Ecologia

Lista Ecologia

Archivio pubblico

Difesa del suolo, governo delle acque

La dolorosa "unità" dell'Italia a mollo

"Voterò con convinzione "si" in questo referendum che propone l'abrogazione delle norme delle leggi che impongono la partecipazione di capitali privati nelle operazioni di prelievo dalle fonti naturali"
30 marzo 2011
Giorgio Nebbia
Fonte: Giorgio Nebbia-La Gazzetta del Mezzogiorno - 29 marzo 2011

acqua bene comune

Acqua è una parola che ha occupato le cronache di queste settimane del marzo 2011. Il 22 marzo è stata celebrata la giornata mondiale dell'acqua; sabato 26 marzo ci sono state manifestazioni nazionali a sostegno del referendum, che si terrà il 12 giugno, contro la privatizzazione dell'acqua. Ho sostenuto, e voterò con convinzione "si" in questo referendum che propone l'abrogazione delle norme delle leggi 99 e 166 del 2009 (IV governo Berlusconi) che autorizzano, anzi impongono la partecipazione di capitali privati nelle operazioni di prelievo dalle fonti naturali (sorgenti, fiumi, acque sotterranee, per definizione pubbliche, della collettività, e gratuite) di circa 8 miliardi di metri cubi all'anno di acqua, di distribuzione dell'acqua nei milioni di rubinetti delle abitazioni italiane, di depurazione delle acque di fogne e di riscossione delle relative tariffe, un affare di oltre dieci miliardi di euro all'anno.

Chi vuole abrogare le norme di legge esistenti chiede che tali ingenti somme siano riservate a imprese pubbliche che, ci si augura, operino "pro bono publico", nell'interesse pubblico, dei cittadini utenti e acquirenti dell'acqua, il bene essenziale per la vita.

Finora abbiamo parlato di affari, di spartirsi dei soldi, mentre "acqua" significa molte altre cose di cui meno si parla. Nelle chiese cattoliche domenica scorsa è stato letto un brano del Vangelo che racconta che Gesù, un giudeo, è andato a chiedere e ha ottenuto l'acqua da bere da una samaritana (fra l'altro di non illibati costumi, ma questo poco conta), appartenente ad un popolo, gli abitanti della Samaria, che i concittadini di Gesù odiavano con tutto il cuore.

C'è, in questo breve racconto, la ricetta per la soluzione di un problema, quello della sete, che esisteva duemila anni fa e che esiste ancora di più oggi; la sete può essere alleviata soltanto con la solidarietà fra persone e regioni e popoli, che, anche se si odiano cordialmente e hanno interessi contrastanti, hanno a disposizione una comune fonte di acqua; penso ai popoli che accedono, ciascuno con i propri egoismi, alle acque dei fiumi internazionali come quelle del Giordano o del Tigri e Eufrate o del Mekong, eccetera. Conflitti per l'acqua ci sono anche in Europa, per le acque del Reno o del Danubio che passano attraverso molti paesi, ciascuno dei quali vuole una propria quota di acqua e inquina, per la sua parte, l'acqua che arriverà ai paesi a valle.

E anche in Italia ci sono simili situazioni; non si può certo dire che i pugliesi odiano gli abitanti della Basilicata o della Campania o del Molise, ma ci sono conflitti per spartirsi le acque dei bacini idrografici che si estendono fra le rispettive regioni, ciascuna con la sua sete e i suoi diritti. "Giornata dell'acqua" dovrebbe significare un impegno a considerare le risorse di acqua dolce, non certo infinite, come "bene comune" attraverso accordi che superino le divisioni politiche, religiose, ideologiche. Quanto siamo ancora lontani, quanto poco la parola solidarietà risuona nelle scuole, nelle aule parlamentari, nelle conferenze internazionali, quanto denaro sprecato: si pensi a quello speso per gli armamenti che portano la morte e che potrebbe essere investito in acquedotti, fognature, depuratori che portano la vita.

