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Citare Bagnoli a sproposito spegne le speranze dei giovani di Taranto

Le bonifiche sono la vera grande opera da chiedere tutti insieme

Gli errori fatti in un altro luogo e in un altro tempo sono diventati l’alibi per non rispettare la legge mentre all’estero e in alcune zone d’Italia come Genova, hanno bonificato. Non sarebbe meglio imparare da chi ci è riuscito?
13 maggio 2020
Fulvia Gravame

Sulla vicenda Ilva viene riproposta ciclicamente una tesi e cioè che la fabbrica non possa essere chiusa e che non si possa bonificare il territorio perché è fallito lo stesso processo avviato a Bagnoli negli anni ’80. La settimana scorsa lo ha riscritto su Taranto Buonasera l’ing. Francesco Giretti, Ex Dirigente Italsider/Ilva “Come sarebbe Taranto senza Ilva? L’incubo Bagnoli”. L’ingegnere sembra ignorare che le bonifiche a Bagnoli sono state già parzialmente fatte e che il governo Gentiloni dopo un duro confronto con il sindaco di Napoli, De Magistris, ha stanziato le risorse necessarie per completarle. Resta il fatto che dopo trent’anni sono già stati spesi molti soldi pubblici con risultati insoddisfacenti. Si sbaglia a considerare facoltative le bonifiche che invece sono un obbligo di legge. I bambini di Taranto, la fascia della popolazione più fragile ed esposta ai pericoli dell'inquinamento

Il punto è però un altro: perché la legge - e non quei fanatici degli ambientalisti -  le impone? Per tutelare l’ambiente e la salute, sì, proprio la salute di cui tanto siamo preoccupati in piena pandemia.  Ecco che le bonifiche appaiono in una prospettiva diversa e si scopre che sono una priorità per tutti i siti contaminati, in Puglia nei siti industriali di Taranto, Brindisi, Manfredonia, Bari (Fibronit) e in quelli delle discariche legali o abusive. In Italia sei milioni di persone vivono in siti contaminati perciò quella delle bonifiche è una vera e propria grande opera che è ferma da troppo tempo e come dice Greta Thunberg da due anni: “Non abbiamo più tempo! Bisogna agire ora”. A causa della pandemia abbiamo cambiato radicalmente l’ordine delle priorità, per salvare vite abbiamo rinunciato ad alcune libertà e rivoluzionato il modo di lavorare e di decidere e scoperto il valore della sobrietà. Non potremmo continuare con questo spirito rinnovato e guardare alle bonifiche come un modo per creare opportunità di lavoro dignitoso e di impresa per tanti? Da molti si sostiene che solo tenendo in funzione l’Ilva si possano ricavare le risorse per bonificare. Lo ritengo sbagliato. Da 5 anni, infatti gli impianti di Taranto perdono dai 30 ai 60 milioni di euro al mese prima con la gestione commissariale e poi con quella di Arcelor Mittal. Le bonifiche sono la grande opera che manca Articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 12 maggio 2020  Di fatto il principio “Chi inquina paga” non è stato applicato a Taranto per condotte oggetto del processo Ambiente svenduto e poi per i decreti quindi bisogna attingere a risorse pubbliche e alle somme sequestrate dalla Procura di Milano ai Riva in parte già utilizzate per costruire l’inutile copertura dei parchi minerali. Credo che sia arrivato il momento di agire su due direzioni per attuare la grande opera delle bonifiche interne ed esterne all’Ilva e di altri siti contaminati: 1) unire le persone di buona volontà e le forze responsabili della Puglia con i ricercatori per costruire un percorso credibile a partire da Bilbao, Pittsburgh e dalla Ruhr. 2) Inserire le bonifiche nelle priorità del governo che sta contrattando con le istituzioni europee misure di sostegno all’economia per centinaia di miliardi di euro. Continuare a citare il fallimento di Bagnoli significa uccidere psicologicamente i giovani che sono già confusi e infelici perché cresciuti nella consapevolezza della crisi ambientale e economica di Taranto. Gli errori fatti in un altro luogo e in un altro tempo sono diventati l’alibi per non rispettare la legge mentre all’estero e in alcune zone d’Italia come Genova, hanno bonificato. Non sarebbe meglio imparare da chi ci è riuscito?

Note: Articolo pubblicato il 12 maggio 2020 sulla Gazzetta del Mezzogiorno che si ringrazia.

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