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Alla Camera passa una mozione che afferma il ruolo determinante di Brindisi

Brindisi: «Rigassificatore strategico per l'Italia»

Il comitato per il NO: "Non dimentichiamo che l’intero procedimento autorizzativo è stato caratterizzato non solo dalla mancanza della procedura di VIA e dal difetto di consultazione delle popolazioni interessate ma soprattutto, da una serie di gravissime irregolarità ed abusi che per i loro risvolti penali sono al vaglio della competente Autorità Giudiziaria"
20 dicembre 2007
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NO al Rigassificatore ne a Brindisi ne a Taranto BRINDISI - Segnali equivoci sul rigassificatore di Brindisi dalla X Commissione della Camera. Mentre il ministero dell'Ambiente attende da Brindisi Lng la richiesta si assoggettamento a Valutazione di impatto ambientale del progetto del rigassificatore di Brindisi (i termini scadono a gennaio), e nel frattempo resta sospesa l'autorizzazione del gennaio 2003 (e permane il sequestro penale del cantiere), i deputati commissari alle Attività produttive votano una risoluzione che suscita aspre reazioni nel «fronte del no».

Abbondantemente emendata, è stata varata una mozione che a luglio avevano presentato, tra gli altri, i deputati Udc Luigi D'Angrò e Mimmo Mele, tesa a sollecitare il ripristino dell'autorizzazione alla società inglese. Ieri, anche con il voto di alcuni deputati dell'Unione, è passato un testo che - pur mutando la richiesta finale - chiede al governo il rispetto rigoroso dei tempi nelle procedure di Via, e che afferma il ruolo strategico per l'Italia dei rigassificatori «già autorizzati o in istruttoria» di Rovigo, Livorno e Brindisi. Posizioni diverse da quelle assunte del centrosinistra nei consigli provinciale, comunale e regionale. Cioè un «no» netto all'operazione. (m. o.) Il plastico del rigassificatore

Il comitato per il no risponde: «inaccettabile "risoluzione"»

La risoluzione della X Commissione (Attività Produttive, Commercio e Turismo) della Camera dei Deputati in merito all’approvvigionamento del gas, ha tratteggiato la questione del rigassificatore di Brindisi in maniera inadeguata e lacunosa pervenendo ad una conclusione approssimativa ed inaccettabile. Essa non ha tenuto nella dovuta considerazione il fatto che l’intero procedimento autorizzativo è stato caratterizzato non solo dalla mancanza della procedura di VIA e dal difetto di consultazione delle popolazioni interessate ma anche, e diciamo soprattutto, da una serie di gravissime irregolarità ed abusi che per i loro risvolti penali sono al vaglio della competente Autorità Giudiziaria

Si è trattato invero - come dovrebbe essere noto per il clamore che la vicenda ha avuto sulla stampa - di un inchiesta penale che ha fatto registrare diverse perquisizioni e numerosi arresti nonché alcuni sequestri, compreso quello dell’intera area sulla quale doveva essere costruito l’impianto. Ebbene nel corso di tale inchiesta sono emersi fatti gravissimi pubblicamente ammessi dagli indiziati e inconfutabilmente documentati che hanno alterato il processo formativo dell’atto di autorizzazione viziandolo anche di “eccesso di potere” e che devono perciò essere presi in considerazione sotto il profilo amministrativo a prescindere dall’esito del processo penale. Procedimento questo che sembra decisamente avviato verso il rinvio a giudizio degli indiziati fra i quali figurano amministratori comunali e alcuni top-manager della società costruttrice. Allo stato il Tribunale del Riesame ha ipotizzato la confisca della colmata e delle opere già realizzate in relazione alla responsabilità legale della British Gas per la corruzione operata dai suoi amministratori e dal suo management.