Ma la giornata mondiale dell'acqua suggerisce anche altre considerazioni su problemi che sono sotto i nostri occhi ogni giorno. Può essere autunno, inverno, primavera, estate, ma sempre più spesso le acque escono dagli argini dei fiumi, allagano le campagne, le abitazioni, le officine, distruggono ricchezze e vite umane; le acque impregnano la terra denudata dal diboscamento e scorrono via veloci, trascinano a valle frane che interrompono strade e distruggono ponti. Nessun governo e, devo dire, nessuna parte politica, pone al primo punto, fra le grandi riforme, le opere per la difesa del suolo, per la sistemazione del corso dei fiumi, per la pulizia del greto dei torrenti, per il rimboschimento e la difesa del verde esistente, l'applicazione dei divieti di edificazione nelle zone note e dichiarate ufficialmente a rischio idrogeologico. Capisco bene che molte delle zone a rischio sono appetibili per la speculazione edilizia, ma governare dovrebbe pur comprendere il coraggio di dire no alle opere, private e pubbliche, che trasformano l'acqua, da fonte di vita, a fonte di morte e di distruzione.

Ho davanti agli occhi le facce disperate delle persone che, dopo una alluvione, con i piedi nel fango, si guardano intorno a cercare quanto resta del letto, del bancone, dei macchinari, in Basilicata come in Lombardia, nelle Marche come nel Veneto, in Sicilia come in Liguria, una dolorosa "Unità" dell'Italia a mollo. Chi sa che, prima del 200° anniversario dell'Unità, qualche governo non riesca ad inserire nei suoi programmi quello della difesa del suolo e del governo delle acque.

Note: Acqua pubblica, un diritto e un dovere per tutti:
http://www.acquabenecomune.org/

Articoli correlati

  • "L'Italia espelle diplomatici russi in servile ossequio alla fedeltà atlantica e sulla base di fake news!"
    Pace
    Dal comunicato della Rete NoWar:

    "L'Italia espelle diplomatici russi in servile ossequio alla fedeltà atlantica e sulla base di fake news!"

    Con l'affare Skripal, la Gran Bretagna aizza la Guerra Fredda. Orchestra una grossolana montatura contro la Russia e poi, all'unisono, quasi tutti i paesi della NATO espellono “per solidarietà” oltre 100 diplomatici russi. Eppure la GB ha emesso un verdetto senza prove, senza inchiesta indipendente, senza far vedere i rilievi del laboratorio. Un linciaggio bell'e buono.
    31 marzo 2018 - Rete NoWar - Roma
  • Ecologia
    Referendum costituzionale del 4 dicembre

    Voto no per tutelare l'ambiente per le future generazioni

    Con la modifica dell’art.117 si arriva ad una concentrazione nelle esclusive “mani“ del governo le autorizzazioni su porti, infrastrutture, energia, inceneritori eliminando qualsiasi possibilità di partecipazione delle comunità e dei governi locali nelle decisioni. Non è un caso che le lobby del petrolio e Confindustria si siano schierate per il Sì. Proprio il presidente di Confindustria Boccia al convegno di Comunione e Liberazione dell’estate scorsa motivava il Sì al referendum non per ragioni politiche ma economiche. E’ qui la sostanza, per nulla segreta, della riforma: far ripartire l’Italia piegando l’ambiente e la sua tutela a quelle logiche che vorrebbero il nostro paese essere terra di conquista per cementificatori, asfaltatori e petrolieri.
    2 dicembre 2016 - Angelo Bonelli
  • Le ragioni del NO alla riforma costituzionale - con Vittorio Agnoletto, Lucrezia Ricchiuti, Loris Maconi, Alessandro Braga
    Pace
    REFERENDUM

    Le ragioni del NO alla riforma costituzionale - con Vittorio Agnoletto, Lucrezia Ricchiuti, Loris Maconi, Alessandro Braga

    Organizza Il Comitato ANPI e aderenti del NO alle Modifiche Costituzionali di Nova Milanese
    21 ottobre 2016 - Laura Tussi
  • Editoriale
    In attesa del referendum costituzionale

    C'è chi dice NO

    Dieci ragioni per bocciare la riforma della Costituzione, scritta sotto dettatura del governo. Renzi dice che "riduce i costi della politica", ma questo obiettivo si poteva raggiungere in altri modi.
    29 agosto 2016 - Giacomo Alessandroni

Prossimi appuntamenti

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.16 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)