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Particolarmente preoccupante la situazione anche a Gela, in Sicilia

Arsenico a Taranto

L'allarme fu lanciato da PeaceLink nel 2009. Ora c'è una conferma nella ricerca del SEpiAs del CNR. Il dott. Fabrizio Bianchi dichiara: "Sono stati osservati valori medi di concentrazione elevati, sulla base di quelli di riferimento nazionali e internazionali per il biomonitoraggio umano, in un soggetto su quattro sul totale, ma con rilevanti differenze: 40% Gela, 30% Taranto, 15% viterbese, 12% Amiata".
9 maggio 2014
Associazione PeaceLink

 

C'è inquinamento da arsenico a Taranto. arsenico
Lo documenta uno studio del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR).
Lo studio è stato presentato oggi 9 maggio presso la sede centrale del Consiglio nazionale delle ricerche (piazzale Aldo Moro 7 - Roma).
Lo studio presentato oggi conferma l'allarme lanciato da PeaceLink nel 2009. PeaceLink allora invitò a compiere ricerche in merito alla presenza di arsenico a Taranto per verificare l'esposizione della popolazione (http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/30026.html).
I preoccupanti risultati, appena pubblicati su Epidemiologia & Prevenzione, sono frutto dello studio SEpiAs del CNR.
SEpiAs sta per "Sorveglianza Epidemiologica Arsenico" e riguarda aree interessate da inquinamento ambientale da arsenico di origine naturale o antropica. 
Lo studio ha toccato, oltre che Taranto, anche Gela, Viterbo e l'Amiata, verificando una esposizione della popolazione ad una sostanza che l’Organizzazione mondiale della sanità ha ufficialmente classificato, specie quello inorganico trivalente, tra le sostanze “cancerogene per gli esseri umani”. 
Ha dichiarato il dott. Fabrizio Bianchi, coordinatore dello studio: "Per quanto riguarda l'arsenico inorganico sono stati osservati valori medi di concentrazione elevati, sulla base di quelli di riferimento nazionali e internazionali per il biomonitoraggio umano, in un soggetto su quattro sul totale, ma con rilevanti differenze: 40% Gela, 30% Taranto, 15% viterbese, 12% Amiata. Questi dati, da usare con cautela in considerazione dei piccoli campioni, non sono marcatori di malattia ma testimoniano l'avvenuta esposizione".
Lo studio è stato finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) del Ministero della Salute ed è stato condotto in aree con inquinamento da arsenico di origine naturale (Amiata e viterbese) o antropica (Gela e Taranto).
L’obiettivo dello studio SEpiAs è quello di valutare la relazione tra esposizione umana ad arsenico. L'inquinamento ambientale è stato valutato mediante indicatori di dose assorbita e "marcatori biologici di effetto precoce sulla salute".
Lo studio dei marcatori biologici di effetto precoce sulla salute è particolarmente importante in quanto consente di documentare un fattore di rischio concreto prima che si verifichi un danno irreversibile.
Lo scopo dello studio è pertanto anche quello di definire "indicatori precoci" per un sistema avanzato di sorveglianza ambiente-salute.
Si legge sul sito del CNR: "La ricerca ha riguardato 282 residenti in aree del Monte Amiata, nel viterbese, a Taranto e Gela. "Nelle urine dei soggetti controllati abbiamo misurato il contenuto di diverse specie organiche e inorganiche di arsenico, alcune delle quali sono riconosciute cancerogene certe per l'uomo", spiega Fabrizio Bianchi".
Fabrizio Bianchi (IFC-CNR), coordinatore dello studio, ha spiegato: "Sono stati misurati inoltre parametri di rischio cardiovascolare mediante ecodoppler carotideo e cardiaco e, nel sangue, numerosi biomarcatori di suscettibilità genetica, di danno al DNA, di effetto precoce". 
Dallo studio emergono numerose informazioni di carattere scientifico e sanitario. Sono emerse alcune associazioni statisticamente significative tra concentrazione di arsenico e fattori di rischio indagati col questionario. "Principalmente con l'uso di acqua di acquedotto e di pozzo, ma anche con esposizioni occupazionali e con consumo di alimenti quali pesci, molluschi o cereali, che dovranno essere indagati con studi specifici", continua il ricercatore Ifc-Cnr Fabrizio Bianchi.
Il dott. Fabrizio Bianchi (Istituto di Fisiologia Clinica del CNR) ha dichiarato: "La preoccupazione per i rischi ambientali per la salute appare peraltro acutissima, specie nelle due aree industriali. A Taranto e Gela circa il 60% del campione giudica la situazione grave e irreversibile e oltre l'80% ritiene certo o molto probabile che in aree inquinate ci si possa ammalare di tumore o avere un figlio con malformazioni congenite".
Vi è poi una parte dello studio che indaga anche il livello di fiducia della popolazione rispetto agli enti locali, che dovrebbero attuare politiche di sorveglianza sullo stato di salute. Lo studio su questo è impietoso e rivela a Taranto una scarsissima fiducia negli enti locali: solo il 6% a Taranto ha fiducia negli enti locali. E' livello più basso in assoluto riscontrato nella ricerca.
Questo è infatti l'indicatore di fiducia negli enti locali: "Nel 40% dei casi nell'Amiata e nel 27 a Viterbo, ma solo nel 6% a Taranto e nel 16 a Gela", conclude Fabrizio Bianchi.
Per PeaceLink

Fulvia Gravame - responsabile nodo PeaceLink Taranto
Alessandro Marescotti - presidente PeaceLink

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