Il documento impegna il Governo, sempre per quanto riguarda l’impianto di Brindisi, «a garantire il rigoroso rispetto dei tempi stabiliti dalla legge considerato che la società ha di recente annunciato la propria decisione di sottoporre il progetto alla procedura di VIA» e ciò «affinché, nel valutare questa e le altre richieste di autorizzazione alla realizzazione di impianti di rigassificazione, necessari per soddisfare il fabbisogno energetico italiano, si attribuisca un valore premiante alla effettiva disponibilità di GNL da parte dei richiedenti».

È davvero sconcertante ed assurdo che a fronte di un procedimento segnato non solo da conclamate illegittimità amministrative ma anche da gravissime falsità e macchinazioni di rilievo penale la Commissione si preoccupi, nella parte dispositiva del documento, di impegnare il Governo a garantire solo il “rigoroso rispetto dei tempi” procedurali (ai quali noi teniamo non certo meno della Commissione) e non spenda una parola sull’esigenza di ripristinare la legalità violata in modo così scandaloso da richiamare l’attenzione dell’intero Paese sulla tortuosa vicenda, da determinare l’adozione da parte dell’autorità giudiziaria penale di misure restrittive della libertà personale e cautelare, da fare intervenire la Commissione Europea e da provocare gravi censure in via incidentale da parte dell’Autorità amministrativa. Un’Autorità quest’ultima che non ha potuto porre rimedio al guasto perché non è stata mai chiamata a decidere il merito della questione a causa della scadenza dei termini per l’impugnazione dell’atto conclusivo di un procedimento svoltosi tutto solo nei meandri del Palazzo senza il coinvolgimento delle popolazioni interessate e dei Consigli delle amministrazioni locali.

E’ poi sconcertante e deviante che nel documento si faccia figurare la procedura di VIA come spontaneamente richiesta dalla British Gas quando invece la società inglese si è sempre opposta a tale soluzione anche impugnando giudizialmente gli atti amministrativi che puntavano a tale soluzione per poi, con una misteriosa inversione di marcia cambiare avviso e richiederla col solo scopo di rinviare l’oramai inevitabile annullamento.

Ed è infine sconcertante ed incredibile che la Commissione deliberante abbia auspicato, anche e – par di capire – soprattutto, per il caso di Brindisi, che il Governo attribuisca un «valore premiante alla effettiva disponibilità di GNL da parte dei richiedenti» senza fare il minimo cenno al valore preminente costituito dalla tutela di diritti fondamentali, fra i quali quelli alla vita e all’incolumità personale (il progettato impianto dovrebbe sorgere in un area a rischio di incidenti, nel porto e a ridosso del centro abitato) e agli interessi primari di una comunità che con le sue Istituzioni ha operato scelte incompatibili con il progetto della British Gas. Tanto nella totale noncuranza del grave deficit normativo, che allo stato sembrerebbe impedire un coinvolgimento delle popolazioni sul rischio di incidente rilevante secondo i principi di garanzia SANCITI DALLA legislazione nazionale e comunitaria.

Ma come è mai potuta passare, sempre per la parte riguardante Brindisi, una tale risoluzione? Ma come è possibile che i componenti della Commissionea conoscenza della situazione di Brindisi, quale l’on. Salvatore Tomaselli, non abbiano fatto pesare le ragioni della nostra città? Le nostre associazioni chiedono formalmente ai parlamentari locali, ma non all’onorevole Cosimo Mele che figura firmatario della risoluzione, di fare in modo che la posizione espressa sul caso di Brindisi venga adeguatamente corretta nelle competenti sedi.

Brindisi, 20 dicembre 2007

Italia Nostra, Legambiente, WWF, Coldiretti-TerraNostra, Fondazione “Dott. Antonio Di Giulio”, Fondazione “Prof. Franco Rubino”, Lipu, A.I.C.S., ARCI, Forum ambiente salute e sviluppo, Medicina Democratica, Comitato per la Tutela dell’Ambiente e della Salute del Cittadino, Comitato cittadino “Mo’ Basta!”, Comitato Brindisi Porta d’Oriente.

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