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Il parere di un'ambientalista convinto e accademico di grande prestigio

Worster: «Inceneritori, pessima soluzione»

«Lapidario e lucido nell'esposizione, Worster preferisce non commentare oltre la situazione partenopea, perché, sottolinea, «sono uno storico, non uno scienziato né un politico. I politici? Dovrebbero andare subito via».
10 gennaio 2008 - Mirella Armiero
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

Inceneritore NAPOLI — «Come risolvere il problema dei rifiuti? Semplice, basta non produrne più». Sembra un paradosso, invece è la ricetta di Donald Worster, guru della storia ambientale americana. Il professore è capitato a Napoli in piena emergenza spazzatura e denuncia senza mezzi termini: «Non ho mai visto tanta immondizia per strada in una metropoli occidentale. Mi sconcerta osservare i cumuli di sacchetti e a pochi metri i napoletani che mangiano gelati e fanno shopping».

Sugli inceneritori il punto di vista di Worster è netto: «Rappresentano una cattiva soluzione. Quanti rifiuti possono essere davvero bruciati? Pochissimi, troppi sono tossici. L'organico deve tornare alla terra. Il problema è che siamo noi a dare l'etichetta di spazzatura a qualcosa che invece potrebbe essere considerata una risorsa. Rifiuti, garbage, è un termine nato in città. E sono proprio le città a comportarsi in modo miope, cercando di portare i sacchetti il più lontano possibile dalla vista e dal naso dei suoi abitanti. Negli ambienti rurali, invece, nulla è spazzatura, ogni cosa rientra nel ciclo produttivo».

Ambientalista convinto e accademico di grande prestigio, Worster non si scandalizza delle proteste di Pianura: «Il nostro mondo è basato sui conflitti e tutte le forme di giustizia provengono da battaglie vinte. Non sono un violento e, sebbene gli scontri con la polizia a volte diano frutti, credo che la vera scommessa sia dare rappresentanza nei luoghi politici a coloro che protestano. Ma prima di tutto, chi ha sbagliato deve andare via. Ogni pila di rifiuti che appesta Napoli è una precisa accusa ai politici che non hanno fatto il loro lavoro».

Lapidario e lucido nell'esposizione, Worster preferisce non commentare oltre la situazione partenopea, perché, sottolinea, «sono uno storico, non uno scienziato né un politico». Ed è proprio per parlare di storia dell'ambiente che il professore è in città. A Palazzo Cavalcanti sta tenendo un seminario (fino a venerdì 18) su «Studying enviromental history» a cura di Marco Armiero del Cnr (da qualche anno ricercatore negli Stati Uniti), nell'ambito del dottorato di Storia e società dell'età contemporanea dell'Istituto italiano di scienze umane. Oltre Worster, sono in arrivo altri esperti: John McNeill e Carolyn Merchant; sabato gli storici americani incontreranno i docenti Piero Bevilacqua e Ugo Leone e lo scrittore Wu Ming 2 (alle 10.30, alla Stazione Marittima).

Anche il tema iniziale del seminario di Worster riguarda Napoli da vicino: si tratta dell'acqua. Del resto uno dei best seller dello studioso americano è Rivers of Empire. «Il tema dell'acqua è legato al potere; lungo il corso della storia gli imperi si sono fondati sul dominio dell'acqua, da Roma alla Cina. Venendo all'attualità: la privatizzazione? Va bene se si insegue la massimizzazione dei profitti. Ma l'acqua non ha solo un valore economico, è anche salute, ecologia, bellezza».

Nell'incontro di sabato, anteprima di Galassia Gutenberg, Worster e i suoi colleghi si occuperanno di un argomento assai impegnativo: il futuro della Terra. E anche qui il prof non ha alcun tentennamento: «La Terra», dichiara, «sta morendo. L'idea che sia come un organismo arrivato alla sua vecchiaia è una metafora poetica ma non ha nessun fondamento scientifico. Piuttosto siamo di fronte a un insieme di habitat il cui stato di salute non promette nulla di buono. E ancora più grave del riscaldamento globale è la riduzione delle biodiversità, che è iniziata molto tempo prima del cambiamento climatico. Per quest'ultimo allarme forse ingegneri e tecnici riusciranno a fare qualcosa, magari alzando muri per contenere gli oceani, mentre non si potranno ricreare interi ecosistemi».

Infine, Worster chiarisce il ruolo della storia ambientale: «Anche gli scienziati studiano i processi in prospettiva storica, cioè nella loro evoluzione. Ma a noi storici interessa comprendere il perché dei fenomeni, ricostruire cioè le cause profonde dei grandi cambiamenti. Anche per la spazzatura di Napoli bisognerebbe fare questa analisi».

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