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Mai ascoltati i dubbi del movimento ambientalista

Troppo comodo mettere la croce sulle spalle degli ambientalisti

"Diciamo la verità: se si dovesse fare un processo allora dovrebbe essere la città di Napoli con i suoi abitanti a vestire i panni dell'accusa e a raccontare al Paese intero la propria sistematica spoliazione, il proprio degrado, la propria arte della sopravvivenza, la propria sommessa e disperata voglia di riscatto".
10 gennaio 2008 - Tommaso Sodano (Presidente Commissione Ambiente Senato)
Fonte: Liberazione

- E così l'ambientalismo sale sul banco degli imputati con l'accusa di complicità e di ideologismo fondamentalista. Ce lo portano il governatore Bassolino e il presidente De Mita che vestono, in questa vicenda dei rifiuti in Campania, i panni del pubblico ministero. Lo fanno usando parole false e cattive, che stendono dai salotti televisivi come catrame lungo i vicoli di un territorio in cui si annodano complicità, ragnatele parentali, disabitudine alle regole elementari della legalità. Parole che tuttavia hanno un senso e un fine politico, pronunciate con il solito piglio di divinità pagane assise nell'olimpo del potere.

Chiedo scusa agli improvvisati sociologi e ai professionisti dell'etica pubblica, ma personalmente non riesco a chiudere la porta della "questione rifiuti", con questa sentenza banale, consolante e fin troppo autoassolutoria. Troppo comodo mettere la croce sulle spalle del movimento ambientalista che, secondo questi signori, "con i suoi veti" e le proteste contro l'apertura di alcune discariche e inceneritori ha generato questa situazione oramai insostenibile e ingovernabile. E magari, se dipendesse da loro, metterebbero anche una taglia su quanti "impediscono il progresso e lo sviluppo".

Diciamo la verità: se si dovesse fare un processo allora dovrebbe essere la città di Napoli con i suoi abitanti a vestire i panni dell'accusa e a raccontare al Paese intero la propria sistematica spoliazione, il proprio degrado, la propria arte della sopravvivenza, la propria sommessa e disperata voglia di riscatto.

Dopo 14 anni di commissariamento sostenere che le colpe di questa situazione sono quasi esclusivamente degli ambientalisti che si sono opposti agli impianti è veramente paradossale, oltre che intollerabile. Le responsabilità, semmai, vanno cercate altrove, nell'incapacità politica e gestionale di chi doveva occuparsi di questa materia, nel malaffare e nella collusione, anche di pezzi di politica, con la criminalità organizzata che qui a Napoli si chiama Camorra.

A chi non conosce la situazione campana e in questi giorni si interroga sul perché di tanto disastro, potrebbe sembrare che l'emergenza rifiuti esiste perché le popolazioni locali si oppongono alle discariche e agli inceneritori. Questo non è vero: l'emergenza c'è perché in quasi quindici anni non si è mai proceduto a predisporre un vero piano di gestione dei rifiuti in grado di funzionare.

Per comprendere il disastro di queste ore bisogna andare indietro nel tempo, al 1997, quando, per risolvere l'emergenza rifiuti venne approntato un Piano Regionale incentrato sul business degli inceneritori e costruito per favorire un gruppo imprenditoriale in particolare: la FIBE (Impregilo).

Il movimento ambientalista aveva seri dubbi. Il governo Berlusconi e il presidente Bassolino avevano detto che quello di Acerra sarebbe stato l'inceneritore più moderno d'Europa (sebbene costruito nel territorio più inquinato d'Europa). Poi, proprio grazie alla battaglia fatta dal movimento ambientalista, abbiamo saputo che la commissione sulla valutazione dell'impatto ambientale del Ministero, allora guidato da Matteoli, aveva indicato 27 adeguamenti necessari per rendere quell'impianto a norma, e che per far questo servivano 50 milioni di euro.

