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"Viviamo accanto a una fabbrica di cancro"

La BBC racconta la lotta delle famiglie di Taranto contro la polvere tossica

Storie e battaglie dei genitori tarantini uniti per tutelare la salute dei loro figli nel racconto della TV britannica.
22 settembre 2019
Denise Hruby & Thomas Cristofoletti
Fonte: bbc.com - 17 settembre 2019

Taranto, Italy

Il dipinto di Carla Lucarelli dopo la morte di suo figlio a 15 anni.

Una madre culla suo figlio. Gli occhi della madre sono affettuosi, ma il suo seno si è trasformato in una ciminiera e sta allattando il suo bambino con fumi tossici invece che con latte nutriente.

Questa è l'immagine ritratta in uno dei primi dipinti di Carla Luccarelli, dopo la morte di suo figlio Giorgio all'età di 15 anni.
Le ciminiere, spiega Carla, raffigurano i camini di Ilva, la più grande fabbrica d'acciaio in Europa. È a Taranto, una città costiera nel sud Italia.

"Viviamo accanto a una fabbrica di cancro", dice.
I suoi dipinti non sono solo un modo per incanalare il dolore, ma una forma di protesta contro l'enorme impianto, il governo che gli consente di operare, e il suo nuovo proprietario ArcelorMittal, il più grande produttore mondiale di acciaio.

Tre anni fa, a Giorgio fu diagnosticata una rara forma di cancro. "Non ti diranno mai che è dovuto all'inquinamento", dice Carla dei medici dell'ospedale. Ma dopo aver scoperto che Giorgio è cresciuto a Taranto, aggiunge, lo sguardo nei loro occhi "ti fa capire tutto".

Fin dagli anni '70, gli studi scientifici collegano le emissioni della fabbrica, costruita dal governo, ai problemi di salute che affliggono la popolazione locale. Uno dei rapporti più recenti e completi, pubblicato dal gruppo epidemiologico Sentieri, ha rilevato che tra il 2005 e il 2012 oltre 3000 morti sono stati direttamente collegati alla "limitata esposizione ambientale" agli inquinanti.

Per alcune forme di cancro, i tassi di Taranto sono risultati superiori del 70% rispetto alla media regionale. Anche le malattie respiratorie, renali e cardiovascolari superano le medie regionali e si è scoperto che i bambini hanno maggiori probabilità di nascere con disabilità. Cosa fa l'inquinamento atmosferico ai nostri corpi?

"Siamo sempre esposti", dice Celeste Fortunato, la madre di un bambino di sei anni. Il loro quartiere è proprio accanto alla fabbrica, separato solo da "collinette ecologiche" - una barriera apparentemente naturale intesa a proteggere la popolazione dalla polvere tossica. L'anno scorso, tuttavia, si è scoperto che le colline erano state prodotte dai rifiuti tossici della fabbrica.

Due scuole vicine alle collinette ecologiche sono state ritenute non sicure dal sindaco locale e chiuse a marzo, costringendo 700 bambini a recarsi in scuole più lontane. I bambini dovevano frequentare le lezioni a turni a causa del sovraffollamento.

"Quest'ultimo anno scolastico è stato davvero difficile per i bambini del quartiere e i loro genitori", afferma Celeste.

Da allora le collinette sono state ripulite, secondo il comune, e le scuole saranno aperte quando le lezioni riprenderanno mercoledì.

Ma molti dei genitori di Taranto ne hanno abbastanza. Carla e Celeste hanno contribuito a creare gruppi di base che chiedono aria pulita per i propri figli. Hanno organizzato marce, sit-in e proteste e hanno fatto pressioni sui funzionari del governo. "Ciò che chiediamo alle autorità", afferma Celeste, "è la chiusura di tutte le fonti inquinanti".

Dal 2011, la Corte di Giustizia Europea (CGE) ha ripetutamente dichiarato che l'impianto di Ilva viola gli standard ambientali. La Corte di Giustizia Europea ha ordinato al governo italiano di agire - con scarso successo. Nella sua sentenza più recente dello scorso gennaio, ha rilevato l'incapacità del governo di proteggere i suoi cittadini dall'inquinamento che mette in pericolo la loro salute.

Nemmeno i tribunali italiani hanno avuto successo. Nel 2012, un ordine del tribunale di chiudere le aree più inquinanti dell'impianto è stato annullato dal governo di Roma. In una regione colpita dalla povertà, 20.000 posti di lavoro dipendevano dall'Ilva e anche la perdita del posto di lavoro, dichiarò il Ministro della Salute dell’epoca, avrebbe avuto un impatto negativo sulla salute degli individui.

I funzionari locali concordano sul fatto che si dovrebbe fare di più per proteggere la popolazione locale, ma dicono che il sindaco non ha il potere di chiudere l’Ilva. Il meglio in cui possono sperare, dice la città, sono i miglioramenti della fabbrica.

L’unica via per combattere l'inquinamento atmosferico

Questo è ciò che ArcelorMittal ha promesso. Quando il gruppo con sede a Lussemburgo ha rilevato lo stabilimento lo scorso novembre, ha stanziato € 1,2 miliardi per un piano ambientale che riduca le emissioni a zero, secondo Henri-Pierre Orsoni, responsabile dell'ingegneria della società.

"L'obiettivo è l'eccellenza", afferma Orsoni, spiegando che a causa della vicinanza dello stabilimento alla città, dovrebbe aderire a standard ambientali più elevati rispetto ad altre fabbriche.
Il governo italiano ha promesso ad ArcelorMittal, quando ha acquistato l'impianto, che non sarebbe stato ritenuto responsabile per eventuali danni ambientali o impatti sulla salute durante l'implementazione delle sue misure di bonifica.

A giugno, il parlamento ha deciso di revocare questa garanzia, ma la decisione non è stata ratificata. Il nuovo Ministro italiano per lo Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ha dichiarato questo mese di essere pronto a fornire ad ArcelorMittal le garanzie necessarie per continuare a gestire l'impianto durante il processo.

L'arresto delle operazioni durante la pulizia, afferma Orsoni, non è un'opzione. "In questo tipo di fabbrica, ci sono molte apparecchiature che funzionano 24 ore su 24. Se le fermi, distruggi l’impianto".

Mentre si riducono le emissioni migliorando le pile, il più grande cambiamento visibile saranno le coperture per i siti di stoccaggio minerario all'aperto. Per decenni, i venti da nord hanno raccolto polvere da questi siti diffondendola in tutta la città, lasciando macchie rosse su edifici e biancheria.

La cupola principale - una grande struttura in acciaio che coprirà un'area delle dimensioni di 23 campi da calcio e peserà circa il doppio della Torre Eiffel - dovrebbe essere completata a novembre. Entro il 2023, afferma Orsoni, l'intero piano ambientale sarà completato.

I genitori di Taranto hanno paura che tutto questo sia troppo poco o che avvenga troppo tardi.

Nonostante abbia l’aria ancora di sfida, Celeste afferma di non credere che Ilva chiuderà mai e che i miglioramenti siano il massimo che possono aspettarsi. "Gli interessi economici", dice, "sono più importanti delle nostre vite".

Tradotto da Antonella Recchia per PeaceLink. Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.

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