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Oltre ai magistrati, chi difende Taranto?

La città cancellata

La POPOLAZIONE di Taranto c’è, ci sarà e dovrà essere sempre più unita. Alcune dichiarazioni - non solo di politici - che la ignorano, allineandosi a chi usa e alimenta il dolore e le paure dei lavoratori dell'acciaieria Ilva, riflettono il cinismo con cui è stata offerta in SACRIFICIO in questi anni, con la consegna del silenzio più assoluto
29 luglio 2012 - Lidia Giannotti

La città e l'area industriale, in cui è stata praticamente inglobata

Sembra un accordo più o meno esplicito quello di evitare, da più parti, di parlare di misure speciali, e anche solo di sostegno e di formazione per i lavoratori dell’Ilva, lasciando intendere che non potranno che rimanere soli (... ad affrontare le conseguenze di scelte certo non fatte da loro e che hanno prodotto e consentito uno spaventoso inquinamento).

Ma se Taranto e questa parte d’Italia è stata sempre così importante per il paese e per la sua economia, come mai in tanti dimostrano di conoscerne appena i problemi e le opportunità, essendosi rifiutati per anni di occuparsene?

L’inerzia dei vari governi e in generale delle istituzioni è stata di proporzioni quasi inverosimili. Persino alcune vicende normative lo testimoniano; in qualche caso si è addirittura lasciato che le leggi peggiorassero - per i controlli speciali sul benzo(a)pirene nelle città di oltre 150.000 abitanti, ad esempio, azzerati dall'art. 9 del d.lgs. 155/2010 - ignorando l'allarme e le proteste dei pediatri e dei chimici (vicende che possono essere ricostruite sulle nostre pagine web).

Di volta in volta, si è lasciato che i cittadini si difendessero come meglio potevano, in solitudine.

Si è fatto in modo che i processi penali per inquinamento (a partire dal 1982) e le sentenze di condanna (a carico dell’Italsider prima e poi della società della famiglia Riva) non destassero clamore, infischiandosene del perpetrarsi dell’inquinamento, di nuovi reati e dell'evidenza di effetti sempre più devastanti per la popolazione.

Oggi che c'è più attenzione, si prova a far passare l'idea - folle - che la malattia è dovuta alla fotografia che ne è stata fatta e al chirurgo (le associazioni che si sono date da fare in questi anni e i magistrati, intervenuti a tutela della legalità e della salute di tutti).

Alcune dichiarazioni e reazioni che evitano accuratamente di parlare della città e delle vittime - quasi attonite, come al cospetto di una fanciulla offerta in sacrificio appena riemersa dal mare – sono di ottusa e grottesca cecità.

Sono dichiarazioni che, come proprio molti politici amano ripetere, offendono una seconda volta i morti e gli ammalati, i sempre più bambini con tumori infantili (il picco aumenterà a lungo e si fermerà solo dopo il 2020), le donne la cui vita ha significato passare da un capezzale all'altro, gli operatori economici le cui attività sono state spazzate via, i cervelli in fuga da un territorio il cui destino è sempre stato deciso altrove. Sono dichiarazioni che rispecchiano un'irresponsabilità dimostrata per anni e che non prospettano niente di buono per nessuno. 

Sarebbe meglio portare rispetto a chi ha sofferto e mettersi a lavorare sul serio, per il presente e il futuro di questi duecento mila cittadini.

Così facendo, si eviterebbe di raggirare anche il resto degli italiani, minacciato quasi ovunque ormai da rischi ambientali e sanitari atroci  - è bene ricordare che chi sceglie oggi di non esprimere solidarietà alle vittime, a volte solidarizza con chi è accusato di aver persino addomesticato i controllori - spesso evitabili a condizione di adottare comportamenti sani e innanzitutto leciti, e di effettuare investimenti in tecnologie moderne che salvaguardino la persona. Tutto questo può avvenire solo in un contesto di politiche serie, trasparenti e lungimiranti. 

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