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Sui rifiuti di plastica la Germania si illude

I tedeschi si ritengono i precursori del riciclo, ma a torto. Neppure il logo dei drugstore con cui le aziende produttrici stanno facendo greenwashing serve a migliorare la situazione.
22 agosto 2019
Michael Kläsgen
Fonte: sueddeutsche.de - 06 agosto 2019

Commento di Michael Kläsgen

Deutscher Verpackungsmüll wird massenweise nach Asien exportiert. Weniger als zehn Prozent werden recycelt.

Ma come, non si erano decise a intervenire? Le due catene di minimarket dm e Rossmann avevano annunciato il pugno duro contro la follia della plastica. Era necessario già da molto tempo, ma ben venga. A ragione, si erano dette pronte ad agire d’urgenza, visto che da quasi 30 anni molti tedeschi differenziano meticolosamente l’immondizia – la carta qui, il vetro lì, gli imballaggi nei sacchetti gialli, sempre se il comune li mette a disposizione, e il resto, appunto, tra i rifiuti non riciclabili - e, tuttavia, perlomeno per ciò che riguarda i rifiuti in plastica, i benefici sono stati spaventosamente irrisori. La percentuale di plastica riciclata resta ferma a livelli ridicolmente bassi.

Frattanto la Germania si ritiene particolarmente rispettosa dell’ambiente, ma in realtà non lo è. Ingenti quantità di rifiuti da imballaggio vengono esportate in Asia, dove grandi quantitativi finiscono in discarica e da lì giungono fino al mare, con le note conseguenze sugli esseri viventi che popolano gli oceani e sulla catena alimentare dell’uomo.
In Germania ogni anno quasi 13 milioni di tonnellate di prodotti alimentari finiscono nella spazzatura. Chiunque può contribuire a cambiare le cose – se presta ascolto a un paio di semplici consigli.

In alternativa il Paese dà alle fiamme la sua immondizia negli inceneritori che sorgono sul suo suolo e funzionano a pieno regime da quando la Cina ha detto stop alle importazioni. Ciò provoca un aumento di produzione di CO2, sebbene tutti concordino circa la necessità di ridurre le emissioni. L’industria locale, tuttavia, non ricicla i rifiuti della nazione, ma importa pellet di materie plastiche dagli altri paesi europei per produrre nuovi contenitori in plastica, quando non utilizza il petrolio grezzo, giacché è meno costoso.

All’industria piace vestirsi di verde. Ma le persone non vogliono più essere prese in giro

Il governo federale, oltretutto, fa passare come obiettivo una quota di riciclaggio, ovvero il 63 per cento della plastica, che è pura fantasia. Anziché cosa viene effettivamente riciclato, quindi l’output, ci propina ciò che viene condotto nei centri per la raccolta dei rifiuti, l’input. La percentuale di ciò che la maggior parte dei meticolosi, ma non sempre informati utenti tedeschi è solita intendere con riciclo, ovvero che da un contenitore di plastica nasce un nuovo contenitore di plastica, resta ben al di sotto del dieci per cento. La Germania è un Paese che si illude. Il bilancio, dopo 30 anni di raccolta differenziata, è disastroso. Purtroppo, è frutto anche del fallimento della politica.

Ecco perché di primo acchito questa iniziativa dei rivenditori era apparsa molto lodevole. La catena di drugstore dm era riuscita a radunare, in relativamente poco tempo, 30 aziende intorno a sé che avrebbero potuto fare realmente qualcosa per ridurre i quantitativi di rifiuti plastici, tra gli altri, grandi produttrici come Henkel, Procter & Gamble o Beiersdorf. Per mesi hanno discusso su come venire a capo di questo problema. Unite avrebbero potuto realmente smuovere qualcosa. Nei negozi dm e Rossmann fanno acquisti così tante persone che avrebbero potuto raggiungere la metà delle case tedesche. Il risultato, però, è sconfortante.

Le imprese si sono accordate sull’esposizione di un logo che rappresenta un piccolissimo denominatore comune. Mette semplicemente in luce una “elevata quota di riciclaggio” senza fornire precise indicazioni sulla percentuale o il tipo di plastica. Oggi, a distanza di pochi giorni dall’introduzione del logo, a chi si reca nei negozi dm salta agli occhi che il logo viene usato, non unicamente, ma particolarmente spesso, per sponsorizzare i propri marchi. Come se fossimo stati troppo ingenui a credere che alle aziende stesse realmente a cuore l’ambiente e non il proprio tornaconto. Il tema rifiuti di plastica è talmente sentito dalla società che le imprese lo stanno sfruttando per “vestirsi” il più possibile di verde. È ciò che si vede passando in questo momento davanti agli scaffali dei negozi di queste catene di drugstore.

È vero che subito all’entrata i clienti vengono diretti verso uno stand informativo sul riciclo. Il che è utile, visto che sono in molti a non essere sufficientemente informati. I prodotti messi in evidenza da cartellini dei prezzi recanti una cornice di color blu tenue, però, sono estremamente pochi e soddisfano gli standard minimi. Inoltre sono esposti subito accanto ai prodotti non autorizzati, i quali si pubblicizzano da sé con proprie etichette informative. È da anni che tutte le aziende produttrici operano in questo modo, ora dm e Rossmann forniscono loro l’opportunità di fare greenwashing grazie a questa campagna. Negli scaffali troviamo anche le bottiglie “Ocean Plastic” di Procter & Gambles, sebbene da molto tempo sia stato dimostrato che nulla hanno a che fare con la plastica recuperata dall’oceano.

Non è così che ridurremo la quantità dei rifiuti di plastica. L’industria non ha capito le esigenze di una larga fetta dell’opinione pubblica. Dopo 30 anni di per lo più inutile differenziazione della plastica non vuole più essere presa in giro. È arrivato quindi il momento che la politica si occupi correttamente della questione.

Tradotto da Stefano Porreca per PeaceLink. Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.
N.d.T.: Titolo originale: Deutschland betrügt sich selbst beim Plastikmüll

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