Ancora oggi non sappiamo quanti e quali di questi adeguamenti siano stati effettivamente apportati. Per non parlare del fatto che il cantiere dell'inceneritore di Acerra, sebbene contestato dal movimento ambientalista, è stato aperto il 17 agosto del 2004 e nessuno ci ha ancora spiegato come mai, dopo ben 4 anni, i lavori non sono stati completati e questo nonostante le ripetute assicurazioni da parte del governatore che, quell'impianto, sarebbe entrato in funzione nel giro di soli 18 mesi. Tuttavia, se oggi ci sono 23 persone, compresi i vari commissari, finiti sotto inchiesta dalla magistratura, questo dimostra che il movimento ambientalista qualche ragione ce l'aveva sebbene in queste ore cerca di farsi strada con molta fatica il "pensiero debole" di Bassolino, De Mita e di tutti gli altri accoliti del partito democratico.

Occorre cambiare il passo. Ieri il Governo Prodi ha deciso di predisporre a breve e medio termine un piano operativo per lo smaltimento dei rifiuti normali e speciali utilizzando i siti individuati dalla legge 87 del 2007, ai quali se ne aggiungeranno altri individuati dall'autorità competente. Questo è un segnale positivo e il nostro partito farà ogni sforzo per garantire il pieno sostegno affinché si possa uscire da questa drammatica situazione. Così com'è un segnale positivo la predisposizione di un piano di raccolta differenziata che gli enti locali dovranno elaborare nei prossimi 60 giorni se non vogliono rischiare l'immediato commissariamento qualora risultino inadempienti. Con queste scelte, dunque, il Governo intende superare la logica dei 14 anni di commissariamento. Ma se questa logica si vuole superarla veramente, allora bisogna sfuggire alle tentazioni e agli isterismi di amministratori locali che vedono lo sviluppo delle fonti alternative come fumo negli occhi, che vorrebbero risvegliare antiche e obsolete seduzioni di ritorno a scelte deleterie (come quelle legate al nucleare) alle quali noi confermiamo e confermeremo sempre il nostro no totale. Così come continueremo a sostenere che la soluzione non risiede negli inceneritori ma nella riorganizzazione del ciclo dei rifiuti attraverso la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei cittadini.

In questi lunghi e tristi anni, però, lo stato di emergenza, la necessità quindi di smaltire rapidamente quella grande quantità di rifiuti che altrimenti continua ad accatastarsi per strada, è stato usato come motivo per evitare di organizzare il trattamento dei rifiuti prima del loro conferimento in discarica e per sottrarsi alla raccolta differenziata, condizione questa ineludibile per una corretta gestione del problema. Ed è proprio dell'eterna "emergenza" che si nutrono la criminalità ambientale e i clientelismi politici, non solo negli ambiti degli appalti e dei trasporti, ma anche nella fase di individuazione e di gestione dei siti di stoccaggio dei rifiuti.

Avrà un bel da fare il prefetto De Gennaro, neo commissario, in questi quattro mesi che avrà davanti. Accanto alle montagne di rifiuti disseminate per le strade campane, esiste anche un altro problema: lo smaltimento di oltre sei milioni di ecoballe sparse nel territorio campano. Si tratta, come molti sanno, di rifiuti "tal quali" che non possono essere bruciati né ad Acerra né in altri inceneritori della regione. A meno che non si usino poteri straordinari come arma per scavalcare ogni tipo di norma posta a tutela della salute pubblica e dell'ambiente e si decida di adottare in via definitiva la scelta dell'incenerimento del "cdr". Bruciare plastica, pneumatici e quant'altro si può trovare nelle ecoballe accumulate nella regione potrebbe essere il colpo letale per un popolazione già afflitta da una percentuale spaventosamente alta di malattie tumorali, aborti e malformazioni fetali direttamente causati dall'emergenza rifiuti (dati: Rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità).

L'auspicio è che questo piano messo in campo ieri dal Governo possa essere in grado di risolvere l'emergenza una volta per tutte senza dimenticare i passaggi necessari a costruire un sistema di gestione integrato. Su questo noi continueremo a vigilare e adire sempre la nostra. Spero che il governatore Bassolino e il presidente De Mita se ne facciano una ragione.

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