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L'impegno di Fabio Matacchiera

Taranto può essere salvata con la forza della volontà e un impegno eccezionale

Ha trainato a nuoto a Taranto assieme a Giuseppe D'Andria un'imbarcazione di 26 tonnellate con un centinaio di bambini a bordo per protestare contro l'inquinamento industriale
29 settembre 2013

Oggi voglio scrivere di Fabio Matacchiera, che per sollevare l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale sull’inquinamento, ha trainato a nuoto a Taranto un'imbarcazione di 26 tonnellate con un centinaio di bambini a bordo. I bambini con la scritta "Grazie Todisco"

Sulla barca campeggiava la scritta "GRAZIE TODISCO", a sostegno del GIP Patrizia Todisco e della magistratura tarantina che sta indagando sul disastro ambientale di Taranto. In un altro cartello c'era scritto: "BASTA ASPETTARE, VOGLIAMO CAMBIARE":

L’impresa era sembrata in un primo momento al limite dell’impossibile.

Fabio Matacchiera ha nuotato febbricitante ma è riuscito a farcela assieme al suo compagno di nuoto Giuseppe D'Andria. Hanno fatto tutto senza pinne, attraversando il canale navigabile e passando sotto il ponte girevole sostenuti dagli applausi scroscianti della folla. L'arrivo dei nuotatori (di spalle). Sull'imbarcazione si legge la scritta "BASTA ASPETTARE, VOGLIAMO CAMBIARE"

Fabio Matacchiera è una persona a cui Taranto deve molto, anzi moltissimo.

Fondò nel lontano 1991 l’associazione Caretta Caretta per la difesa del mare di Taranto. E con quel gruppo di volontari a Taranto vi fu un primorisveglio della coscienza popolare e della volontà di lottare contro l’inquinamento. Fabio Matacchiera andò agli scarichi dell’acciaieria, quando era ancora in mano pubblica, per documentare le condizioni di degrado e di contaminazione provocata dalle acque reflue. Prelevò i campioni nerastri e puzzolenti dei fondali, li fece analizzare, mise sotto accusa non solo gli inquinatori ma anche gli organi di controllo di allora. Poi arrivò l’Ilva dei Riva, della gestione privata.

Fabio Matacchiera attaccò anche la nuova gestione. Denunciò inoltre l’inquinamento provocato da una serie di altri soggetti che avevano avuto responsabilità nell’inquinamento del bellissimo mare di Taranto. Fu massacrato. Piovvero su di lui querele a non finire. Uscì di scena amareggiato, sfiduciato nella possibilità che la città potesse rialzarsi. Seguirono gli anni bui del disinteresse e della rassegnazione. Era la fine degli anni Novanta e Taranto sembrava essere entrata nel tunnel della rassegnazione definitiva. Quando nel 2005 emerse lo scandalo della contaminazione da diossina, Fabio Matacchiera aveva ormai messo a posto tutti i processi contro di lui: vincendoli. Poteva finalmente ritornare in campo.

Lo ha fatto creando un Fondo Antidiossina per analizzare il latte materno, le cozze, le lumache. Grazie al suo impegno e alla analisi da lui promosse, si è scoperto che a Taranto anche le cozze del primo seno del mar Piccolo, un tempo meravigliose, sono contaminate da diossina. Nel 2011 – con la sua denuncia – è emerso che non potevano essere consumate. Fabio Matacchiera e Giuseppe D'Andria trainano l'imbarcazione da 26 tonnellate. Nuotano senza pinne

Fra il Fondo Antidiossina e PeaceLink nel tempo si è creata un’alleanza che è arrivata fino Bruxelles, nell’impresa di sollecitare la Commissione Europea ad avviare un processo di investigazione sul caso Ilva. Pochi giorni fa l'UE ha avviato una procedura di infrazione, dopo duecentosettanta lettere scritte da Antonia Battaglia, esperta di relazioni internazionali e attivista sia di PeaceLink che del Fondo Antidiossina.

Oggi Fabio Matacchiera in mare ha nuotato trainando senza sosta le sue 26 tonnellate. Come a dire: nulla è impossibile e Taranto può essere salvata con la forza della volontà e un impegno eccezionale.

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