Le bonifiche sono la vera grande opera da chiedere tutti insieme
Sulla vicenda Ilva viene riproposta ciclicamente una tesi e cioè che la fabbrica non possa essere chiusa e che non si possa bonificare il territorio perché è fallito lo stesso processo avviato a Bagnoli negli anni ’80. La settimana scorsa lo ha riscritto su Taranto Buonasera l’ing. Francesco Giretti, Ex Dirigente Italsider/Ilva “Come sarebbe Taranto senza Ilva? L’incubo Bagnoli”. L’ingegnere sembra ignorare che le bonifiche a Bagnoli sono state già parzialmente fatte e che il governo Gentiloni dopo un duro confronto con il sindaco di Napoli, De Magistris, ha stanziato le risorse necessarie per completarle. Resta il fatto che dopo trent’anni sono già stati spesi molti soldi pubblici con risultati insoddisfacenti. Si sbaglia a considerare facoltative le bonifiche che invece sono un obbligo di legge.

Di fatto il principio “Chi inquina paga” non è stato applicato a Taranto per condotte oggetto del processo Ambiente svenduto e poi per i decreti quindi bisogna attingere a risorse pubbliche e alle somme sequestrate dalla Procura di Milano ai Riva in parte già utilizzate per costruire l’inutile copertura dei parchi minerali. Credo che sia arrivato il momento di agire su due direzioni per attuare la grande opera delle bonifiche interne ed esterne all’Ilva e di altri siti contaminati: 1) unire le persone di buona volontà e le forze responsabili della Puglia con i ricercatori per costruire un percorso credibile a partire da Bilbao, Pittsburgh e dalla Ruhr. 2) Inserire le bonifiche nelle priorità del governo che sta contrattando con le istituzioni europee misure di sostegno all’economia per centinaia di miliardi di euro. Continuare a citare il fallimento di Bagnoli significa uccidere psicologicamente i giovani che sono già confusi e infelici perché cresciuti nella consapevolezza della crisi ambientale e economica di Taranto. Gli errori fatti in un altro luogo e in un altro tempo sono diventati l’alibi per non rispettare la legge mentre all’estero e in alcune zone d’Italia come Genova, hanno bonificato. Non sarebbe meglio imparare da chi ci è riuscito?
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