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La situazione atmosferica non è buona

Volendo parafrasare un recente tormentone di celentanica paternità, in questi termini si potrebbe definire il resoconto venuto fuori dai risultati della campagna "PM10 ti tengo d’occhio", effettuata da Legambiente. Tra i record negativi di polveri sottili immessi nelle città di Taranto e Brindisi a causa rispettivamente dell’acciaieria Ilva e dei tre impianti Enel.
4 marzo 2008
Sabrina Barbante
Fonte: Testate al Muro

Inceneritore Legambiente ha monitorato, attraverso la diffusione in varie città di Italia di 80 centraline di rilevamento, i giorni di superamento del limite massimo di polveri sottili nell’aria consentite dalla legge. Paradossalmente la legge prevede la possibilità di superamento di tali limiti per un massimo di 35 giorni. Come dire che consente un’infrazione nel livelli di pm10 per più di un mese. I dati, diffusi il 28 febbraio 2008, hanno rilevato che ben 17 città su 80 sono fuori legge... per un numero di giorni superiore a quello consentito per legge. Al di la dell’opinabile contraddittorietà della legge, i dati sono destabilizzanti.

La città più inquinata è Frosinone, che ha superato la soglia critica per ben 45 volte. Seguono a ruota Lucca e Modena. Ascoli Piceno, nelle Marche, si aggiudica un ultimo posto, con un solo giorno di infrazione. Stupisce il posizionamento di Milano e Torino, rispettivamente al dodicesimo e nono posto. Poco consolante, dal momento che tutto il nord risulta essere pressoché irrespirabile.

Questo, però, potrebbe anche dipendere dal fatto che in tutto il sud sono state posizionate non più di 10 centraline di rilevamento. (Fonte: elaborazion e Legambiente su dati Arpa, Regioni, Province e Comuni). Infatti, sempre Legambiente, nel rapporto Mal’Aria 2008, riporta i dati Ines (Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) nel quale spiccano i record negativi di polveri sottili immessi nelle città di Taranto e Brindisi a causa rispettivamente dell’acciaieria Ilva e dei tre impianti Enel.

L’inquinamento da biossido di zolfo, tipico dei grandi impianti energetici e industriali, viaggiando ad alte quote per molti chilometri da origine a piogge acide; non solo nelle città in cui gli impianti operano ma anche nei territori circostanti, causando un problema grave almeno quanto ne è complessa la risoluzione.

Come riportato nel Rapporto Mal’aria 2008, l’inquinamento da monossido di carbonio e da benzene è essenzialmente un fenomeno di tipo locale, per cui provvedimenti a scala locale come blocchi del traffico o targhe alterne sono più o meno efficaci. Invece l’inquinamento da PM10, ozono e biossido di azoto è un fenomeno di ampia copertura per cui provvedimenti a carattere locale non sono sufficienti e si rendono necessari interventi di carattere permanente realizzabili solo attraverso la cooperazione di Regioni e Province.

Tuttavia è l’intervento del governo centrale ad assumere carattere di rilevanza per delle risoluzioni realmente efficaci. Legambiente è molto critica nei confronti delle scelte infrastrutturali italiane degli ultimi 25 anni, che hanno privilegiato la costruzione di mezzi di percorrenza delle lunghe distanze come treni ad alta velocità, autostrade, ecc., trascurando gli interventi per la mobilità urbana. Tutto ciò può essere dovuto al fatto che negli anni 70 l’emergenza in Italia non era quella dell’inquinamento ma dei mancati collegamenti tra nord e sud e il resto d’Europa.

L’associazione ambientale propone, come soluzione per la problematica locale, l’attuazione di sistemi di trasporto pubblico efficienti e alternativi come bus, tram e metropolitane ma non solo. Propone l’idea di imitare le iniziative di importanti città europee che attuano e promuovono car sharing, taxi collettivi, biciclette pubbliche intercambiabili con tram e treni.

La proposta è anche, come sempre, quella della sensibilizzazione dei cittadini nei confronti di un problema da non sottovalutare. In questo anche l’ordine dei medici ha dato il suo appoggio, inserendo nel nuovo codice di deontologia un articolo sull’"Educazione alla salute e rapporti con l’ambiente"; in sostanza, i medici si impegnano a tener presente nella diagnosi delle malattie, dove vive il paziente e la sua esposizione ai livelli di inquinamento.

La sensibilizzazione dovrebbe e potrebbe, in maniera più difficile ma di certo più efficace, toccare la sensibilità del singolo cittadino. Tutti potrebbero, senza rinunciare alle proprie piccole comodità, cercare di migliorare il loro stile di vita e stato di salute. Senza di essa, si sa, il benessere serve a poco.

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