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Chiesto l'annullamento del patto governo-enti locali che finanzia i lavori

Bonifiche nel porto, sei società ricorrono al Tar

Sei società, quattro delle quali del gruppo a larga partecipazione pubblica Eni, hanno impugnato davanti al Tar di Lecce, chiedendone l'annullamento, l'accordo di programma quadro sulle bonifiche nel Sito di interesse nazionale di Brindisi, che impegna governo nazionale e Regione Puglia a finanziare con 135 milioni di euro gli interventi sulle aree industriali e portuali pubbliche
23 febbraio 2008
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia BRINDISI — L'accordo, che in questo modo libera dal grosso onere dei costi di bonifica dei terreni e della falda le aziende già insediate su lotti Sisri, e quelle che vorranno investire in futuro, non piace a Sanofi Aventis (farmaceutica), e alle coinsediate nel petrolchimico: Syndial, Eni, Polimeri Europa (chimica), Enipower (centrale turbogas) e Dow Italia (ha lasciato Brindisi ma è tenuta alla bonifica dell'area occupata in passato). Solo Basell, tra le società del petrolchimico consortile, ha accettato di aderire all'accordo, sbloccando così il suo progetto d'investimento di 35 milioni di euro, e ottenendo i previsti abbuoni sui costi degli interventi (-50 per cento, e scomputo della somma investita nel nuovo impianto).

L'accordo inoltre ha spianato la strada anche al progetto della raffineria Sfir, che è su suolo pubblico e non sopporterà oneri aggiuntivi. L'accordo di programma è stato siglato il 18 dicembre 2007.

Di fronte a questo «no» che rischia di inceppare tutto il meccanismo dei benefici dell'accordo, il fronte ambientalista brindisino invita il ministero dell'Ambiente a procedere in danno - come stabilito dall'accordo - contro le stesse 6 aziende, e la Regione Puglia, il Comune e la Provincia di Brindisi a promuovere «finalmente un'azione di danno ambientale contro dette aziende, assumendo una durissima posizione contraria a qualunque palliativo di bonifica dalle stesse aziende prospettato».

A Cuneo 26 chilometri quadrati di rifiuti speciali
Il Nucleo Mobile della Compagnia di Cuneo ha individuato quattro siti nei quali sono stati interrati, illecitamente, grossi quantitativi di rifiuti speciali denunciando alla magistratura 9 persone responsabili di gravi e sistematiche attività di inquinamento.

L’area in questione, posta sotto sequestro, ha un'estensione complessiva di oltre 26 chilometri quadrati. Grazie all'ausilio di un tecnico munito di georadar la guardia di finanza ha localizzato con esattezza i luoghi in cui sono stati interrati, fino a sei metri di profondità, rifiuti di vario genere, tra cui: lamiere, rottami ferrosi, scarti di lavorazione, imballaggi plastici, fusti con oli esausti e fanghi di verniciatura, materiali contenenti amianto, pneumatici usati, batterie di veicoli industriali, frigoriferi ancora contenenti cfc, per un totale di 6.282 tonnellate di rifiuti.

La bonifica, ha decretato la magistratura, dovrà avvenire a spese degli inquinatori.

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