti sul disarmo e di maggiore trasparenza.
New Agenda Coalition (NAC): promozione di politiche di non primo utilizzo e riconoscimento del TPNW.
Attori della società civile
Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari (ICAN): Premio Nobel per la pace 2017; promuove il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW).
Sindaci per la Pace: rete internazionale di sindaci impegnati nell'abolizione delle armi nucleari.
Gli Hibakusha, sopravvissuti ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, forniscono testimonianze dirette delle conseguenze umanitarie delle armi nucleari e saranno presenti a New York durante la conferenza.
I popoli del Pacifico, vittime di oltre 300 test nucleari condotti da Stati Uniti, Francia e Regno Unito tra il 1946 e il 1996, saranno rappresentati a New York per chiedere giustizia e riconoscimento.
Medici Internazionali per la Prevenzione della Guerra Nucleare (IPPNW): Premio Nobel per la Pace 1985; offrono una prospettiva medica sulle conseguenze umanitarie delle armi nucleari.
Ufficio Internazionale per la Pace (IPB): l'IPB svolge un ruolo centrale all'interno del Comitato per il Disarmo, un'ONG con sede a Ginevra .
Campagna per il disarmo nucleare (CND) del Regno Unito: campagna di mobilitazione contro il potenziamento dell'arsenale nucleare britannico.
Conferenze Pugwash su scienza e affari mondiali: Premio Nobel per la pace 1995; promuove il dialogo tra scienziati e decisori politici; analizza i rischi nucleari e promuove il disarmo sulla base di prove scientifiche.
Federazione degli Scienziati Americani (FAS): monitoraggio e analisi degli arsenali nucleari globali; produzione di dati e statistiche per il dibattito pubblico.
Rete Italiana Pace Disarmo: coordina movimenti, associazioni e organismi per la pace e il disarmo; denuncia il fallimento della deterrenza nucleare; promuove in Italia una proposta di legge per un Dipartimento di Difesa Civile Nonviolenta e Disarmata.
Unione degli Scienziati per il Disarmo (USPID): ricerca e divulgazione in Italia su controllo degli armamenti, proliferazione, conseguenze delle esplosioni nucleari e tecnologie militari.
ISODARCO (Scuola Internazionale sul Disarmo e la Ricerca sui Conflitti), fondata nel 1966, organizza corsi di alto livello sui rischi nucleari, la sicurezza internazionale e il disarmo.
PeaceLink: rete per la pace; promuove la comunicazione globale sulle questioni relative al disarmo nucleare.
Glossario
Trattato di non proliferazione nucleare (TNP): accordo internazionale entrato in vigore nel 1970, basato su tre pilastri: non proliferazione, disarmo e uso pacifico dell'energia nucleare. Riconosce come stati nucleari ufficiali solo i paesi che avevano sviluppato armi nucleari prima del 1° gennaio 1967 (Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina).
Conferenza di revisione : riunione che si tiene ogni cinque anni per valutare l'attuazione del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) e adottare un documento finale con misure per rafforzarlo.
Consenso : regola decisionale del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) secondo la quale l'adozione di un documento finale richiede l'accordo di tutti gli Stati partecipanti; l'opposizione di un singolo Stato è sufficiente a bloccare qualsiasi decisione.
Articolo VI del TNP : clausola che impegna tutti gli Stati parte a perseguire in buona fede negoziati sulla cessazione della corsa agli armamenti nucleari e sul disarmo nucleare.
TPNW (Trattato sulla proibizione delle armi nucleari): trattato entrato in vigore nel 2021, che vieta lo sviluppo, la sperimentazione, la produzione, lo stoccaggio, il trasferimento, l'uso e la minaccia di uso di armi nucleari. Ratificato da circa 100 Stati, ma non da Stati dotati di armi nucleari.
Nuovo START : trattato bilaterale tra Stati Uniti e Russia per la riduzione delle armi nucleari strategiche, entrato in vigore nel 2011 e scaduto nel febbraio 2026 senza essere rinnovato.
INF (Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio): accordo del 1987 tra Stati Uniti e Unione Sovietica per l'eliminazione dei missili a raggio intermedio; è fallito nel 2019.
CTBT (Trattato sulla messa al bando completa degli esperimenti nucleari): trattato del 1996 che vieta tutti gli esperimenti nucleari; firmato ma non ancora entrato in vigore a causa della mancata ratifica da parte di alcuni Stati chiave.
Garanzie di sicurezza negative : impegno da parte degli stati dotati di armi nucleari a non usare o minacciare di usare armi nucleari contro stati non dotati di armi nucleari.
Deterrenza estesa : politica in base alla quale una potenza nucleare estende la propria protezione nucleare agli stati alleati non nucleari, promettendo di utilizzare le proprie armi nucleari in loro difesa.
Condivisione nucleare : accordo in base al quale gli stati non dotati di armi nucleari ospitano sul proprio territorio le armi nucleari di una potenza nucleare e partecipano alla pianificazione del loro possibile utilizzo.
Non primo utilizzo : dichiarazione da parte di uno stato dotato di armi nucleari di non voler essere il primo a utilizzare armi nucleari in un conflitto.
IAEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica): organizzazione internazionale che promuove l'uso pacifico dell'energia nucleare e verifica il rispetto degli obblighi di non proliferazione.
Hibakusha : termine giapponese che indica i sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.
Zona libera da armi nucleari : area geografica in cui gli Stati si impegnano a non sviluppare, acquisire, testare o stazionare armi nucleari.
Albert
Comunicazione pacifista
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19 aprile 2026
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