Le morti che non contano. L’Ilva a Taranto
La mole e la complessità dei numeri rendono la questione Ilva un enigma spesso difficile da decifrare.
Taranto ha un numero in grado di rappresentare, meglio di qualunque altro, le proprie vicissitudini: il “due”.
Il numero due viene utilizzato, nel linguaggio comune, non solo per indicare “una quantità indefinita”, ma anche per mettere in antitesi opinioni differenti: rappresenta il filo conduttore di una città spaccata a metà, che vive tra ossimori e contraddizioni inseriti/e in un “sistema”, il sistema Ilva appunto, in grado di colonizzare e distruggere il territorio, favorito da uno Stato, politico e sociale, corrotto e consapevolmente assente.
“Due è solo un numero, come lo sono gli altri: serve solo per creare confusione, quando non supportato dai fatti.”
Un lavoro strutturato in quattro capitoli che cerca di affrontare la tematica Ilva a 360º avvalendosi, tra le altre cose: dei recenti studi chimici ed epidemiologici redatti per ordine della Magistratura nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente Svenduto”; delle intercettazioni telefoniche; degli articoli di giornale. In tutti questi, spesso, c’è traccia d’incoerenza e disinformazione: tra numeri e parole, tra chi ha permesso e concesso allo Stato, prima, e al privato, poi, la possibilità di arricchirsi “sotto ricatto occupazionale” distruggendo l’ambiente, calpestando uomini e coscienze, creando morte e morti (non solo fisiche).
Le morti che non contano, appunto.
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Le morti che non contano. L'Ilva a Taranto
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