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La storia Il corrispondente da Roma a colloquio con i protagonisti

Il «Financial Times» scopre il caso British Gas

Il quotidiano inglese si occupa dell'intrigo industrial giudiziario, ricostruendo una vicenda «di cui si è parlato poco». Dall'altro ieri la sottocommissione del ministero dell'Ambiente ha a disposizione la richiesta di sottomissione a Valutazione di impatto ambientale per il rigassificatore British Gas a Brindisi
17 gennaio 2008 - Marcello Orlandini
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

Manifestazione popolare del 29 aprile 2006 BRINDISI — L'organismo di valutazione è presieduto dal direttore generale Bruno Agricola, il funzionario che alla fine del 2002, secondo una memoria a sua firma, diede parere favorevole all'operazione sulla base di una documentazione incompleta inviatagli dall'Autorità portuale brindisina (ricevendo il 12 febbraio scorso una informazione di garanzia dai pm che hanno indagato sul caso). E' uno dei tanti aspetti che rendono complicato il sistema politico e amministrativo del nostro Paese agli occhi degli altri.

Ma Guy Dinmore, corrispondente da Roma del Financial Times, ha deciso di affrontare l'impresa di chiarire la storia del rigassificatore bloccato a Capo Bianco ai lettori della prestigiosa testata economica britannica. E ieri ha trascorso una intensa giornata di lavoro a Brindisi raccogliendo quattro testimonianze strategiche: quella del presidente della Provincia e del sindaco, Michele Errico e Domenico Mennitti; quella dell'ex primo cittadino Giovanni Antonino, uno dei cinque arrestati per le tangenti circolate attorno all'iter autorizzativo del progetto; quella dell'attuale direttore di Brindisi Lng, controllata di British Gas e delegata a realizzare l'operazione stessa, Giorgio Battistini. Naturalmente, Guy Dinmore si è misurato anche col problema di mettere insieme una sintesi degli aspetti giudiziari del caso. L'impressione a caldo del corrispondente del Financial Times
è che l'intreccio tra politica ed affari sia prevalente, «ma è strano che di questa storia, fuori da Brindisi, non si riesca a raccogliere nulla, e che i grandi organi di informazione se ne siano occupati molto poco».

La seconda idea che la vicenda sollecita è «come le decisioni determinanti siano state assunte a Roma e poi calate dall'alto». Terza impressione, quella che Mennitti ed Errico non abbiano obbedito a logiche di partito, ma abbiano scelto in autonomia. E che hanno ragioni argomentate da opporre al progetto del rigassificatore, e non posizioni frutto di ambientalismo estremo e fine a se stesso. Ciò che però Guy Dinmore cercherà di stabilire è se effettivamente, al di la della vicenda giudiziaria e dei comportamenti di British Gas a Brindisi, vi siano incompatibilità tra gli interessi di sviluppo della città e del suo porto, e l'impianto di gas naturale che il gruppo inglese vuole realizzare a Capo Bianco. Brindisi, con un porto così grande «che è difficile orientarsi e capirne la disposizione», e con una zona industriale a ridosso delle periferie. «Ma perché fu scelta da British Gas nel 1999, invece di altri siti?».

Le risposte non mancano. Ma sembrano troppo ovvie per essere soddisfacenti.

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